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World War Z recensione: Brad Pitt e Pierfrancesco Favino contro gli zombie di Forster

In un giorno come tanti altri, Gerry Lane (Brad Pitt) e la moglie Karen (Mireille Enos) si trovano in auto con le loro due bambine, bloccati nel traffico di Philadelphia. Lane, ex agente ONU, ha la sensazione che non si tratti del classico ingorgo.

Il cielo da lì a poco si riempie di elicotteri della polizia, e gli agenti in motocicletta sfrecciano all’impazzata da tutte le parti: la città è in preda al caos. Ovunque per le strade, orde di persone si avventano ferocemente sulle altre, contagiandosi attraverso il morso con virus letale che trasforma gli esseri umani in creature irriconoscibili e feroci. Le origini del virus sono sconosciute, mentre il numero delle persone infette cresce di giorno in giorno, raggiungendo rapidamente i livelli di una pandemia.

Lane è ingaggiato dal Segretario di Stato Thierry Umutoni (Fana Mokoena) per trovare il paziente zero e scoprire le origini del virus che trasforma le persone in zombie: il suo viaggio lo porterà in Corea, in Israele e nel centro sperimentale dell’OMS diretto dal medico interpretato dal nostro Pierfrancesco Favino, come sempre impeccabile nell’interpretare ogni genere di ruolo.

In uscita giovedì 27 giugno, World War Z, tratto dal romanzo horror post apocalittico del 2006 di Max Brooks, si inserisce in un filone -quello dei film sugli zombie popolarissimo negli anni Settanta- che gode attualmente di un grande favore da parte del pubblico, da Warm bodies (2013) alla serie televisiva The walking dead.

“Gli zombie sono una grande metafora: rappresentano l’inconsapevolezza in cui viviamo noi esseri umani. Dobbiamo svegliarci “, dice il regista Marc Forster (Monster’s ball, Neverland).

116’ di adrenalina, vissuti col fiato sospeso da quando la routine straordinariamente normale di una famiglia è stravolta della pandemia: l’immedesimazione è immediata.

Pitt è perfettamente calato nella parte del buon padre di famiglia: non è un supereroe, ma piuttosto un uomo astuto, arguto, ed iper-percettivo che può contare solo sulla sua testa, il suo istinto e la sua esperienza per combattere gli zombie, impersonati da più di 500 comparse in quello che è sicuramente uno degli action movie dell’anno.

I non morti sono stati concepiti dopo studi attenti ispirandosi alla teoria dello sciame sui movimenti degli insetti e degli stormi: se non provocati, gli zombie sono lenti e inerti; quando puntano una preda parte una frenesia che ricorda quella degli squali quando sentono l’odore del sangue. Sono anche stati studiati i video sui cani della polizia israeliana, sul modo in cui aprono le mascelle per azzannare, e dei movimenti e delle torsioni dei loro corpi quando si accaniscono sulla preda.

Assolutamente spettacolare e spaventosa la sequenza in cui migliaia di zombie che cercano di superare le mura di Israele, mentre degli elicotteri gli sparano contro. Infatti, oltre all’impiego delle tradizionali gru, dei veri elicotteri hanno sparato sugli zombie, ovviamente senza utilizzare pallottole. Non mancano pochi, calibrati, momenti di comicità voluta a stemperare la tensione.

Il nostro voto: 7 e mezzo

Una frase: “Madre natura è una stronza”

Per chi: vuole regalarsi due ore col fiato sospeso