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I Geller: “L’idea per questo disco era un sound anni 90, stile 883”

Irma CiccarelliIrma Ciccarelli 2 settimane fa
Geller Male Male
Geller

I Geller sono il duo romano formato da Valerio (autore dei testi, batterista, drum machine e timpani) e Dario (compositore, cantante, synth e timpani).

Non sono nomi nuovi per gli ascoltatori di Spotify, che hanno ascoltato i loro brani nella playlist di Indie Italia e Scuola Indie:  “Pausa”, “Ci pensi mai”, “Bomba a mano” e “Sprite”.

Ecco la tracklist dell’album d’esordio “Male Male”: “Male male”, “Murano”, “Ci pensi mai”, “Pausa”, “Non so ballare”, “Bomba a mano”, “Sprite”, “Vivere e morire al prenestino”.

La nostra intervista ai Geller

I pezzi dell’album sono stati scritti nello stesso periodo?

Valerio: I brani sono stati scritti uno dopo l’altro; ho mandato il primo testo (dicembre 2017) a Dario senza sapere esattamente cosa ne avremmo fatto. Il giorno dopo ha finito il pezzo ed è successa la stessa cosa per le altre canzoni, così nel giro di qualche mese abbiamo scritto il disco.

Dario: Inizialmente era solo un’idea nata dalla fissa di Valerio di scrivere i testi e dalla richiesta di metterli in musica ( i Geller non esistevano ancora e sono nati man mano che uscivano i brani) e a giugno siamo entrati in studio con Giungla Dischi e la spinta di Andrea Rapino.

Qual è stato il primo testo che avete mandato?

Valerio: È stato “Pausa”, ma il primo che ho scritto è “Predestino”.

Come avete scelto i brani da inviare?

Dario: Non c’è stata una selezione e fino al quinto pezzo non sapevamo se il progetto si fosse concretizzato. Semplicemente, Valerio mandava i testi e la sera stessa gli mandavo il provino musicato. E’ stato un processo abbastanza…

Valerio: Frenetico!

Dario: Sì, frenetico, ma molto funzionale.

Avreste voluto lavorarci di più e con calma?

Valerio: No, perché non avrebbe avuto il senso che ha così, il disco è anche figlio di quest’impulso e istinto che ci sono stati. Se fosse stato più studiato, più ragionato, magari non sarebbe stato in questo modo. Mi piacciono le cose nate dalla frenesia.

Dario: Si sarebbe creato il classico loop in cui cominci a rigirare intorno alla stessa idea e, provando ad affinarla in tutti i modi, non arrivi mai al punto al punto. Fa parte di quel processo in cui si cerca e trova un’identità artistica, sia nella scrittura del testo che nella ricerca di un suono. Invece, nelle cose che stiamo scrivendo in questo periodo, c’è un ragionamento diverso, molto più accurato.

Contrariamente ai brani che state componendo in questo periodo, ma è una cosa positiva o negativa?

Dario: è una crescita, uno sviluppo fisiologico della cosa.

Qual è stato il brano su cui non vi siete trovati d’accordo?

Dario: La cosa incredibile è che non è mai successo.

Valerio: La sintonia è nata subito.

Dario: Non è mai capitato di non trovarci d’accordo, ovviamente la prima stesura la rivediamo insieme, così come la melodia e la metrica.

Su quale brano avete speso più tempo? Siete comunque in due.

Valerio: Qui si inserisce la figura del producer.

Dario: Ovviamente il produttore rivede alcuni aspetti e fa una selezione di quello che va o non va bene o cosa andrebbe modificato.

Valerio: Magari il producer ha un’idea del pezzo che non è esattamente come l’hai pensata, però, se è bravo, ti convince a sposare la sua idea.

Dario: E soprattutto tira fuori il prodotto finito in maniera oggettiva rispetto a noi che l’abbiamo scritto (non sempre l’autore ha l’oggettività per trasformare un’idea nel prodotto finale, come fa un produttore esterno).

In fase di produzione, “Male male”, la prima che abbiamo registrato, ci ha messo un po’ più di tempo a trovare la sua realtà sonora, ma ha dato subito un’impronta e fatto sì che le altre venissero in maniera più immediata.

Alcuni brani stanno andando molto bene in streaming: “Ci pensi mai”, “Sprite”, “Bombe a mano”, “Pausa” e “Male male”. Perché “Ci pensi male” è stata un’esplosione di ascolti rispetto agli altri pezzi?

