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Da La terra di Dio a Mektoub My Love: Canto Uno: i film a Milano a maggio 2018

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Foto tratta dal film 'Mektoub, My Love: Canto Uno' di Abdellatif Kechiche

Avete voglia di cinema e non sapete per cosa optare? Cercate una serata di puro divertimento grazie al grande schermo o un film che riesca a unire più anime?  Come ogni giovedì, Milano Weekend vi segnala nuove uscite in sala: un nuovo appuntamento con lo #spiegonecinema.

Ecco cosa vedere al cinema a Milano 

Alcuni consigli sui film in uscita il 24 maggio

— Hotel Gagarin di Simone Spada

Iniziamo col consigliarvi questa commedia (ed è riduttivo catalogarla in un unico genere) perché vi farà rifantasticare, oltre a riflettere. Al nostro articolo le interviste ai protagonisti, partendo dal regista e passando in rassegna alcuni tra i protagonisti: Claudio Amendola, Luca Argentero, Barbora Bobulova, Silvia D’Amico e Caterina Shulha.

— La terra di Dio di Francis Lee

Quello di Lee è un esordio potentissimo e curato in ogni aspetto. Non è mai semplice riuscire a personalizzare romanzi di formazione, questo ne è un esempio. “Al centro è Johnny (Josh O’Connor), che ha sempre dovuto sacrificare le proprie emozioni per assicurare la sopravvivenza economica della sua famiglia. Il suo mondo viene sconvolto dall’arrivo di Gheorghe (Alec Secareanu), un lavoratore stagionale romeno arruolato per aiutare a far nascere gli agnelli. Volevo raccontare una storia d’amore completamente sincera e viscerale, catturare quella sensazione di trepidazione e gioia quando qualcosa sta per cominciare. Volevo vedere Johnny e Gheorghe che lentamente si innamorano, e come reagiscono a questa scoperta.
Volevo esplorare che cosa può significare la scoperta dell’amore per qualcuno che è sempre rimasto isolato e chiuso, che vive all’interno di una comunità molto tradizionale del proletariato inglese, qualcuno che al termine di giornate massacranti non ha nemmeno la forza di prendersi cura di sé e chiedersi cosa voglia veramente; un ambiente dove concetti come famiglia e
dovere vengono prima di tutto, e a nessuno in fondo interessa con chi dormi purché continui a nutrire le bestie e a coltivare i campi.”, ha dichiarato il giovane regista. Un mix di potenza di immagini e sensibilità più unica che rara sono gli elementi principali per cui vi consigliamo la visione.

Tra i vari riconoscimenti ricevuti ricordiamo il premio per la Miglior Regia di Film Drammatico al Sundance Film Festival.

— Mektoub, My Love: Canto Uno di Abdellatif Kechiche

Il regista franco-tunisino torna ad affondare lo sguardo nel mondo dei giovani inserendo dei riferimenti anche a se stesso.

“Amin (Shain Boumedine), un aspirante sceneggiatore che vive a Parigi, ritorna per l’estate nella sua città natale, una comunità di pescatori del sud della Francia. Occasione per ritrovare la famiglia e gli amici d’infanzia. Accompagnato da suo cugino Tony (Salim Kechiouche) e dalla sua migliore amica Ophelie (Ophélie Baufle), Amin passa il suo tempo tra il ristorante di specialità tunisine dei suoi genitori, e i bar del quartiere e la spiaggia frequentata dalle ragazze in vacanza. Incantato dalle numerose figure femminili che lo circondano, Amin resta soggiogato da queste sirene estive, all’opposto del suo cugino dionisiaco che si getta nell’euforia dei corpi.
Munito della sua macchina fotografica e guidato dalla luce eclatante della costa Mediterranea, Amin porta avanti la sua ricerca filosofica lanciandosi nella scrittura delle sue sceneggiature. Ma quando arriva il tempo dell’amore, solo il destino, solo il mektoub può decidere” (dalla sinossi ufficiale).

Non fatevi spaventare dalla durata, il tutto scorre con l’intensità e la poeticità a cui il regista de ‘La vita di Adele‘ ci ha abituati.

