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La mostra “Animals” di Steve McCurry inaugura il nuovo MUDEC PHOTO del Museo delle Culture

animals steve mccurry
Steve McCurry, Chiang Mai, Thailandia. Anno: 2010 Credits: © Steve McCurry

Si chiama MUDEC PHOTO, il nuovo spazio espositivo che il Museo delle Culture – che non smette mai di stupirci – dedicata alla fotografia d’autore.

Uno spazio che, nella struttura nata nel 2015, va ad aggiungersi agli ottomila reperti tra opere d’arte, oggetti d’uso, tessuti e strumenti musicali provenienti da diversi continenti, alla collezione permanente e alle già quindici mostre, con oltre un milione e mezzo di visitatori, che ha organizzato in questi 3 anni.

La sezione dedicata alla fotografia (non si accede direttamente dalla solita entrata dal museo ma dalla struttura di fronte) si pone l’obiettivo di coniugare la più alta ricerca e indagine artistica con la capacità di narrazione che è tipica della fotografia, conosciuta anche come “ottva arte”.

Lo farà con due mostre temporanee all’anno e una serie di attività legate a questo mondo.

La mostra Animals di Steve McCurry

La prima mostra è quella che abbiamo avuto modo di vedere in anteprima, Animals, che apre il 16 dicembre per chiudersi il 31 marzo 2019. Protagonista assoluto uno di quei nomi che tutti, anche i meno appassionati, conoscono: Steve McCurry, quattro volte vincitore del World Press Photo, ma anche di altri importanti premi di fotografia come la Robert Capa Gold Metal e il National Press Photographers Award.

Cosa vedrete in mostra

La sua “Animals”, progetto espositivo creato ad hoc per il MUDEC, prevede 60 scatti tra famosi e meno noti che racconteranno le tante storie vissute dal fotografo e che legano indissolubilmente gli uomini agli animali e viceversa.

Perché proprio gli animali? Lo ha raccontato lo stesso McCurry in conferenza stampa:


A dire il vero, il progetto Animals ha origini nel 1992 quando il fotografo Steve McCurry svolge una missione nei territori di guerra nell’area del Golfo per documentare il disastroso impatto ambientale e faunistico nei luoghi del conflitto.

McCurry tornerà dal Golfo con alcune delle sue più celebri immagini “icone”, come i cammelli che attraversano i pozzi di petrolio in fiamme e gli uccelli migratori interamente cosparsi di petrolio. Con questo reportage vincerà nello stesso anno il prestigioso Word Press Photo.

Animali che, a differenza di come avviene “con gli uomini, con cui puoi lavorare all’inquadratura, non sono facili da ritrarre”.

O, come nella foto che vedete nella copertina di questo articol in alto che sempre McCurry spiega come è stata realizzata:

“Il ragazzo che vedete a dire il vero è un addestratore di elefanti. Questo, nella mia carriera, è stato un momento molto fortunato perché l’elefante si è mosso verso il ragazzo, probabilmente doveva grattarsi il dorso, ma sembra quasi che volesse sbirciare cosa leggesse”.

Animali come via alla sopravvivenza (gli animali da lavoro), animali talvolta sfruttati come unica risorsa a una condizione di miseria, altre volte amati e riconosciuti come compagni di vita per alleviare miserie, o semplicemente per una forma di simbiotico affetto; sempre in uno spirito da esploratore delle relazioni umane.

Per creare la mostra Animals autore e curatrice, Biba Giacchetto, hanno lavorato all’unisono addentrandosi nell’immenso archivio del fotografo per selezionare una collezione di immagini che raccontassero in un unico affresco le diverse condizioni degli animali.

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Steve McCurry, Kabul Afghanistan. Anno: 2002, Credits: © Steve McCurry

Il percorso della mostra

Lo vedrete: avrete molta libertà nel guardare le foto, anche se in realtà c’è un‘invisibile mappa articolata su diversi registri emotivi, in grado di alternare le immagini più impegnative ad altre di grande leggerezza e positività.

Immagini dure, dove la natura, quando si scatena, segna e cambia definitivamente la morfologia del territorio; immagini di animali che ci raccontano in realtà storie di sopravvivenza umana; ma anche racconti più soavi, poetici o ironici, come i ritratti di animali, fieri protagonisti in simbiotica posa con i loro padroni (ora un cane fashionista tinto di rosa a Hollywood, ora un serpente a guisa di collana in un supermercato americano), e ancora una capra, una scimmia, un’iguana o due topolini bianchi scelti come “testimonial” di questa mostra.

Perché vedere la mostra

Di motivi ce ne sono tanti, ma qui ve ne diciamo tre:

  • perché è fotografia di alto livello, d’autore e in un mondo in cui tutti sembra possano scattare delle immagini, vedere queste foto che sono dei “racconti sospesi”, dà la sensazione di come l’ottava arte sia appunto arte, pertanto richieda talento, esperienza e intuito.
  • perché queste foto sono quasi “dipinte”, i colori, la composizione tutto dà un’emozione indescrivibile e potreste restare diverse decine di minuti per coglierle nella sua interezza o farvi attrarre da un particolare. Sono foto “prive di tempo” e pertanto indelebili.
  • perché, come ha detto la curatrice, Animals ci fa ricordare che non siamo soli in questo mondo. E in momenti di frenesia assoluta da Natale e regali da fare, forse c’è sempre più bisogno di rammentare che c’è altro oltre ai “nostri impegni”.

Riassumendo

Animals – di Steve McCurry
MUDEC PHOTO – Museo delle Culture
fino al 31 marzo 2019
Biglietti: intero 10 euro, ridotto 8

Per tutte le informazioni: www.mudec.it

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