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La libreria delle storie sospese: intervista a Cristina Di Canio

libreria storie sospese
Foto di Stefania Schiocca

Ore 15,40 di un sabato in cui il sole che riscalda Milano non ha niente da invidiare a nessuna città del Sud. Siamo in zona 4, per l’esattezza in via Sannio 18, dentro la libreria di Cristina Di Canio, 32 anni, che ha come nome ufficiale Il mio libro ma che forse ai più è nota come “Scatola Lilla”.

La libreria ha aperto da poco eppure la gente è già lì in coda ad aspettare perché la sua copia de La libreria delle storie sospese (Rizzoli) venga autografata dalla scrittrice. Che in questo caso coincide con la libraria. E già, perché questa libreria, a due passi dalla Stazione di Porta Romana e della metro Lodi, con le sue storie, i suoi visitatori, con quel pezzo di Milano che da periferia sta diventando sempre più “centro”, è al centro di quest’opera.

“È un libro che ha struttura, molto bello”, dice una signora con il sorriso stampato in fronte e aggiunge “ho iniziato a leggerlo alle 11 di questa mattina e l’ho già finito”. “Sono venuta apposta per te qui con il BikeMi”, le fa eco una ragazza che promette di tornare per la presentazione. Una libreria piccola “quasi quanto una scatola che ho scelto di tinteggiare lilla perché, sai, farla di un solo colore costa meno”, spiega Cristina, che è però un bel pezzo di Milano dove la gente si riunisce, partecipa a gruppi di lettura, si fa consigliare, ma soprattutto si ferma qui per quattro chiacchiere di ritorno dal lavoro (in zona ci sono tanti uffici) o in attesa di trovarlo. “Vengo qui alle 15 e non me ne vado mai prima delle 19” precisa un’altra ragazza che la frequenta da quando è nata, nel 2010.

libreria storie sospese

Cristina, come viene in mente a una libraria di scrivere “La libreria delle storie sospese”?

“Per caso. Ero ad Affori per un evento in cui mi occupavo del banchetto di vendita libri e durante una cena ho incontrato delle persone alle quali ho cominciato a raccontare della libreria e delle storie che nascono dentro, in particolare quella del libro sospeso (che prende il nome dall’usanza nata a Napoli del caffè sospeso). Grazie a questa iniziativa, che consiste nell’acquistare un libro che verrà dato alla persona che entra nella libreria subito, due persone si sono ‘corteggiate’ a distanza. Lei ha comprato un libro che sarebbe andato al primo entrato, lui quando l’ha ricevuto ne ha preso un altro e ha detto: ‘Voglio che vada alla ragazza che mi ha regalato questo’. E così via: libri sospesi con dediche nei frontespizi hanno dato vita a questa storia. La Rizzoli ha detto ‘Andiamo all’estero a cercare le storie quando invece sono qui’ e così, nel marzo 2015, ha avuto inizio tutto. Amo tanto leggere, ma non volevo scrivere un libro, anzi credo sia molto difficile farlo. Poi mica avevo storie da raccontare, da creare, solo quelle che vedo ogni giorno qui in questa libreria che è certamente una libreria di quartiere”.

E infatti alla presentazione la gente non era poca…

“Oltre 200 persone qui in via Sannio, ma la festa è proseguita e prosegue altrove: sui social, su internet, nei messaggi di chi mi scrive. Questa è una libreria che ha puntato sul lato umano.

Cosa che per altro hai fatto anche tu. È vero che hai lasciato un contratto a tempo indeterminato?

“Sì, diversi lavori a tempo indeterminato, l’ultimo da assistente di direzione per una società austriaca, viaggi pagati e tutto il resto. Ma avevo voglia di indipendenza e di rispondere alla domanda ‘Cosa vuoi fare da grande?’ e la mia risposta era lavorare con i libri. Penso di avere mandato il CV a tutte le librerie di Milano ed eccomi qui con una libreria in affitto e un mutuo di 10 anni per pagare quello che c’è dentro”.