“Questo film induce ad una riflessione sul significato della parola “destino”. Siamo predestinati? Siamo governati da forze più gradi di noi? Qual è l’impatto della storia, delle decisioni di alcuni, sulla vita di noi tutti? Esiste davvero il libero arbitrio?
Il film si pone la questione di comprendere se gli eventi a livello individuale abbiano ripercussioni su una famiglia o, più ampiamente, su una nazione. E, viceversa, se le decisioni prese a livello governativo abbiano un impatto sui gruppi e sugli individui. Può un intero popolo essere chiamato alle armi? A distanza di decenni si tende a dimenticare l’azione all’origine di eventi che influenzano il destino degli individui attraverso il tempo. La mia non vuole essere una lezione, ma una visione. Lascio che lo spettatore giudichi da sé”, ha dichiarato Kechiche.

Ecco la nostra recensione.

Alcuni consigli sui film già usciti a maggio

— Cosa dirà la gente di Iram Haq

“La storia di Cosa dirà la gente è la più personale alla quale io abbia mai lavorato”, ha rivelato la regista. “A quattordici anni sono stata rapita dai miei genitori e costretta a vivere per un anno e mezzo in Pakistan. Ho aspettato di sentirmi pronta come regista e come persona per raccontare questa vicenda in modo equilibrato. Il che significava cercare di raccontarla evitando di mostrare la protagonista solo come una vittima e i genitori solo come oppressori. Volevo raccontare una storia d’amore impossibile tra due genitori e la loro figlia; una storia che non potrà mai avere un ‘happy ending’ fino a quando permarrà un’enorme distanza tra due culture.
Nel film desideravo che il pubblico provasse le emozioni e i sentimenti di Nisha. Dopo un lungo lavoro di casting, abbiamo trovato finalmente l’attrice perfetta per la parte: Maria Mozhdah. È stata una scoperta straordinaria, ed è stata una gioia lavorare con lei insieme agli attori di maggiore esperienza che hanno composto il cast”.

“La sedicenne Nisha vive una doppia vita. A casa, in famiglia, è la perfetta figlia pachistana, ma quando esce con gli amici è una normale adolescente norvegese. Quando però il padre sorprende Nisha in intimità col suo ragazzo, i due mondi della ragazza entrano violentemente in collisione: i suoi stessi genitori la rapiscono per portarla a casa di alcuni parenti in Pakistan. Lì, in un Paese in cui non è mai stata prima, Nisha è costretta ad adattarsi alla cultura di suo padre e di sua madre” (dalla sinossi). Il resto è da vedere e non tutto è intuibile…

Bisogna essere preparati a farsi travolgere dalle emozioni se si sceglie di assistere a questo lungometraggio. La regista e tutto il cast artistico e tecnico riescono a far entrare lo spettatore in una situazione che potrebbe risultare lontana al pubblico occidentale, puntando su corde emotive universali. In simbiosi con la protagonista si prova una vera e propria claustrofobia, salgono la rabbia e il senso di impotenza man mano che la storia si dipana, ma non mancheranno delle pieghe che potranno sorprendervi. La Mazhdah, che offre un’interpretazione molto intensa e sentita, è stata insignita del premio come miglior attrice all’ultima edizione del Bif&st – Bari International Film Festival, dove l’opera è stata presentata in anteprima nella sezione panorama Internazionale.

— Dogman di Matteo Garrone

“In una periferia sospesa tra metropoli e natura selvaggia, dove l’unica legge sembra essere quella del più forte, Marcello (Marcello Fonte) è un uomo piccolo e mite che divide le sue giornate tra il lavoro nel suo modesto salone di toelettatura per cani, l’amore per la figlia Alida (Alida Baldari Calabria), e un ambiguo rapporto di sudditanza con Simoncino (Edoardo Pesce), un ex pugile che terrorizza l’intero quartiere. Dopo l’ennesima sopraffazione, deciso a riaffermare la propria dignità, Marcello immaginerà una vendetta dall’esito inaspettato” (dalla sinossi ufficiale). Tutti hanno associato (soprattutto chi c’era a suo tempo) questo lavoro al fatto di cronaca compiuto dal Canaro nel 1988.

