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Ago, filo e nodo: simbologia della scultura nel nodo ferroviario di Cadorna

Arianna De FeliceArianna De Felice 1 settimana fa
ago filo e nodo

Tra le tante statue e fontane milanesi ce ne sono diverse tra le più fotografate o le più belle. Tra le recenti ricostruzioni troviamo per esempio la fontana di CityLife Quattro Stagioni, mentre tra le più conosciute da un punto di vista storico quella che dà il nome alla piazza: piazza Fontana.

Ma altre sono davvero particolari e ricche di dettagli e, come in questo caso, di colori. Stiamo parlando della fontana in piazzale Cadorna abbellita dalla scultura Ago, filo e nodo.

La storia dell’Ago, filo e nodo

La gigantesca scultura colorata che riempie piazzale Cadorna e che svetta tra le auto e i tram che passano lungo lo snodo è conosciuta come Ago, filo e nodo. Divisa in due parti è composta infatti da un filo infilato nell’ago e, dall’altra parte, nel nodo finale.

Negli anni Novanta Cadorna era già uno dei nodi più trafficati e di passaggio di Milano grazie alle diverse linee di tram e autobus, alle due stazioni della metropolitana rossa e verde, alle linee ferroviari Nord e al Malpensa Express. Per questo fu importante rimodernare la stazione e la piazza e il progetto fu affidato alla celebre architetto Gae Aulenti che si occupò della sistemazione di ampi marciapiedi, l’inserimento delle colonne rosse, dei pannelli verdi e delle tettoie di vetro

Fu sempre Gae Aulenti  a richiedere la costruzione delle fontane e dell’opera che le arricchisce. A realizzare Ago, filo e nodo fu una coppia: lo scultore svedese Claes Oldenburg e la moglie olandese Coosje van Bruggen, storica dell’arte. La scultura venne inaugurata nel 2000 in tutta la sua grandezza, 18 metri di altezza e circa 86 di lunghezza.

ago filo e nodo
Foto: Flickr – Fred Romero

Simbologia di Ago, filo e nodo

Come tante opere innovative di Milano, anche Ago, filo e nodo non fu accolta a suon di popolo dalla critica, che invece la ritenne inadatta per la sua posizione. L’opera invece merita uno sguardo anche solo per le tante simbologie che racchiude.

Prima fra tutte la sua ‘divisione’ in due parti separate. In realtà non sono due opere distaccate, ma una sola unita da un continuum immaginario che prosegue nel sottosuolo, sotto al passaggio di pedoni, tram e auto. Questo è un richiamo alla metropolitana meneghina, simbolo di una città che va in fretta come Milano. Anche i tre colori richiamano i trasporti milanesi associandosi alle tre fermate della metro di allora: la linea rossa, verde e gialla.

La scultura è poi un richiamo alla laboriosità dei milanesi, in particolare con un riferimento al settore della moda, nel quale, la città si distingue a livello mondiale: da qui la scelta di un ago e un filo che insieme sembrano pronti a cucire un abito.

Infine, come l’architetto Gae Aulenti annunciò durante la conferenza di presentazione al Politecnico di Milano, il filo richiama anche il biscione dei Visconti, presente sullo stemma di Milano.