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Quando il cinema esalta l’Arte. ‘Tintoretto. Un ribelle a Venezia’: la recensione

Maria Lucia TangorraMaria Lucia Tangorra 3 settimane fa
Tintoretto. Un ribelle a Venezia recensione
courtesy: Sky Arts Production Hub.

Tintoretto. Un ribelle a Venezia è un docu-film che, già dopo i primi secondi, ti porta a pensare quanto poco sappiamo dei nostri artisti e come lavori di questa portata ci permettano di colmare queste lacune, riassaporando anche il desiderio di viaggiare per poter vedere queste opere d’arte dal vivo. A meno di aver fatto studi specifici, il grande pubblico collega più Tiziano al Cinquecento che non il ribelle veneziano.

In occasione dei cinquecento anni dalla nascita di Tintoretto, questo progetto cinematografico ci fornisce l’opportunità di addentrarci nella vita e nell’arte di un artista che ha letteralmente cambiato la storia dell’arte

Tintoretto. Un ribelle a Venezia: scheda

Figlio di un tintore, da cui il suo nome d’arte, Jacopo Tintoretto (1519-1594), nato a Venezia, non l’ha mai abbandonata, nemmeno negli anni della peste. Immergendoci nella Venezia del Rinascimento in alcuni dei luoghi che più conservano la memoria dell’artista, da Palazzo Ducale all’Archivio di Stato, da Piazza San Marco alla Scuola di San Rocco, verremo così guidati attraverso le vicende di Jacopo Robusti, in arte Tintoretto, dai primi anni della sua formazione artistica fino alla morte, senza trascurare l’affascinante fase della formazione della sua bottega, luogo in cui lavorano anche alcuni dei suoi figli, Domenico, che erediterà l’impresa del padre, e l’amatissima Marietta, talentuosa pittrice.

Ripercorrendo la vita del pittore, un artista spregiudicato e inquieto caratterizzato da un’infinita voglia di indipendenza e un amore assoluto per la libertà, Tintoretto. Un Ribelle a Venezia delineerà i tratti della Venezia del 1500, un secolo culturalmente rigoglioso che vede tra i suoi protagonisti altri due giganti della pittura come Tiziano e Veronese, eterni rivali di Tintoretto in un’epoca in cui la Serenissima conferma il suo dominio marittimo diventando uno dei porti mercantili più potenti d’Europa e affronta la drammatica peste del 1575-77, che stermina gran parte della popolazione lasciando un segno indelebile nella Laguna. Proprio durante la peste, in una Venezia deserta, cupa e spettrale, con i cadaveri degli appestati lungo i canali, Tintoretto rimarrà in città per continuare la sua più grande opera: il ciclo di dipinti della Scuola Grande di San Rocco, una serie di teleri che coprono i soffitti e le pareti dell’edificio della confraternita. Nessuno all’epoca, nemmeno Michelangelo nella Cappella Sistina, vantava di aver firmato ogni dipinto all’interno di un edificio.

Tintoretto. Un ribelle a Venezia: recensione

“Credo che fosse un intelligente, carismatico, determinato, testardo e impertinente opportunista che ha costruito la sua carriera come una proto rock star”, ha affermato David Bowie, talmente innamorato del pittore da chiamare la propria etichetta discografica Tintoretto Music. Questa riflessione balza immediatamente all’occhio durante i primi fotogrammi del docu-film. La regia di Giuseppe Domingo Romano “Pepsy Romanoff” non ricorre ad effetti speciali, ma esalta la genialità di un artista facendoci cogliere da vicino le pennellate come mai si riuscirebbe pur osservando dal vivo le opere.

Si viene letteralmente investiti da cotanta Bellezza, in particolare dalla sala della Scuola Grande di San Rocco, ma anche i primi lavori non sono da meno. Uno degli aspetti di valore di Tintoretto. Un ribelle a Venezia consiste nel riuscire a ripercorrere non solo l’esistenza, ma proprio l’evoluzione pittorica, facendocela cogliere nelle minime sfumature e avvalendosi di illustri testimonianze (gli storici dell’arte Kate Bryan, Matteo Casini, Astrid Zenkert, Agnese Chiari Moretto Wiel, Michel Hochmann, Tom Nichols e Frederick Ilchman, curatore della mostra ‘Tintoretto 1519-1594’ di Palazzo Ducale, le scrittrici Melania G. Mazzucco e Igiaba Scego, le restauratrici Sabina Vedovello e Irene Zuliani, impegnate nel restauro delle Due Marie di Tintoretto).

Stefano Accorsi, con la sua voce calda, ci traghetta nei meandri veneziani di allora e nelle peculiarità di un artista che dimostra quasi subito un senso spettacolare della luce (impossibile non pensare anche a Caravaggio), dando vita a una dimensione teatrale, con delle pose forti e intense che segnarono una rottura con ciò che si era visto. Tutto diventa tangibile, quasi sfiorabile, è come se fossimo lì, nell’hic et nunc ma con lo sguardo e le conoscenze di oggi.

È difficile narrarvi dettagliatamente progetti cinematografici come questo, non perché non si possano riassumere, ma perché meritano una visione in sala in un “a tu per tu” con l’Arte. Jean-Paul Sartre lo ha definito “il primo regista della storia” e gli esperti, analizzando le opere del secondo periodo ci mostrano la lungimiranza che ebbe nello sfruttare la profondità dello spazio, ribaltando certe prospettive (compresa l’immagine che si aveva delle nozze di Cana) e anticipando anche l’idea del fermo immagine.

Non resta che consigliarvi di godervi questo viaggio al cinema (uscita evento con Nexo Digital 25, 26 e 27 febbraio 2019). Subito dopo potreste aver voglia di recarvi nella Serenissima per visitarla con occhi nuovi.

Dopo il debutto italiano, il film sarà distribuito nei cinema del mondo.

Tintoretto. Un ribelle a Venezia: graphic novel

Curiosità: Sky Arte ha deciso di onorare questo anniversario lanciando, in contemporanea al documentario, anche un’inedita biografia a fumetti. “Tintoretto. Un ribelle a Venezia è infatti anche una graphic novel per lettori dai 14 anni in su, scritta da Alberto Bonanni su disegni di Gianmarco Veronesi. Il volume ripercorre in quattro capitoli a colori la vita dell’artista veneziano e la sua presunta rivalità con un altro maestro della scena artistica del ‘500: Tiziano Vecellio. Si tratta della prima pubblicazione a fumetti realizzata da Sky Arte in collaborazione con TIWI, studio creativo già editore del premiato marchio di albi illustrati per la prima infanzia minibombo. Il volume sarà disponibile in tutte le librerie da marzo 2019” (dalla nota ufficiale).

Grande Arte al Cinema 2019

Ecco le prossime uscite previste fino a maggio 2019:
– ‘Gaugin a Tahiti. Il paradiso perduto’: 25, 26 e 27 marzo
– ‘Il museo del Prado. La corte delle meraviglie’: 15, 16 e 17 aprile
– ‘Il giovane Picasso’: 6, 7 e 8 maggio
– ‘Dentro Caravaggio’: 27, 28 e 29 maggio

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