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Biennale di Venezia 2022: come arrivare, cosa vedere e dove mangiare

Beatrice Curti 3 settimane fa
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Padiglione Centrale, Giardini. Photo by Francesco Galli

Il 23 aprile 2022 ha aperto ufficialmente i battenti la 59° Biennale d’Arte di Venezia, uno degli eventi più importanti dedicati all’arte contemporanea in Italia e nel mondo. Quest’anno la rassegna è curata per la prima volta da una donna italiana, Cecilia Alemani, e per la prima volta sono le donne a rappresentare la maggioranza degli artisti esposti.

Alcuni numeri per capire meglio la Biennale: 58 paesi esposti, 213 artisti e oltre 1400 opere in mostra. Gli artisti italiani sono 26, tra cui Gian Maria Tosatti, che espone la sua opera “Storia della notte e del destino delle comete” al Padiglione Italia, curato da Eugenio Viola. Non si contano poi gli spazi indipendenti, le gallerie e le esposizioni di artisti italiani e internazionali esterni e paralleli al circuito Biennale diffusi in tutta la Laguna. Scopriamo allora come approcciarsi a questo grande evento e quali sono le mostre da non perdersi assolutamente.

Biennale di Venezia 2022: “Il latte dei sogni”

Il titolo scelto per l’Esposizione di quest’anno è Il latte dei sogni. “La mostra Il latte dei sogni prende il titolo da un libro di favole di Leonora Carrington (1917-2011) – spiega Cecilia Alemani, curatrice della Biennale- in cui l’artista surrealista descrive un mondo magico nel quale la vita viene costantemente reinventata attraverso il prisma dell’immaginazione e nel quale concesso è cambiare, trasformarsi, diventare altri da sé . L’esposizione Il latte dei sogni sceglie le creature fantastiche di Carrington, insieme a molte altre figure della trasformazione, come compagne di un viaggio immaginario attraverso le metamorfosi dei corpi e delle definizioni dell’umano“.

Come sta cambiando la definizione di umano? Quali sono le differenze che separano il vegetale, l’animale, l’umano e il non-umano? Quali sono le nostre responsabilità nei confronti dei nostri simili, delle altre forme di vita e del pianeta che abitiamo? E come sarebbe la vita senza di noi? Questi sono alcuni degli interrogativi che fanno da guida a questa edizione della Biennale Arte, la cui ricerca si concentra in particolare attorno a tre aree tematiche: la rappresentazione dei corpi e le loro metamorfosi; la relazione tra gli individui e le tecnologie; i legami che si intrecciano tra i corpi e la Terra.

La mostra si articola negli spazi del Padiglione Centrale ai Giardini e in quelli delle Corderie, delle Artiglierie e negli spazi esterni delle Gaggiandre e del Giardino delle Vergini nel complesso dell’Arsenale. Questi spazi si concentrano nell’area su est di Venezia, a circa 40 minuti a piedi dalla stazione di Venezia Santa Lucia, da cui partono treni da e per Milano ogni ora. Per maggiori informazioni per prezzi e orari consultare il sito di Trenitalia o le app dedicate.

Info e biglietti per la Biennale di Venezia

Orari:

  • Dal 23 aprile al 25 settembre: 11 – 19 (ultimo ingresso: 18.45)
  • Dal 27 settembre al 27 novembre: 10 – 18 (ultimo ingresso: 17.45)
  • Chiuso il lunedì (tranne i lunedì 25/4, 30/5, 27/6, 25/07, 15/8, 5/9, 19/9, 31/10, 21/11)

Biglietti:

  • Intero: € 25
  • Ridotto: € 20 (over 65, residenti comune di Venezia)
  • Ridotto Studenti e/o Under 26: € 16
  • Gratuito: bambini fino ai 6 anni compiuti
  • Gruppi (min. 10 max. 25 persone):
    • Adulti € 18
    • Università € 15
    • Studenti scuole secondarie € 10

Cosa vedere alla Biennale di Venezia: 10 padiglioni da non perdere

La Biennale, come abbiamo visto dai suoi numeri, è un evento mastodontico. Per questo consigliamo di concentrarsi sui padiglioni più interessanti, che abbiamo ridotto a dieci, ma che in questa edizione della mostra abbondano.

Padiglione Italia

Storia della notte e del destino delle comete è il titolo dell’opera immersiva presente all’interno del Padiglione Italia, realizzata da Gian Maria Tosatti e curata da Eugenio Viola. Si tratta di un universo contemporaneo, vicino a noi per immaginario e sensibilità, ma allo stesso tempo distante e inafferrabile. Lo spettatore si muove tra macchinari industriali come in una ricostruzione archeologica, a cavallo tra un “passato non passato” e un futuro incerto, traballante.

