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Cuties: di cosa parla il film dietro la campagna “Cancel Netflix”

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Da alcuni giorni su Twitter un’onda di dissenso si è abbattuta su Netflix a causa di un film controverso, Cuties, o Mignonnes nell’originale francese, firmata dall’hashtag #cancelnetflix. Se si trattasse di una polemica sterile, come quella che seguì la temporanea rimozione negli Stati Uniti di Via Col Vento per inserire un disclaimer, non staremo qui a discuterne.

Cuties però non è un classico del 1938, e nemmeno un film trash e di cattivo gusto come 365 giorni, anzi: si tratta di un film forte, profondo e con tematiche attualissime. Cos’ha fatto scattare allora la tagliola del web, tanto da far crollare le azioni di Netflix (9 miliardi di dollari persi in un solo giorno)?

Cuties: la trama del film

Il film è uscito il 21 agosto 2020, dopo essere stato premiato al Sundance Film Festival, con una particolare attenzione alla regista, la francese Maïmouna Doucouré, al suo primo successo cinematografico. Sulla piattaforma streaming Cuties è approdato il 9 settembre in tutto il mondo.

Il film racconta con una regia diretta, cruda e trasparente, la storia della piccola Amy (Fathia Youssouf), bimba senegalese di 11 anni, alle prese con una famiglia estremamente tradizionalista e un ambiente scolastico dove le coetanee si truccano e si vestono da adulte. Amy perde la bussola in questo mondo fragile, dove le vere amicizie non esistono e tutto è basato sull’apparenza (una delle “amiche” le dirà dopo un litigio “io voglio ancora essere tua amica, ma non davanti alle altre, non si può”).

Il gruppo di ragazzine di cui Amy tenta di far parte vuole a tutti i costi partecipare a un contest di ballo, attraverso mosse esplicite, twerk e gesti ammiccanti che sconvolgono persino il pubblico presente alla gara. La competizione è un mezzo attraverso cui la regista racconta la lotta estenuante di queste bambine per non essere più bambine, per sentirsi sexy nel modo sbagliato, prive di una guida nel mondo degli adulti.

Chi si ricorda come è stato essere preadolescenti sente il film come una ferita, riconosce quelle dinamiche tra coetanei, dove un litigio diventa una tragedia e l’opinione del leader del gruppo conta talmente tanto da essere pronti a fare follie per compiacerlo.

Esattamente questo fa Amy, che una volta chiusa la porta dietro quel mondo faticoso trova ad aspettarla una famiglia impossibile. Il padre sta per tornare dal Senegal con la sua seconda promessa sposa, obbligando la madre della bambina a organizzare il matrimonio in casa loro. Le figure femminili di riferimento la spaventano, chiuse in tradizioni soffocanti e dettami terribili sul ruolo della donna come serva del marito.

Amy è ingenua, come tutte siamo state ingenue a 11 anni. Quando mettere il rossetto e la minigonna era a metà tra un gioco e una provocazione per sentirsi adulte, mentendo persino sull’età per piacere ai ragazzi, come fanno le ragazzine che Amy segue disperatamente.

#cancelnetlifx e QAnon: cosa ha di sbagliato questo film?

L’ondata di sdegno è partita, ovviamente, dagli Stati Uniti, con una petizione su Change.org che ha raccolto più di 70 mila firme e l’invito a boicottare Netflix cancellando l’abbonamento. A scatenare le polemiche sono le scene di ballo in cui le ragazze undicenni twerkano e vengono ipersessualizzate con abiti e movenze da adulte.

Un altro punto contro la pellicola è la categoria di distribuzione PEGI 14, visto come una strizzata d’occhio a target di riferimento più adulti, confermando la sessualità esplicita (che esplicita non è) all’interno di Cuties.

A fare da appoggio all’isterismo collettivo legato al film è senza dubbio QAnon, il gruppo di complottisti che si sta pericolosamente radicando negli USA, con diramazioni diffuse anche in Europa e in Italia. La teoria QAnon sostiene che Donald Trump, e in generale tutti i capi di Stato sovranisti del mondo, siano gli ultimi baluardi contro un potere occulto composto da satanisti pedofili, infiltrati tra le fila dei Democratici americani e nel mondo del cinema e dei media.

Una volta preso atto di questa teoria e dell’enorme popolarità che sta avendo in questi mesi soprattutto sui social, comprendere il perché un film con un focus di denuncia molto simile a Little Miss Sunshine, (2006) che punta il dito contro gli orrendi concorsi di bellezza per bambine made in USA, e al nostro Ricordati di Me, (2003) dove la 18enne Valentina vive nell’ossessione di fare la valletta, è diventato improvvisamente il fattore scatenante per il crollo azionario di Netflix.

Cuties non ha niente di sbagliato o di voyeuristico, anzi è un film che può aiutare gli adulti a comprendere meglio le proprie figlie in una fase della vita così delicata, e le bambine a capire come la propria identità sia più importante di amiche volubili e trucchi per sembrare più grandi. Fatevi un favore, spegnete internet e guardatevi un bel film.