In realtà il regista di Gomorra ha preso le distanze sottolineando come si sia liberamente ispirato, ma “Dogman non vuole in alcun modo ricostruire i fatti come si dice che siano avvenuti”, ha specificato.
“Ho iniziato a lavorare alla sceneggiatura dodici anni fa: nel corso del tempo l’ho ripresa in mano tante volte, cercando di adattarla ai miei cambiamenti. Finalmente, un anno fa, l’incontro con il protagonista del film, Marcello Fonte, con la sua umanità, ha chiarito dentro di me come affrontare una materia così cupa e violenta, e il personaggio che volevo raccontare: un uomo che, nel tentativo di riscattarsi dopo una vita di umiliazioni, si illude di aver liberato non solo se stesso, ma anche il proprio quartiere e forse persino il mondo. Che invece rimane sempre uguale, e quasi indifferente”.

L’evoluzione drammaturgica vi spiazzerà perché va volutamente fuori dagli schemi per andar a fondo della (dis)umanità, il tutto abilmente orchestrato da Garrone.

Marcello Fonte incontra il pubblico dell’Anteo Palazzo del Cinema

Sabato 26 maggio

Lo straordinario interprete dell’ultimo lavoro di Matteo Garrone, premiato come miglior interprete maschile all’ultimo Festival di Cannes, incontra il pubblico di Anteo Palazzo del Cinema al termine della proiezione delle h 21,30. Un’occasione unica, da cogliere al volo.

— Il dubbio – Un caso di coscienza

Alla 74esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia è stato insignito del Premio Orizzonti per la miglior regia e per la migliore interpretazione maschile (sezione Orizzonti) e siamo contenti che abbia trovato occasione di distribuzione nelle nostre sale.

“Il dottor Narima (Amir Agha ‘ee), anatomo-patologo, un uomo virtuoso e di solidi principi, ha un incidente con un motociclista e la sua famiglia, in cui ferisce un bambino di otto anni. Si offre di portare il bambino in una clinica vicina, ma il padre rifiuta il suo aiuto come il suo denaro. Alcuni giorni dopo, il Dottor Narima scopre che lo stesso bambino è stato portato nello stesso ospedale in cui lui lavora per un’autopsia per morte sospetta. Nariman deve affrontare un dilemma: è lui il responsabile della morte del piccolo a causa dell’incidente o la morte è dovuta a un avvelenamento da cibo, come sostiene la diagnosi degli altri medici?”.

Un’opera seconda che riesce con maturità a indagare nell’animo umano, mettendo in atto un tipo di catarsi molto vicina a quella attuabile con la tragedia greca. Non è facile parlare di “verità” e di tutte le implicazioni annesse, ma il regista iraniano ci riesce con spessore e profondità, dimostrando non solo padronanza tecnica, ma anche tatto umano.

— L’isola dei cani di Wes Anderson

Anche se avete visto il trailer cogliendo come si tratti di stop motion, non fatevi ingannare dalle apparenze pensando che si tratti di un film per tutti e, magari, in primis per bambini. Non è assolutamente così e scoprite nella nostra recensione perché.

— Loro 2 di Paolo Sorrentino

Ci sembra onesto da parte nostra specificarvi che inseriamo questo titolo perché, il cinefilo, forse, dovrebbe vedere comunque l’opera di alcuni cineasti. Ciò non toglie che alcuni progetti possano essere più o meno riusciti. Non sono in discussione le abilità tecniche e il gusto estetico del regista napoletano, ma l’operazione su Silvio Berlusconi non ci ha convinto completamente – anche se, in particolare la seconda parte, regala delle ottime battute, tra cui “io conosco il copione della mia vita” (dice Servillo-Silvio), inserita nell’affresco che vuole smascherare la messinscena.

Ci auguriamo che grazie alla nostra recensione del primo e del secondo capitolo possiate farvi un’idea ancora più completa, decidendo liberamente se recarvi o meno in sala.

— Manuel di Dario Albertini

“Una frase, in apparenza una frase come tante, fotografa nitidamente il senso del film: «Che c’entra la speranza con i fatti?». È proprio lì, nel cortocircuito tra fatti e speranza, che abita il diciottenne Manuel”. Andrea Lattanzi, nel suo esordio da protagonista, dimostra di saper dare spessore a un diciottenne privo di sostegno famigliare, anzi è lui chiamato a darlo. Sua madre (Francesca Antonelli) è, infatti, rinchiusa in carcere, attanagliata dal desiderio di ricominciare.
“Sequel ideale della Repubblica dei Ragazzi, il documentario con cui Albertini ha descritto le fasi di autogoverno in una comunità, Manuel è un racconto di formazione asciutto e pudico, attentissimo a scansare le trappole dell’emotività e
dedicato a tutti i Manuel di tutte le periferie: quelli che, nella vita, «devono fa’ er doppio della fatica», se non «er triplo»” (dalla nota ufficiale).