Torniamo al libro: quanto c’è di Milano? Quanto delle persone che vengono in libreria?

“Tanto di entrambi, anche se la voce narrante non è quella di una ragazza di 32 anni, ma di Adele, 80 anni, che racconta quanto Milano sia cambiata da quando lei ci si è trasferita dalla Puglia. Adele mi ha permesso di far rivivere i racconti che mia madre, siciliana, mi faceva della città. Erano i tempi in cui c’erano i cartelli ‘Non si affittano le case ai meridionali’, la Milano della Tecnomasio Italiano Brown Boveri (acronimo TIBB, storica azienda di impianti frenanti) sorta proprio in questo quartiere, dove appunto sono nata e cresciuta (proprio nella via omonima) in una casa di ringhiera e dove venivano ad abitare gli operai, negli anni della lotta. Io stessa ricordo che in estate con le amiche giocavamo tranquillamente per strada. Milano è cambiata, adesso è in continuo fermento culturale, artistico, musicale”.

E com’è vista dalla Scatola Lilla? Avere una libreria da 5 anni ti avrà dato modo di osservarla con uno sguardo diverso…

“Milano (mi dice dopo essersi alzata nuovamente per baciare una cliente e prendere l’ultima edizione di Harry Potter a un bambino che la guarda a metà tra il timido e il curioso, ndr) è una città che ha un sacco di fame di storie, di persone pronte a fidarsi di qualcuno che gliele racconti e consigli. È una città che ha mondi diversi, ma che possono incontrarsi. Tra i miei clienti ho la super manager che dà ordini all’incaricato, con cui però ha in comune la lettura. È la città di gente che viene qui e si sente libera di chiedere qualsiasi libro, senza essere giudicata”.

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Stando a una classifica di Amazon del 2015, Milano è il posto in Italia dove si legge di più. In che modo e cosa leggono i milanesi?

“Trasversalmente di tutto, ma avendo tanti stimoli esterni o si fanno prendere da una storia o c’è il rischio che la abbandonino per sempre. Nella libreria Il mio libro magari vanno meno bene i saggi, ma molto la narrativa e in particolare gli autori contemporanei italiani. Questo sicuramente deriva dal fatto che faccio molte presentazioni con loro e che la gente si lascia consigliare. I milanesi (ma poi esistono i milanesi?!) leggono ovunque e tanto anche sui mezzi. Io poi faccio un gioco: se entro nella sala d’attesa di un medico e trovo 3 persone che leggono libri la giornata andrà bene. Al di là dei miei ghiribizzi, questo capita molto spesso”.

Il Salone del Libro ha preso il via martedì 10, dal tuo punto di vista, cosa consigli a chi ci andrà? Cosa non dovrebbe perdersi?

“Mi piace molto che quest’anno ci siano tante etichette indipendenti e un po’ meno che vengano ospitati gli editori a pagamento, cosa su cui non sono mai stata d’accordo. Per il resto, mi sento di dare solo questo consiglio: vivetelo chiedendo a un lettore che si è appena allontanato da uno stand o che ha una busta con un logo di una casa editrice, cosa ha visto di particolare, cosa consiglia di vedere. Chi meglio di un lettore spassionato può dare un suggerimento? Incuriositevi e chiedete, in fondo è anche un modo per conoscere gente. Specie se al Salone andate da soli (Cristina sarà sabato 14 allo stand Rizzoli, pad. 3 per un firmacopie, ndr).

Infine non tutti i librai finiscono sulla copertina di un libro… cosa significa per te?

“Oltre a una fortissima emozione, significa vedere cosa succede anche dall’altra parte quindi capire ancora di più questa catena- filiera editoriale, in questo caso io che vendo capisco anche come si costruisce un libro e cosa ci sta dietro. Ti anticipo la domanda che mi hanno fatto in questi giorni: ‘Ne voglio scrivere un altro?’. Non avrei mai pensato di scrivere neanche questo. Ho accettato solo perché c’era una storia, anzi delle storie. E le storie vanno raccontate”.

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