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Scommettere sulle sale Bingo non è un gioco

News PartnerNews Partner 2 settimane fa
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Con la crisi 159mila lavoratori a rischio. A marzo in Lombardia le sale (forse) riaprono, ma basterà a salvare il settore?

La crisi dell’ultimo anno, sia sanitaria che economica, a portato il comparto del gioco, ci riferiamo a sale scommesse e Bingo, a una radicale perdita di fatturato dovuto alle restrizioni anti covid che hanno implicato la chiusura e l’inattività degli sazi dedicati alle scommesse e al gioco pubblico.

Per avere un’idea concreta delle perdite basta sapere che le casse dello Stato hanno registrato nel 2020 una perdita del -42,3%. Ovvero 4,3 miliardi di euro di mancate entrate nelle casse dell’Erario.

Le notizie degli ultimi giorni parlano di una apertura delle sale Bingo e scommesse in Lombardia prevista per il 6 di marzo. Data che andrebbe a coincidere con la scadenza del vigente decreto (prevista per il 5 marzo) in materia di contenimento del rischio legato all’emergenza sanitaria.

Ma ancora nulla di definitivo.

Tuttavia, la riapertura nella nostra regione, e non solo, sarebbe sì un buon segnale per quei 159mila lavoratori a rischio, ma non certo la soluzione.

Infatti, il progressivo trasferimento di tutte le attività fisiche verso l’online registrato quest’anno non ha interessato solo lo smart working, la dad o altri servizi, ma anche l’intrattenimento e il gaming. Ed è la stessa Sisal a testimoniarlo.

Anche in questo caso le cifre parlano chiaro: Betnero, uno dei maggiori e più accreditati operatori del settore gaming presente su web con il suo casino, dichiara di aver registrato un incremento del 30%, grazie alle varie tipologie di slot, eSport, scommesse e casinò in streaming proposte sulla sua piattaforma, che hanno permesso i giocatori di fronte alle sale chiuse di usufruire dell’alternativa digitale.

Il dibattito è, come si suol dire, caldo. Le manifestazioni in piazza e i tentativi di dialogo con il Governo non sono stati pochi.

Vedremo nelle prossime ora quale sarà la decisione definitiva. Non vi è però alcuna ombra di dubbio sul fatto che le abitudini siano cambiate e che questa mutazione è chiaramente tutta a vantaggio dell’online.