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Scamarcio, Boni, Pesce e Gerini in ‘Non sono un assassino’. La recensione

Non sono un assassino recensione

Non sono un assassino: sinossi

Il vice questore Francesco Prencipe (Riccardo Scamarcio) esce di casa per raggiungere il suo migliore amico, il giudice Giovanni Mastropaolo (Alessio Boni), che non vede da
quasi due anni. Due ore di macchina per un colloquio di poche parole. Una domanda.
Una risposta. Quella stessa mattina il giudice viene trovato morto, freddato da un colpo di pistola alla testa. Francesco è l’ultimo ad averlo visto. Solo sue le impronte nella casa. Solo suo il tempo per uccidere.
A interrogarlo e accusarlo una PM (Claudia Gerini) che conosce il suo passato, a
difenderlo l’avvocato amico di una vita (Edoardo Pesce). Nell’attesa che lo separa dal processo, le immagini del passato di Francesco si accavallano incoerenti nel disperato tentativo di arrivare al vero assassino. E alla verità di una vita intera.

Non sono un assassino: trailer

Non sono un assassino: recensione

“«Bene, se l’indagato non ha nulla da aggiungere, per me può bastare» sentenziò il sostituto procuratore. La sua voce mi graffiò come un’unghia avvelenata.
L’interrogatorio era finito.
La battaglia per riconquistare la libertà era appena iniziata”. Si tratta del primo capitolo dell’omonimo romanzo di Francesco Caringella da cui Andrea Zaccariello ha deciso di trarre un’opera di genere. I primi minuti del lungometraggio partono da un altro momento della storia, il punto di vista, però, è sempre in soggettiva quello di Prencipe, il quale percorre come un funambolo il sottile filo di verità e menzogna, ancor più durante il processo.

Sul piano stilistico (compresa la cura nella fotografia di Fabio Zamarion) Non sono un assassino non delude le aspettative dimostrando di saper stare sull’azione creando la giusta tensione – a tratti viene in mente il cinema americano di Grishman; ma su quello della scrittura pecca di ingenuità e di alcuni meccanismi, certo classici, dove, però, non viene aggiunto quel quid in più in grado di spiazzare. La decisione di optare per continui flashback non si rivela sempre idonea ai fini della linearità e del ritmo. Sicuramente il cast di livello si è impegnato nel tratteggiare i rispettivi ruoli, ma alcune scelte (vedi la cadenza di Pesce, il trucco di Boni o il tono della Gerini) – ci duole dirlo – non li hanno messi in condizione di essere credibili al 100%.

Boni e Scamarcio sono molto bravi – anche in scene brevi, appartenenti al passato – a raccontare l’amicizia, quella che dovrebbe essere che dovrebbe essere con la A maiuscola. Un elemento importante è costituito dalle donne, rappresentate non solo dal pubblico ministero, ma anche da coloro che sono state compagne di questi due uomini (e sarebbe stato interessante dar loro ancora più spazio e profondità). In particolare colpisce l’interpretazione di Barbara Ronchi, che da copione non ha tantissime battute, eppure comunica con lo sguardo, le reazioni e e le decisioni che prende. Si può ipotizzare che un ulteriore protagonista sia il paesaggio pugliese, lontano da cliché, ma determinante anche ai fini delle indagini. Completano il cast Sarah Felberbaum, Caterina Shulha, Elisa Visari e Silvia D’Amico.

Dopo l’anteprima mondiale al Bif&st 2019, il film è stato distribuito in numerose copie, segno di un importante investimento sugli stessi spettatori, trattandosi anche di cinema di genere. Complessivamente Non sono un assassino è un legal thriller ben confezionato dal punto di vista formale, ma che purtroppo spreca alcune occasioni ai fini dell’impatto che avrebbe potuto avere sul pubblico.

Il nostro voto

6

La frase

“Io ora ti racconto una storia disorientante”

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