L’opera di Tosatti parla di un’umanità assente, forse scomparsa per sempre. Le immagini della pandemia si sovrappongono a quelle di un paese in guerra, dove fuggire e lasciarsi tutto alle spalle è l’unica scelta. Il buio e il silenzio pesano come macigni sulle spalle dei visitatori, fino all’ultima stanza. Qui si accende la speranza, un barlume di vita e di umanità in mezzo a tanta morte. Una luce nel buio.

Padiglione Malta

Tra i lavori presenti all’Arsenale risalta senza dubbio l’opera di Arcangelo Sassolino, Giuseppe Schembri Bonaci e Brian Schembri per il Padiglione di Malta. Diplomazija Astuta è un progetto che si rivela efficacissimo nella realizzazione e nello schema concettuale. L’opera si basa sulla Decollazione di San Giovanni Battista di Caravaggio, conservata nella Cattedrale della Valletta a Malta.

Il dipinto viene sublimato in un’esperienza cinetica in cui, seguendo la ritmica di un canto gregoriano, gocce di acciaio fuso cadono in sette vasche d’acqua, disposte secondo i soggetti dell’opera di Caravaggio. Le lame di luce del metallo fuso squarciano il buio per un’istante, prima di cadere sibilando nell’acqua, rimandando a quell’uso unico del chiaroscuro tipico dell’artista milanese.

Padiglione Gran Bretagna

Il lavoro di Sonia Boyce, prima artista afro caraibica a rappresentare il Regno Unito alla Biennale, ha permesso al padiglione di conquistare il Leone d’Oro grazie alla sapiente commistione di mezzi artistici: dal video all’installazione sonora, dalla scultura alla pittura murale. La sede storica della Gran Bretagna nei Giardini diventa così uno spazio caleidoscopico dove il pubblico è invitato a partecipare all’azione artistica secondo la propria sensibilità, ballando e muovendosi in un gioco di improvvisazione collettiva.

Padiglione Brasile

L’opera di Jonathas de Andrade trasforma il padiglione del Brasile in uno spazio giocoso, simile alle sale dei musei scientifici dedicati al corpo umano. Le installazioni in mostra si basano su proverbi e modi di dire tipici del paese sudamericano basati sulle parti del corpo. I colori accesi, le trovate pop e le due grandi orecchie di entrata e uscita dal padiglione veicolano messaggi vicini al contesto sociale e politico brasiliano.

Padiglione della Repubblica di Corea

Organico e meccanico si mescolano come in una visione distopica nelle installazioni di Yunchul Kim. Il padiglione coreano, già star social di questa Biennale, ospita dragoni addormentati cangianti come scarabei, sistemi gorgoglianti riempiti con acqua della Corea e della stessa Venezia, iniettati come sangue in un sistema vitale che vitale non è.

In questo universo fantascientifico ispirato alle visioni di Hans Ruedi Giger, elementi naturali e sintetici convivono in piena armonia, secondo la poetica cara all’artista coreana.

Padiglione Ucraina

Nonostante l’iniziale annuncio di ritiro dalla Biennale di Venezia, gli artisti ucraini sono riusciti a presentare la loro opera grazie al sostegno della stessa istituzione e della comunità artistica internazionale. L’opera si trovava a Kyïv durante i primi bombardamenti, ma è stata messa al sicuro e completata a Venezia durante i primi giorni della Biennale.

L’opera, dell’artista Pavlo Makov, si intitola The Fountain of Exhaustion. Acqua Alta e si compone di una fontana realizzata con 78 imbuti di bronzo, dai quali cola sempre meno acqua, fino ad esaurirsi in poche gocce. L’installazione simboleggia la scarsità sempre maggiore delle risorse naturali e, parallelamente, il lento disperdersi della salute mentale negli anni della pandemia e della guerra.

Padiglione Centrale e Corderie

Il Padiglione Centrale, che domina lo spazio dei Giardini, e lo spazio delle Corderie all’Arsenale, sono strettamente legati al tema di questa edizione 2022: Il latte dei sogni attraverso l’esposizione di lavori storicizzati e opere pensate appositamente per la Biennale. Lasciamo alla stessa curatrice, Cecilia Alemani, la spiegazione delle mostre:

