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Rimborso per i concerti cancellati: come richiederlo e chi ne ha diritto

RedazioneRedazione 2 mesi fa
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A metà maggio è arrivata la conferma ufficiale, prevedibile ma non per questo meno sofferta: tutti i concerti del 2020 in Italia sono stati cancellati.

Una situazione drammatica: centinaia di live soppressi, lavoratori mandati a casa e un settore, quello della cultura e dello spettacolo, messo in ginocchio dall’emergenza.

Le soluzioni adottate sono essenzialmente due, valide non solo per i concerti, ma anche per eventi e spettacoli teatrali cancellati dal lockdown. La prima, scelta dalla maggior parte degli organizzatori, è quella del rinvio dell’intero cartellone al 2021, mantenendo validi i biglietti acquistati, la seconda soluzione, approvata già dal DPCM di marzo, è quella di rimborsare il biglietto tramite voucher.

In seguito alle modifiche sul decreto legge 19 maggio 2020 n. 34 approvate il 17 luglio, i concerti cancellati e non rinviati possono essere soggetti a rimborsi in denaro da parte degli enti organizzatori, in base a decisioni della singola azienda.

Al momento sono solo alcuni i concerti annullati in via definitiva, ma la lista purtroppo tenderà ad allungarsi, anche a causa della situazione sanitaria all’estero. Al momento i concerti per cui è possibile chiedere il rimborso sono i seguenti, organizzati da Live Nation:

  • LANA DEL REY – Arena Di Verona: 9 giugno 2020
  • CAMILA CABELLO – Milano (Mediolanum Forum): 24 giugno 2020
  • JAMES BLUNT – Roma (Palazzo dello Sport): 30 settembre 2020
  • LAUV – Milano (Fabrique): 16 maggio 2020
  • TONES & I – Milano (Circolo Magnolia): 25 giugno 2020
  • JEHNNY BETH – Milano (Circolo Magnolia): 9 giugno 2020
  • GUNS’N’ROSES – Firenze (Firenze Rocks): 12 giugno 2020

Chi può ottenere il rimborso

Le richieste saranno accettate da parte dei clienti che soddisfano le seguenti caratteristiche:

  • il rimborso è già stato richiesto tramite voucher secondo i termini previsti
  • il voucher deve essere integro e non parzialmente riutilizzato
  • il voucher è stato emesso per uno degli show cancellati presenti nella lista

Le richieste di rimborso potranno essere inviate al sistema di vendita (TicketOne, VivaTicket e Ticketmaster) da cui è stato emesso il voucher, a partire dal 18 settembre 2020 e non oltre il 17 ottobre 2020.

Il caso voucher: come richiederli

Con la crisi del mondo dello spettacolo e degli eventi live, la soluzione promossa inizialmente dal governo e dai grandi rivenditori di biglietti come TicketOne, VivaTicket e altri, è stata quella di proporre dei rimborsi sotto forma di voucher.

Validi per 18 mesi, i voucher garantiscono la spendibilità per tutti gli spettacoli organizzati dal gruppo promotore del concerto cancellato. Questo ha portato a diverse polemiche, legate soprattutto ai gusti degli spettatori. Perché se ho acquistato un biglietto per Paul McCartney devo scegliere se andare a vedere Ben Harper o Céline Dion?

All’interno del Decreto Cura Italia non è prevista la restituzione in denaro dei soldi del biglietto, per tutelare lavoratori e promoter. Questa soluzione è stata adottata anche in diversi paesi europei, come Francia e Belgio, mentre negli Stati Uniti è prevista la cancellazione con rimborso.

Concerti riprogrammati: il 2021 sarà l’anno degli spettacoli “recuperati”

La grande maggioranza dei promoter e degli artisti italiani ha scelto di riprogrammare le date dei tour per il 2021, bloccando i biglietti già acquistati per quest’anno.

Dopo le class action suscitate dalle cancellazioni di maggio e dall’adozione dei voucher da parte del gruppo D’Alessandro & Galli, con tanto di esposto del Codacons, il mondo dello spettacolo ha scelto la strada del rinvio, tutelando lavoratori e fan.

La richiesta crescente di restituzioni in denaro, annunciata tra gli altri dalla band dei Tool per il loro tour negli Stati Uniti, ha suscitato reazioni controverse nel nostro Paese.

Voucher e rinvii hanno scontentato molti spettatori: da un lato il vincolo di dover scegliere tra spettacoli o concerti che non incontrano i gusti del consumatore, dall’altro il problema di un calendario 2021 imposto dagli organizzatori, bloccando il denaro degli acquirenti per mesi.

 

La solidarietà verso i lavoratori dello spettacolo vale il prezzo del biglietto

Le soluzioni proposte dal governo italiano a tutela dei consumatori tengono conto del momento di assoluta crisi di chi si muove dietro le quinte dell’intrattenimento: elettricisti, fonici, macchinisti, scenografi, truccatori, ballerini, musicisti e attori rappresentano un settore messo in ginocchio dall’emergenza e tutelato in minima parte dalle manovre varate finora.

I sostenitori del rimborso in denaro sostengono che la possibilità di organizzare nuovi tour nel 2021 sia una garanzia sufficiente per i professionisti del settore. Questo però non coprirebbe in ogni caso le enormi perdite economiche date dal rimborso di 20 / 30 mila biglietti di un solo concerto.

La solidarietà verso il mondo dello spettacolo passa anche dai consumatori, cioè coloro che hanno acquistato un biglietto per un qualunque spettacolo programmato nel 2020.

La messa in sicurezza di teatri e sale concerti rappresenta un costo ulteriore, soprattutto in vista della ripartenza del 15 giugno degli spettacoli al chiuso. Saranno venduti meno biglietti a causa del distanziamento, oltre a tutte le misure per garantire le norme sanitarie. I gruppi ZED! e Ticketmaster stanno sperimentando un sistema di “autocertificazione” per il pubblico di cinema e teatri, adottabile anche per concerti ed eventi. Si tratterebbe di un modulo online, accompagnato al biglietto e compilabile fino a 24 ore prima dello spettacolo, dove l’utente dichiara il proprio stato di salute e se è accompagnato da familiari o conviventi. Al momento il progetto si sta attivando in Veneto e se avrà successo, diffuso in tutta Italia.

Accettare i voucher, rinunciare al rimborso degli abbonamenti teatrali, partecipare alle iniziative dei “biglietti sospesi” attive in moltissimi teatri e cinema italiani, o semplicemente aspettare qualche mese, potrebbe fare la differenza tra la chiusura (come purtroppo è accaduto per il Circolo Ohibò di Milano) e la sopravvivenza di teatri, palazzetti e organizzazioni culturali.