Non c’è retorica in un lungometraggio onesto e potente perché si nutre della realtà, della strada, scavando nell’anima di un ragazzo che deve imparare a essere punto di riferimento per se stesso.
“Manuel è una specie di gigante buono che si trova improvvisamente catapultato in una realtà sconosciuta chiamato a fare delle scelte più grandi di lui senza neanche avere il tempo di realizzare che non è più protetto in una bolla ma “fuori” in mezzo al mondo vero. Ho lasciato molto spazio all’improvvisazione durante le riprese cercando il momento unico, ciò che accade magicamente in quel preciso istante tra finzione e realtà”, ha dichiarato il regista.
Nel cast anche Renato Scarpa, Giulia Elettra Gorietti, Raffaella Rea, Giulio Beranek. Presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia (sezione Cinema nel Giardino), il film arriva in sala grazie alla Tucker film.

— Parigi a piedi nudi di Dominique Abel e Fiona Gordon

Voglia di commedia dal sapore francese? Eccovi soddisfatti con il duo costituito da Abel (belga) e Gordon (canadese d’adozione) che richiamano volutamente Jacques Tati e Aki Kaurismaki. “La monotona vita di Fiona (F. Gordon), eccentrica bibliotecaria in un paesino sperduto fra i ghiacci canadesi, viene improvvisamente turbata dall’arrivo di una lettera allarmante inviatale da zia Martha (ultima splendida interpretazione della candidata Premio Oscar Emmanuelle Riva), stravagante novantenne che vive a Parigi. Fiona salta sul primo aereo per correre in soccorso della zia, ma una volta arrivata nella capitale francese scopre che l’anziana è misteriosamente (e volontariamente) scomparsa. Sulle tracce della fuggitiva, fra tuffi inaspettati nella Senna e rovinose scalate della Tour Eiffel, Fiona incappa in Dom (Dominique Abel), galante clochard parigino, vanitoso e a suo modo affascinante, che si innamora di lei e non vuole più lasciarla sola. Diretto con il tocco originalissimo che contraddistingue tutte le commedie del duo Gordon & Abel, Parigi a piedi nudi è il racconto spassoso e bizzarro su come, nella città più romantica del mondo, si possa trovare l’amore perdendosi” (dalla scheda).

Uscirete dalla sala con una sensazione di buonumore.

— The Strange Sound of Happiness di Diego Pascal Panarello

Dopo l‘anteprima alla 36esima edizione del Bergamo Film Meeting, il film che “narra l’incredibile viaggio dalla Sicilia alla Yakutia, paese reso celebre dal gioco da tavolo RisiKo!, sulle tracce dell’antico e magico scacciapensieri”, arriva in sala con un vero e proprio tour partendo da Milano il 16 maggio. Al Cinema Beltrade, per la prima proiezione, è prevista la presenza del regista e saranno estratti tra il pubblico 2 biglietti che si aggiudicheranno il celebre gioco da tavola Risiko!.

The Strange Sound of Happiness è la storia di Diego, l’autore, un quarantenne alla deriva che stregatodall’ipnotico suono di un piccolo e “insignificante” pezzo di ferro, decide di seguirne le sue “orme” fino a raggiungere confini inaspettati. Co-protagonista del film è proprio quel piccolo pezzo di ferro che da molti è conosciuto come lo Scacciapensieri, il classico souvenir che sull’isola del regista, la Sicilia, viene chiamato Marranzano.
Sarà questo strumento, dalle radici antiche, a guidare Diego in un viaggio dalle torride coste della Sicilia alle pianure congelate della Yakutia in Siberia, dove lo Scacciapensieri, chiamato Khomus (letteralmente “uomo magico”), è strumento nazionale e simbolo di felicità. Qui Diego farà vari incontri, tra il reale e l’immaginario che lo porteranno a vedere lo strumento come chiave d’accesso a un mondo magico in cui sarà pienamente coinvolto, ritrovandosi involontariamente protagonista di un’antica profezia” (dalla scheda).

