Pubblicato in: Interviste

Il lungo addio di Elio e le Storie Tese: la nostra intervista al gruppo

Paolo CrespiPaolo Crespi 12 mesi fa
Elio e le Storie Tese intervista

“L’ondata di affetto che ci ha travolti e la quantità di persone che ci vuole dire addio sono tali che siamo costretti a rivedere le modalità della nostra uscita di scena”, ammette Elio (al secolo Stefano Belisari), circondato da alcuni dei più fidi musicisti e compagni di ultratrentennali scorribande nel mondo della musica e della discografia indipendente made in Italy: Faso (basso), Cesareo (chitarra), Christian Meyer (batteria) e Jantoman (tastiere, l’alter ego di Rocco Tanica, il primo tra i fondatori del gruppo milanese ad essersi autoesonerato dai live).

Un incontro con Elio e Le Storie Tese (EeLST per praticità) è di per sé uno spettacolo, del genere happening. E la dimostrazione di quanta serietà si nasconda a volte nelle facezie.

Figuriamoci se l’occasione è l’ultima conferenza stampa che precede il “concerto d’addio” in programma domani sera al Mediolanum Forum di Assago (annunciato da tempo, è ovviamente sold out) resasi quasi indispensabile per una serie di piacevoli novità intercorse tra la decisione di sciogliere la band – nata dagli screzi per l’uso del bagno chimico sul camper del tour europeo e ufficializzata in ottobre dal servizio delle Iene – e la vigilia di questo commiato.

Prima l’annuncio a sorpresa della chiamata in correo al Festival di Sanremo da parte del suo direttore artistico Claudio Baglioni e poi, notizia dell’ultima ora, la scelta di regalare ai fan un “tour d’addio”: 10 nuove tappe e relative prevendite “da consumarsi entro e non oltre il 30 giugno”, data in cui “il prodotto EeLST, conservato in atmosfera modificata, potrebbe – parola di Faso – andare in putrefazione”.

Come nasce questa vostra terza partecipazione, fuori programma, al Festival della canzone, con l’inedito “Arrivedorci” che oltre a omaggiare Stanlio & Ollio suona un po’ diversamente da un classico addio?

“Ci ha convinti la proposta di Claudio di dare il nostro addio al pubblico anche dal prestigioso palco del Teatro Ariston, cui siamo particolarmente legati, sia per i nostri precedenti (1996, secondo posto con La terra dei cachi, e 2013, altra vittoria sfiorata con La canzone mononota, ndr) sia perché fin da piccoli io e miei soci guardavamo il festival ascoltando per la prima volta nella vita personaggi come Lucio Battisti cantare L’avventura.

È una specie di ciliegina sulla torta d’addio, che oltretutto ci dà la possibilità si sottolineare ancora che la nostra è una storia molto strana, originale, poco italiana, davanti un grandissimo pubblico, composto anche da quelli che non ci seguono…”, risponde il frontman. “… perché magari pensano che siamo dei “cretinetti”, indegni di calcare quel palcoscenico con le nostre canzoni ‘spiritosette’ e un po’ sciocchine“, gli fa eco Faso, aggiungendo anche una nota dolente: “La nostra prima volta a Sanremo eravamo carichissimi e vogliosi di farci le foto con i colleghi cantanti. Oggi purtroppo succede, dopo tanti anni, che sono i colleghi cantanti a voler fare le foto con noi. E questa cosa ci disorienta, è dura da mandare giù”.

L’obiettivo è sempre quello di arrivare penultimi?

“A botta calda l’abbiamo detto, ma ora abbiamo cambiato idea. Meglio arrivare ultimi… per poter fare le foto proprio con tutti”.

Nel disco d’addio cosa metterete oltre alla canzone sanremese, “Arrivedorci”, e a “Licantropo vegano”, il vostro (ex) ultimo singolo lanciato in ottobre?

“Difficile dirlo oggi, che è ancora tutto da decidere e costruire. Di sicuro non andremo tanto di cover o rivisitazioni, che pure ci piacciono e ci riescono bene”.

E nel concertone di domani?

“Non vogliamo spoilerare, come si dice oggi, per non rovinare la sorpresa. Ma sarà un concerto lungo, pieno di note, di colpi sapientemente distribuiti sulla batteria da Christian Meyer, di vocalizzi di Paola Folli e del cantante Elio. Insomma, una cena musicale completa, con tanto di caffè e ammazzacaffè. Fin che metrò non ci separi. Nessuno lascerà il Forum meno che sazio”, assicura Faso.

Che farete dopo quest’ultimo giro di walzer?

“Abbiamo tantissime idee. Tra l’altro, ce lo siamo chiesti anche noi: perché sciogliersi adesso e poi basta? È talmente bello, genera talmente tanto entusiasmo che non sarebbe male sciogliersi di nuovo, diciamo una volta all’anno. Scherzi a parte, abbiamo così tanti stimoli che davvero non sappiamo cosa faremo dopo. Ma ci sono già alcuni spin-off annunciati di EeLST. Per esempio Mangoni, un artista non più giovane, che stiamo allevando da circa trent’anni e sembra sempre sul punto di esplodere… il 2018 potrebbe essere il suo anno.

E poi abbiamo Dj Mendrisio, il nostro batterista italo-svizzero che fa un mix fra tecno e jodel del canton Appenzell e si avvale anche di Mangoni come improvvisatore scat jazz… Io vorrei tentare di fare l’influencer, un modo meraviglioso di guadagnare un sacco di soldi senza fare sostanzialmente un c…. E ci potrebbero essere anche dei sottomultipli della band che girano come formazioni autonome”, rispondono a tre voci Elio, Faso e il suddetto batterista.

E che farà Cesareo?

“Io costituirò un duo con Dodi Battaglia dei Pooh: i chitarristi (rimasti) soli…”, annuncia l’interessato.

A soffrire di più di questo lungo ed estenuato addio, a parte tutto, potrebbe essere il pubblico milanese, che da sempre vi supporta (e vi sopporta). Non pensate sia il caso di assicurare maggiore continuità a questa vostra presenza-assenza nella nostra e vostra città, anche dopo questa scissione?

“A Milano si potrebbe continuare a suonare, ma ahimè – considera Faso – non ci sono più i localini di una volta. Noi facevamo vere e proprie tournée dentro la città: posti come Le Scimmie, Il Magia, il Tangram, il Riverside, il Grillo Parlante, il Sorpasso… tutti chiusi. E prenotare il Forum è peggio che bloccare un’ora sui campi da tennis. Ma se ci proponessero il Parco Lambro, dove a suo tempo hanno suonato tutti i nostri miti, una piccola Woodstock, tutti nudi. Beh, potremmo pensarci seriamente”.

A togliere le castagne dal fuoco c’è Ferdinando Salzano, il boss di “Friends and Partners”, organizzatore del disco d’addio e del tour che toccherà a partire dal 20 aprile Montichiari (BS), Padova, Torino, Firenze, Genova, Bologna, Roma, Napoli, Acireale (CT), Bari e Rimini: “Milano merita senz’altro una seconda ultima chance. Stiamo pensando a qualcosa di molto speciale. Appena arriverà l’idea giusta lo saprete”. Arrivedorci.

Etichette: