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Anna Tatangelo: “La fortuna sia con me” è un diario condiviso con gli autori

Irma CiccarelliIrma Ciccarelli 4 settimane fa
Anna Tatangelo sanremo
Foto di Irma Ciccarelli

Siamo stati alla presentazione dell’album “La fortuna sia con me” di Anna Tatangelo, in uscita il prossimo 8 febbraio.

L’artista sarà tra i big di questa 69esima edizione del Festival di Sanremo e sul palco dell’Ariston presenterà al pubblico la canzone “Le nostre anime di notte”, diretta dal maestro Adriano Pennino.

Per l’occasione, Anna Tatangelo ha presentato una playlist speciale per presentare questo ultimo lavoro, commentando e raccontando traccia per traccia le loro storie.

Molti i momenti che si intrecciano, tra l’amore e le sue quotidiane difficoltà e incomprensioni fino al ricordo della madre.

“Quando sei piccolina ti fai guidare nelle scelte musicali, poi a 32 anni vuoi provare anche un’idea che viene da te e questo disco è una responsabilità mia, in tutto e per tutto. Ecco perché La fortuna sia con me”

“La fortuna sia con me” è un augurio non solo per le persone amate, ma anche per se stessa, un lavoro che l’artista ha definito maturo e il primo dove si mette completamente a nudo in undici tracce.

“Amo ascoltare tantissimo la musica internazionale e in questo album le sonorità si avvicinano a tutto ciò che è super moderno. È una ricerca che ho voluto fare con Placido Salomone”

Anna Tatangelo lo definisce un album di “ricerca”, di nuove sonorità che si concretizzano, per esempio, nella rivisitazione del brano “Ragazza di periferia” con Achille Lauro.

Non si può non parlare del suo duetto con Syria in questo Sanremo, ecco cosa ci ha raccontato

Inoltre, a partire dal mese di aprile, la cantante sarà impegnata con sei eventi speciali che anticipano quello che sarà il tour estivo.

La nostra intervista ad Anna Tatangelo

“Ho incontrato e rincontrato moltissimi amici in questo disco, che ha racchiuso un momento particolare di vita comune”

Hai definito questo album molto personale e maturo. Come hai scelto gli autori che sono: Giovanni Caccamo, Giuseppe Anastasi, Federica Camba, Lorenzo Vizzini, Rory Di Benedetto, Matteo Buzzanca, Niccolò e Carlo Verrienti.

Gli autori di questo album sono persone molto vicine a me, proprio umanamente.

Secondo me, bisogna ritrovarsi, credo molto nella legge dell’attrazione, le cose un po’ te le attiri.

In quel momento, in cui avevo bisogno di esternare ed esternarmi a livello musicale e dei testi, sono riuscita a trovare Giovanni Caccamo e gli altri.

È stata un’alchimia che è uscita in maniera spontanea.

Per esempio, Giuseppe Anastasi, quando ci siamo incontrati, mi ha detto: “tu devi cantare questa canzone (La fortuna sia con me) perché è quella giusta per te”.

Abbiamo fatto tante prove anche di molte canzoni che non sono in questo disco e c’è stato un modo diverso di approcciarmi alla musica.

I testi parlano d’amore e in quel momento della mia vita ho sentito l’esigenza di raccontarli.

C’è stato un confronto molto naturale.

Quindi sono stati in grado di interpretare le tue emozioni?

Esatto, anche perché tra ragazzi della stessa età ci si capisce, ovviamente, rispetto ad altre persone che hanno lavorato ai mei dischi che erano un po’ più grandi.

Tutti gli autori di questo disco sono miei amici, per quello che è stato diverso: è stato bello perché è come se mi avessero letto dentro.

Inoltre, loro hanno una sensibilità acuta.

Possiamo dire che questo album è stato un diario condiviso?

Esatto, un diario condiviso.

“Mi parli di un mondo crudele dove posso amare” è una frase della canzone Perdona, scritta da Niccolò e Carlo Verrienti. Mi racconti cosa voglia dire per te?

“Il mondo crudele” va inteso sotto qualsiasi forma: quando stai bene, puoi far del male a qualcuno e viceversa perché è un mondo bello, ma fatto di invidie.

Basta guardare quello che succede sui social: ci si sente sempre un po’ sotto giudizio.

Ma è lo stesso mondo in cui posso amare, perché l’amore è talmente forte che poi ti lasci andare, anche se vivi critiche, il sentimento è talmente forte che sfidi qualsiasi cosa.

È emerso spesso il concetto di “Ragazza di periferia”, ma durante gli anni hai dimostrato coraggio nel portare sul palco tematiche importanti come l’omosessualità, cosa voglia dire essere donna “e non avere solo una minigonna”, per esempio.

 Hai partecipato a otto Festival di Sanremo e ne sono passati quattro dall’ultimo. 

Quanto è diverso questo?

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