— They di Anahita Ghazvinizadeh

Dopo esser stato presentato al 70esimo Festival di Cannes e all’ultimo Torino Film Festival, l’esordio dietro la macchina da presa della giovane regista iraniana arriva nelle nostre sale grazie a Lab80film.

“Ho lavorato a diversi cortometraggi che avevano i bambini come protagonisti e penso che, gradualmente, mi sono resa conto di essere davvero interessata a questi temi: in particolare al periodo della pre-pubertà, quando un bambino non è ancora diventato adulto e comincia a porsi degli interrogativi. Facendo poi maggiori ricerche, sono venuta a conoscenza del blocco della pubertà (un trattamento ormonale che permette ai bambini di arrestare la pubertà) e ho capito che, in base all’esperienza avuta lavorando ai miei cortometraggi, avrei potuto fare un film proprio su quel periodo di sospensione. In quel momento anch’io stavo sperimentando una forma di sospensione, anche se molto diversa: riguardava la mia migrazione e il mio lavoro di artista. Stavo cercando di chiarire quale era il luogo in cui avrei vissuto, non sapevo se sarei rimasta negli Stati Uniti o se sarei tornata in Iran e sentivo la necessità di posticipare la scelta. Si prova così tanta ansia quando si sente di non appartenere davvero a nessun luogo”. Da queste note di regia si intuisce che tipo di sensibilità e apertura al mondo abbia questa ragazza, dote che è la forza di quest’opera prima delicata che riesce a trattare un tema affatto semplice.

Eeventi cinematografici

— Anteprima del film ‘L’arte della fuga’

Anteo Palazzo del Cinema 26 maggio

“Tre fratelli in crisi, maestri nell’arte di fuggire alle proprie responsabilità. Antoine vive con Adar, ma sogna Alexis. Louis è innamorato di Mathilde, ma sta per sposarsi con Julie. Gérard, disoccupato e testardo, sogna il ritorno della moglie Helen che lo ha lasciato, ma forse cadrà tra le braccia della materna e stravagante Ariel. Tre uomini confusi, tre fratelli molto legati tra loro, insofferenti ma subalterni agli ossessivi genitori, un modello di coppia che nonostante tutto resiste” (dalla scheda ufficiale). La commedia sentimentale diretta da Brice Cauvin ha letteralmente sbancato il box office francese, vedremo cosa accadrà da noi (in sala dal 31 maggio con Kitchenfilm), intanto, però, i milanesi hanno la possibilità di assistervi in anteprima.

Al termine della proiezione seguirà un incontro con il regista Brice Cauvin, introdotto e moderato dal giornalista e critico cinematografico Nicola Falcinella. Sarà presente in sala Emanuela Piovano, fondatrice di Kitchenfilm.

ORARIO: h 21,30

PREZZO: 9€

Rassegne cinematografiche

— 1968-78 ITALIAN BOX OFFICE: la rassegna cinematografica

Spazio Oberdan, MIC – Museo Interattivo del Cinema, Teatro Franco Parenti, Piccolo Teatro Grassi 3 maggio – 11 giugno 2018

Nel nostro articolo trovate i dettagli di una manifestazione che vuole celebrare il ’68, ricordandone la portata storica e sociale, dando spazio anche a film che hanno costituito delle avanguardie.

— Cinema sui tetti

Highline Galleria 11 maggio – 30 settembre 2018

Leggendo la nostra presentazione potrete scoprire tutte le novità di questa nuova edizione.

ORARIO: h 21

PREZZO: 12€ (visita HighLine Galleria+film)

— La nuova programmazione della Fondazione Prada

La sala della Fondazione Prada riparte con delle vere e proprie chicche tra cui la presentazione della copia restaurata di ‘Ultimo tango a Parigi‘, alla presenza di Bernardo Bertolucci e del presidente del CSC Felice Laudadio. Al nostro articolo tutte le info.

— Trento Film Festival

Spazio Oberdan 14 – 19 maggio 2018

Per gli appassionati di ambiente e, nello specifico, della montagna, è un’occasione da non perdere. Al nostro articolo tutti i dettagli sulla programmazione.

ORARI: variano a seconda del film

PREZZI: biglietto intero 7,50€; ridotto con Cinetessera e tessera CAI 6€; gratuito 16-19 anni

 

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