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‘Matilde e il tram per San Vittore’: dalla fabbrica ai lager. In scena al Piccolo di Milano

Maria Lucia TangorraMaria Lucia Tangorra 3 settimane fa
Matilde e il tram per San Vittore

Torna in scena al Piccolo Teatro Studio Melato Matilde e il tram per San Vittore, che vi consigliamo di non perdervi qualora non siate riusciti a vederlo durante la scorsa stagione.

Matilde e il tram per San Vittore: recensione

Recensione realizzata al debutto nel gennaio 2018

Capita spesso che nei giorni in prossimità della Giornata della Memoria (istituita per il 27 gennaio), vengano allestiti spettacoli “a tema”, organizzate proiezioni e celebrazioni; non pensiate, però, che Matilde e il tram per San Vittore sia il “solito” spettacolo – ci teniamo a specificarlo, tutti gli eventi in tal senso hanno diritto di esistere. A recita conclusa ci si sente interiormente commossi eppure con un forte senso di dignità addosso, col desiderio di prender esempio da quelle donne così tanto ben incarnate e tratteggiate dal terzetto di attrici: Maddalena Crippa, Debora Villa e Rossana Mola. [N.B. nella ripresa nella stagione 2018/2019 Arianna Scommegna prende il posto della Crippa].

Renato Sarti (qui anche in veste registica) ha creato una drammaturgia dal libro ‘Dalla fabbrica ai lager‘ di Giuseppe Valota, figlio di Guido, deportato politico caduto a Mauthausen e presidente dell’Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti (Aned) di Sesto San Giovanni e Monza. È per uomini così che ci son giunte testimonianze di qualcosa che sarebbe caduto nell’oblio – magari anche perché si voleva che ciò accadesse. Questo allestimento, pur mettendo a tema delle pagine profondamente dolorose del nostro tempo più recente, fa emergere la forza di chi restava senza celarne le fragilità. Donne, a loro volta, mogli, figlie e madri che resistevano, in fabbrica così come nella vita privata, quando gli veniva strappato un padre o un compagno di vita per la sola “colpa” di aver aderito a uno sciopero.

Tutto parte da un legame, con una madre e una figlia che entrano in scena e questa immagine tornerà in chiusura come un filo rosso che si ricongiunge. Poi la parola passa alla donna (una Crippa vigorosa che porta sul volto i segni della sofferenza), la quale rivolgendosi al pubblico – e la struttura a mezzaluna del teatro aiuta ancor più in tal senso – comincia a narrare i fatti, molto inerenti alla storia di Milano e dell’hinterland, ma non solo. A parti più narrate si alternano quelle in cui lo spettatore viene completamente immerso nell’esistenza di queste donne, dalla routine in fabbrica al dirompente momento dell’arresto effettuati di notte e con la nebbia che “nascondeva” vigliaccamente gli esecutori.

In pochissimi, forse solo chi davvero ha vissuto quegli anni, sanno che “le case operaie di Sesto San Giovanni, Milano, Cinisello e dei comuni limitrofi furono teatro di retate spietate. Centinaia di uomini furono sottratti ai propri affetti, costretti a vestirsi rapidamente per poi sparire. Scene che rimasero indelebili negli occhi di madri, mogli e figli. Cinquecentosettanta furono le persone deportate, più della metà non fece ritorno e per i sopravvissuti, e per i loro familiari, la vita non fu più la stessa”.

Al di là della bravura di queste interpreti, commosse loro stesse a conclusione della rappresentazione (da pelle d’oca per la platea, che non può rimanere indifferente e, fidatevi, non c’è retorica), Matilde e il tram per San Vittore (scoprirete alla fine chi è Matilde – a cui dà volto Marika Giunta/Giulia Medea) è uno spettacolo che fa memoria di ciò che è stato.

Un’ulteriore nota di merito: anche se magari l’esigenza sarà stata di servizio, ma è stato piacevole vedere come le attrici si mettessero a costruire la scena materialmente, preparandola anche all’altra che sarebbe entrata di lì a poco, rendendo forse ancor più quella sensazione – e valore – di solidarietà che queste donne ben conoscevano e che noi spesso ci dimentichiamo (probabilmente non era neanche un caso, per quanto i tempi fossero diversi, che allora, pur coi fucili puntati di fronte allo sciopero, gli operai decidessero di rimanere compatti). Da vedere per non dimenticare e per (re)imparare.

 

Riassumendo

Matilde e il tram per San Vittore, dal 28 maggio al 9 giugno 2019

Piccolo Teatro Studio Melato

DURATA: 90′

ORARI: lunedì  e domenica 2 giugno riposo; martedì, giovedì e sabato h 19,30; mercoledì e venerdì h 20,30; domenica h 16

PREZZI: platea 33€; balconata 26€

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