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Lo sconosciuto del lago recensione: le passioni secondo Guiraudie

Lo sconosciuto del lago locandina filmScandalo e ovazioni della critica al Festival di Cannes per l’ultimo film di Alain GuiraudieLo sconosciuto del lago”, pellicola vincitrice del premio per la miglior regia (sezione Un Certain Regard) in uscita nelle sale itlaiane giovedì 26 settembre. Bisogna abbandonare qualsiasi sorta di pregiudizio. Guiraudie decide di entrare dalla porta principale nel cuore delle passioni, non aggira l’oggetto ma penetra nel vivo, senza mezze misure.

Il regista costruisce un impianto narrativo torbido e feroce, un noir anticonformista, caratterizzato da un forte realismo. Lo scenario è la riva di un lago nel periodo estivo, luogo in cui una comunità gay è in cerca di sesso occasionale. Fra loro c’è Franck (Pierre Deladonchamps) un giovane ragazzo che inizia un’intensa relazione con l’uomo più ambito della spiaggia, il vigoroso e arrogante Michel (Christophe Paou) , “l’anima nera”, lo spietato assassino che senza remore, si disfa del suo precedente amante affogandolo nelle tranquille acque del lago.

Livide atmosfere fanno da cornice, la natura entra prorompente come protagonista con la serena e apparente quiete del lago, il suono delle cicale, il fruscio del bosco, nel film non viene utilizzato alcun elemento musicale. Guiraudie come un pittore usa la luce naturale, tinge l’atmosfera noir di colori plumbei, per alimentare la tensione e il mistero, per poi affidarsi al chiarore solare per delineare un clima vivace, l’alone luminoso che accompagna degli amanti nell’estasi della passione.

Due amati così lontani: Franck e Michel, per il primo l’amore è affezione, il secondo al contrario è freddo e calcolatore, un “consumista” che “usa e getta” a suo piacimento le persone. Due personaggi così diversi eppure uniti nel destino, il giovane si lascia letteralmente trasportare dal partner e lo seguirà fino alle estreme conseguenze. A opporsi velatamente a questa voragine passionale c’è Henri, amico del giovane, enigmatico turista in cerca di riposo, che per questo decide di ritagliarsi un posto lontano dagli altri, è il confidente, un uomo solo e disilluso, abbandonato dalla fidanzata, rimane in solitaria meditazione, osserva da lontano la comunità. Henri, interpretato dall’intenso Patrick D’Assumcao, è quella coscienza che rimane emarginata, quella ragione inascoltata.

Si può dire che Guiraudie abbia imparato bene l’arte dai suoi predecessori esponenti della Nouvelle Vague: film girato tutto in esterni, ispirato a tratti da “L’Enfant sauvage” di Truffaut, il regista indugia sui silenzi densi di significato, sospende il dialogo, punta tutto sui suoni, sulle azioni ripetute: come quando fa entrare giorno dopo giorno la macchina di Frank nel parcheggio del lago quasi a cadenzare il tempo e la routine. Tutto sembra immobile, come le acque chete lagunari, da cui viene recuperato il corpo del giovane annegato, l’elemento che avrebbe dovuto generare una risposta, una reazione da parte della comunità, in un luogo dove tutti si “incontrano”, ma nessuno si “conosce”.

Quello che esce da questa pellicola è un ritratto impietoso, un messaggio universale. “Lo sconosciuto del lago” è un film senz’altro d’atmosfera, che nonostante sia supportato da una regia di notevole livello, cede ingiustamente sul contenuto della storia, lasciando gran spazio all’aspetto morboso, funzionale ad accentuarne la “carnalità”, ma impoverendone la narrazione che risulta tutto sommato alquanto consueta, suggellata da un finale altrettanto prevedibile.

Il nostro voto: 7

Una frase: “Il lago è tutto per noi , siamo solo noi, cosa può succedere?” (Michel)

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