Distribuite lungo il percorso espositivo al Padiglione Centrale e alle Corderie, cinque piccole mostre tematiche a carattere storico costituiscono una serie di costellazioni nelle quali opere d’arte, oggetti trovati, manufatti e documenti sono raccolti per affrontare alcuni dei temi fondamentali della Mostra. Concepite come delle capsule del tempo, queste micro-mostre forniscono strumenti di approfondimento e introspezione, intessendo rimandi e corrispondenze tra opere storiche – con importanti prestiti museali e inclusioni inusuali – e le esperienze di artiste e artisti contemporanei esposti negli spazi limitrofi. Le capsule tematiche arricchiscono la Biennale con un approccio trans-storico e trasversale che traccia somiglianze ed eredità tra metodologie e pratiche artistiche simili, anche a distanza di generazioni, creando nuove stratificazioni di senso e cortocircuiti tra presente e passato: una storiografia che procede non per filiazioni e conflitti ma per rapporti simbiotici, simpatie e sorellanze“.

Padiglione Israele

L’opera Queensdom dell’artista Ilit Azoulay è frutto di una ricerca rigorosa, espressa attraverso video, performance, fotografia e la rielaborazione architettonica del padiglione stesso. L’artista rovescia le consuetudini di genere e di centrismo dell’Occidente, verso una lettura femminile del Medio Oriente e interessanti spunti di riflessioni creati da questo sapiente spostamento della prospettiva.

Padiglione degli Stati Uniti

Simone Leigh, prima donna afroamericana a rappresentare gli USA, usa il mezzo della scultura per raccontare la lunga storia di emancipazione della donna nera negli Stati Uniti. Le opere, di grande formato e distribuite in diverse zone della Biennale, si affidano agli stilemi della cultura africana, creando feticci e maschere che diventano creature quasi architettoniche, abitabili. Le opere mettono al centro la donna nera e l'”archivio incompleto” del femminismo nero. La ricerca e il lavoro di Simone Leigh le sono valsi il prestigioso Leone d’Oro come Miglior Partecipazione alla Biennale di Venezia 2022.

Padiglione Cile

Nella lingua dei Selk’nam, una delle popolazioni indigene che abita la Patagonia, la parola Hol-Hol Tol significa “cuore delle torbiere”. L’installazione pensata dal collettivo di artisti cileni alla Biennale 2022 si concentra proprio su questi ambienti naturali così delicati e importanti per la biodiversità e per la vita umana.

Un percorso multi sensoriale si snoda nello spazio del padiglione, abitato da piante e animali che interagiscono con loro e con lo spettatore, in un rapporto ancestrale di mutuo interesse che pone l’accento sulla chiave estetica della conservazione ambientale.

Dove mangiare a Venezia in occasione della Biennale 2022

Visitare la Biennale di Venezia è uno sport che si potrebbe definire “estremo”, per il quale occorre prepararsi al meglio per non rischiare contrattempi, pessime esperienze in trappole per turisti e giri a vuoto in padiglioni e gallerie poco interessanti.

La pausa pranzo, o cena, è fondamentale per riprendere fiato e organizzare la propria giornata alla Biennale. Ma dove mangiare bene a Venezia senza pignorare un rene e senza finire in scadenti locali acchiappa turisti?

Per la pausa pranzo vi suggeriamo la nostra guida ai bacari veneziani, un vero e proprio tour dei sapori della laguna, tra cicchetti a base di polenta, sarde in saor, polpette e il più storico degli accompagnamenti alcolici: lo spritz.

Per quanto riguarda la cena, a poca distanza dal cuore della Biennale, precisamente in Campo San Zaccaria vicino alla splendida chiesa quattrocentesca che dà il nome alla piazza, c’è il ristorante Sestante, un locale che sposa la tradizione ittica veneziana ma con un deciso tocco di modernità.

Il locale, vincitore del “Table Remarquable”, assegnato alle migliori tavole gastronomiche appartenenti alla community di les Collectionneurs, offre una selezione di piatti di pesce derivati dalla storia gastronomica veneziana, con un uso attentissimo delle materie prime di stagione. Dalla tartare di ricciola con salsa agrumata si passa a una battuta finissima di calamaro cotto nel suo nero con spuma di burrata, questo solo per citare gli antipasti. Primi e secondi mantengono l’impostazione creativa dello chef, giocando con piatti classici come la carbonara con crudo di gamberi e agretti e il risotto cacio e pepe con carciofi, salse al frutto della passione e menta con polvere di liquirizia.

La tradizione viene sfidata con intelligenza, creando accostamenti azzardati ma efficaci, in linea con la stagionalità dei prodotti. Il tutto accompagnato da una ricca carta dei vini, che spazia da produzioni locali a etichette internazionali, e da un’atmosfera estremamente accogliente, con i muri della sala realizzati con il legno delle bricole, i tradizionali “indicatori” delle vie d’acqua nella laguna di Venezia.