Valerio: “Ci pensi mai” è un testo sentimentale, c’è una bella melodia e conquista di più il pubblico rispetto a “Sprite”. Invece, Sprite è un pezzo diverso (forse rispetto all’intero disco) con il testo che non ti dovrebbe “far prendere a male”. A pari condizione, “Ci pensi mai” è più pop.

Dario: Analizzando semplicemente le parole del ritornello Ci pensi mai dice delle cose che chiunque nella vita ha provato, ha vissuto e le persone si sono riviste (E alla sera torni in mente sempre, io bevo quello che posso ma niente).

Ed è quella che vi rappresenta di meno?

Dario/Valerio: No!

Valerio: Fa parte delle tante sfaccettature del disco: dal senso di mancanza, di nostalgia, quasi dipendenza a momenti in cui perdi la persona. Altri brani parlano più del come affronti questi periodi.

Vi definite indie? Intendo come genere.

Valerio: A livello di tematiche, di immaginario direi di sì, però il nostro è un disco pop.

Lo definisci un disco pop?

Valerio: Sì, rappresenta la nostra visione del genere pop, per esempio Gazzelle è pop, non direi che è indie, però lo diventa perché è la “tipologia di mercato”.

Dario: L’indie non corrisponde realmente ad un genere musicale perché è declinato nelle maniere più diverse (c’è chi lo fa un po’ più rap, più pop, più melodico, più rock) e gli artisti sono catalogati come appartenenti a questo genere, anche se non si capisce bene cosa sia esattamente l’indie.

Direi che l’unico filo conduttore è nella parte letteraria, nelle tematiche, nel linguaggio, però musicalmente non so neanche cos’è l’indie. L’idea iniziale di quando abbiamo iniziato a fare i brani era tirare fuori un sound anni 90, quello “alla 883” cioè con cassa dritta, una ballata melodica con synth e archi. Non so se sia indie.

Perché dovreste esserci voi all’interno di una classifica invece di qualcun’altro? Ci sono molti artisti.

Dario: Si, tantissimi.

Valerio: Infatti, mettessero qualcun’altro! (ridono).

Dario: Il fatto che Spotify abbia creato una playlist (Scuola Indie) per raccogliere tutti i nuovi artisti con il sottotitolo “Il nuovo pop italiano” è la dimostrazione che questa storia dell’indie è una parrucca perché di fatto si tratta del nuovo pop.

Qual è il vostro punto forte? Cosa vi distingue dagli altri? Perché dovremmo ascoltare un vostro pezzo?

Valerio: Non lo sappiamo, ti posso dire che questo è un disco molto personale sia da un punto di vista testuale che sonoro, che è spontaneo, vero e sincero. Questo è tutto quello che di positivo c’è, non cambierà la musica italiana, internazionale.

Dario: Centrare un prodotto non significa necessariamente che è stato fatto qualcosa di diverso, ma dire, con la melodia giusta, le cose che la gente sente proprie. Questo significa azzeccare il prodotto.

Quindi è merito della melodia e del testo?

Dario: Il testo è fondamentale e se non c’è empatia con le parole, la melodia è inutile, quindi bisogna dire le cose in modo che la gente non le canti a pappagallo, ma pensando a un momento che sta vivendo o ha vissuto.

Questo significa centrare il prodotto ed è quello che permette di stare in cima alle classifiche, non necessariamente l’invenzione di chissà che cosa.

Come siete finiti a fare musica? Avete seguito un percorso di studi?

Valerio: Sì, ho studiato batteria, Dario ha fatto il conservatorio ed entrambi abbiamo tanta esperienza fatta con diverse band.

Dario: Ho suonato il basso per 12/13 anni per una band rock, con tanto di tournée all’estero, ma scrivevo anche i pezzi insieme al cantante e al chitarrista. Il conservatorio è arrivato dopo, quindi ho iniziato a fare musica molto prima.

Quanto conta oggi lo studio della musica?

Valerio: Proprio nulla. Per esempio, Franco 126 non sa suonare niente eppure ha creato una melodia con dei bit già preimpostati e poi si è affidato ad un bravissimo producer.

Dario: è quando fai il producer che lo studio è imprescindibile perché si deve conoscere bene la musica per poter rielaborare e portare al meglio i testi e le melodie, senza lo studio non potresti neanche farlo. Per scrivere non è necessario aver studiato e molto artisti di oggi riportano le loro idee su un bit preimpostato, che sarà affinato dal producer.

Quindi avreste avuto gli stessi risultati senza lo studio precedente?

Dario: Non saprei, so solo che quando Valerio mi manda un testo la prima cosa che faccio è prendere la chitarra e scrivere la melodia, gli accordi; se non conoscessi questi aspetti musicali sarebbe molto più difficile, ma non impossibile.

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