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Yves Saint Laurent, la rivoluzione nella moda

ysl yves saint laurent locandina

A circa cinque anni dalla scomparsa, il regista Jalil Lespert racconta nel suo ultimo film la storia di una delle figure più rivoluzionarie della moda, quella di Yves Saint LaurentParigi 1957, il giovanissimo Yves (Pierre Niney) inizia la sua folgorante carriera diventando responsabile della Maison Dior, appena dopo la morte del grande stilista. Qui, con grande successo, presenta la sua prima collezione di abiti e conosce Pierre Bergè (Guillaume Gallienne) l’uomo  che sarà il suo compagno per la vita. In tre anni i due fondano la Yves Saint Laurent Company, destinata a diventare una delle più importanti aziende del lusso.

Yves è un genio creativo e timido capace di stravolgere i canoni della moda, tanto da arrivare per primo a concepire un’immagine femminile fatta di pantaloni e smoking, mentre Pierre è un abile uomo d’affari, suo socio in grado di far decollare il marchio, curarne il business e proteggere incondizionatamente il suo amato compagno. Un amore talmente forte che Pierre pare fatichi a gestire e lo spinga al punto da voler condizionare il suo “oggetto” d’amore all’isolamento, una storia tumultuosa e violenta funestata dalla gelosia, in cui a complicare le cose c’è una grave forma maniaco depressiva e l’inappagato senso di libertà di Yves. Due protagonisti così diversi eppure uniti per l’intera esistenza. Questo è sostanzialmente il focus del film Yves Saint Laurent , in uscita nelle sale il 27 marzo.

A ben guardare Jalil Lespert confeziona un film accurato, pulito ed estetico nella prima parte, dove il ritmo risulta un po’ lento a favore del riservato Yves degli anni Cinquanta, per poi trasformarlo nel provocatore dedito a droga ed eccessi in una atmosfera psichedelica da anni Settanta, due registri molto differenti che nella complessità lasciano poco spazio al vero personaggio e ai suoi tormenti interiori. Nella conclusione si ha la sensazione che la figura di Yves non si “imprima” nello spettatore, ma passi davanti fulminea e senza traccia, seppur tutto sommato la prova di Niney sia convincente. L’ascesa del genio folle è tradotta in una vicenda già vista, fatta eccezione per l’immagine di Pierre, complessa e sfaccettata, più interessante. Nel complesso il regista tende verso una biografia più generica e conciliante, anziché scavare in profondità.

A Lespert va comunque il merito di aver privato un grande genio dell’arte di quella abusata aurea celebrativa ed averlo mostrato come fosse veramente, così come notevole risulta l’ambientazione ben curata e il passaggio storico della figura femminile per Laurent. Dai composti abiti anni Cinquanta, all’eccentrica e geniale collezione Mondrian degli anni Sessanta, fino agli anni Settanta incarnati da una donna aggressiva, autentica rivale dell’uomo. Insomma Yves Saint Laurent, sebbene accusi qualche contraccolpo,  è un viaggio nella storia della moda e nella vita privata di un uomo eccezionale.

Voto per noi: 6,5

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