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The Year of Cancer: ritratto intenso e carnale dell’amore. La recensione dello spettacolo al Piccolo

The Year of Cancer
Ph Sanne Peper

Si parla spesso di amore, ma ci sono autori e artisti che riescono a farlo ancora in una maniera originale, coinvolgendoci su vari livelli, dalla testa al cuore. The Year of Cancer, dal romanzo di Hugo Claus, è uno spettacolo che il regista e attore fiammingo Luk Perceval ha studiato nei minimi dettagli. Corpi, sguardi e parole centellinate riescono a tematizzare l’Amore, quello impossibile che può arrivare a dilaniarti e, al contempo,a farti scoprire qualcosa di te e del piacere mai provati prima.

«Io sono uno che non può accettare le cose come stanno, ogni mattina dovremmo svegliarci con la bava alla bocca per l’ingiustizia che c’è in giro», diceva Claus. Se pensiamo alla scelta di vita fatta nel momento in cui era affetto, da tempo, di Alzheimer [ha deciso nel 2008 di optare per l’eutanasia (legale in Belgio)], si può cogliere ancora di più in questo testo la lucidità con cui racconta delle conseguenze dell’amore e della vita.

Perceval, fondatore del Toneelhuis – una fusione tra la BMC (Blauwe Maandag Compagnie) e la KNS (Koninklijke Nederlandse Schouwburg), è dal 2009 direttore del Thalia Theater di Amburgo. Per The Year of Cancer si è servito della compagnia teatrale olandese Toneelgroep Amsterdam (vista al Piccolo nel maggio 2015 nel dittico, diretto da Ivo van Hove, ‘Dopo la prova’/’Persona’ di Ingmar Bergman). Sono loro a suonare le giuste corde di “frammenti” d’amore e di vita. Quando si entra in sala, il palco dello Strehler è già abitato da delle bambole tutte maschili (scene di Katrin Brack, Leone d’Oro alla carriera lo scorso anno), le quali, nel corso della pièce, assumeranno un significato e saranno anche agiti.

Gijs Scholten van Aschat prima (tesse i fili della storia fungendo da voce narrante) e Maria Kraakman poi – unendosi – conducono passo passo lo spettatore verso l’amore, il suo vortice, facendo provare sulla pelle il desiderio, ponendosi a nudo con delicatezza, intensità e quel pudore che forse ormai solo il teatro può far riscoprire.
Le note di Jeroen van Veen li incalza, supportandoli in questa danza dei sentimenti e innegabilmente sorge spontaneo ammettere come alcuni attori (in base anche alla propria formazione) riescano a essere così naturalmente tragicicomici – nei giusti momenti. Il titolo – a conti fatti – cela in sé diverse sfumature e, ancor più il finale riserva delle sorprese, ma non ve le sveliamo, augurandoci che possiate cogliere quest’occasione di visione.

Riassumendo

The Year of Cancer, dal 5 all’8 aprile

Piccolo Teatro Strehler

DURATA: 100′

ORARI: giovedì e sabato h 19,30; venerdì h 20,30; domenica h 16

PREZZI: platea 40€; balconata 32€

Nello spettacolo sono presenti scene di nudo integrale. In lingua olandese con sovratitoli in italiano

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