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Il manicomio di Mombello, tra i luoghi maledetti della Lombardia

Arianna De FeliceArianna De Felice 4 settimane fa
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Avete mai visto su Instagram o su altri social foto di edifici abbandonati terrificanti ma che, per un strano effetto psicologico, fanno scaturire nell’osservatore un gran desiderio di esplorarli in ogni caso? Ce ne sono diversi, molti sono ancora luoghi in ottimo stato nonostante siano deserti: per questo spesso vengono ‘nascosti’ ai più per evitare che questo particolare turismo o vandali ne rovinino l’atmosfera.

Altri invece sono molto conosciuti anche sul web o addirittura hanno un sito dedicato. Tra questi anche il paese dei Balocchi di Consonno. Altri ancora sono semplicemente conosciuti perché luogo di storie tristi e che oggi vengono utilizzati da molti per set fotografici o cinematografici. Uno di questi è l’ex manicomio di Mombello.

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Storia dell’ex manicomio di Mombello

Il vero nome del luogo in questione è ospedale psichiatrico Antoni di Limbiate, ma da molti, soprattutto oggi, è conosciuto come l’ex manicomio di Mombello. Si trova a Limbiate, in provincia di Monza, adagiato su una curva stradale, alla quale si accede da un ingresso che apparentemente nasconde più che invitare a entrare.

Fino a metà degli anni Settanta, però, la struttura era tra i più importanti ospedali psichiatrici e arrivò a ospitare circa 3 mila pazienti, tra di loro anche il figlio illegittimo di Benito Mussolini. All’interno vi era una piccola città con uffici amministrativi, lavanderie, un teatro e perfino la sede di un giornale, La Gazzetta del Manicomio della provincia di Milano in Mombello, stampato per circa 25 anni.

Una città nella città grande oltre 40 mila metri quadri tra stanze, celle e corridoi, che nascondeva la sofferenza dei pazienti. A separarlo dalla civiltà un enorme muro di pietra alto due metri e lungo 3 chilometri.

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Mombello oggi, luogo abbandonato

Mombello oggi racchiude una serie di spaccati di vita di tutto quello che si trovava dall’altra parte dell’enorme muro, dagli edifici, ai mobili rimasti fino ai ricordi di chi lì dentro rimase per anni. Camminando tra le macerie, sempre stando attenti a dove si va (d’altronde è sempre un luogo abbandonato e pericolante), ci si imbatte in mobili sottosopra, scale che terminano in enormi buchi, lettini abbandonati o sfondati e in cartelle cliniche e radiografie. In alcuni angoli la natura ha preso il sopravvento sulle costruzioni e sempre più spesso capita di vedere vetrate sostituite dagli alberi.

Trattandosi di un luogo in rovina bisogna sempre prestare la massima attenzione e recarvisi col giusto abbigliamento, possibilmente di giorno e comunque attrezzati di torcia. Nonostante questo l’ex manicomio di Mombello è uno dei posti più conosciuti da writer, curiosi, fotografi in alla ricerca di un set particolare, ed è persino oggetto di una pagina dedicata su Tripadvisor.

Diversi sono anche i registi e gli attori che hanno passeggiato per il corridoi abbandonati, tra gli ultimi avvistati Johnny Deep durante le riprese di “7 Days 7 Girls” del regista genovese Luciani Silighini.