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Una canzone per Marion recensione: fra lacrime e risate, l’amore, quello vero

SongForMarion_2FF_V4-MANIFESTO_ow-620x350Ci sono film i cui titoli di coda vengono salutati con un sospiro di sollievo e film che regalano due ore di onesto intrattenimento, senza troppe pretese.

Poi ci sono loro: film che, come certe persone, restano profondamente nel cuore dello spettatore, piccole perle cui si continua a pensare con stupore all’uscita della sala.

Una canzone per Marion è uno di questi tesori, tra i migliori film della stagione per noi di Milano Weekend.

Una sceneggiatura felicissima Dopo Quartets di Dustin Hoffmann al centro di un lungometraggio tornano le vicende di un coro e un amore straordinario, ispirato alla storia dei nonni del regista e sceneggiatore Paul Andrews Williams (London to Brighton, The cottage, Cherry Tree Lane): quello fra Arthur (Terence Stamp) e Marion (Vanessa Redgrave).

Lo scorbutico pensionato non si spiega come sua moglie possa rendersi ridicola cantando nel coro amatoriale del quartiere : la donna, innamorata della vita e di suo marito, pur gravemente malata riesce cantando a non perdere il sorriso e a non cadere nella disperazione.

Attraverso la passione di Marion, Arthur conosce Elisabeth (Gemma Artenton), la giovane e spumeggiante direttrice del coro che scorge in lui qualcosa di speciale, nonostante il carattere scontroso.

Elisabeth e la musica insegneranno ad Arthur che nella vita non è mai troppo tardi per cambiare, a partire dal rapporto col figlio James (Christopher Ecclestone).

La verità, vi prego, sull’amore Struggente, ma incredibilmente divertente, pieno di energia e profondamente positivo, Una canzone per Marion, nelle sale dal 29 Agosto, inevitabilmente commuove: tocca, infatti, con grande delicatezza e ironia e soprattutto senza mai cadere nel melò, temi universali come l’amore, la perdita, la solitudine, il cambiamento.

E inevitabilmente porta a chiedersi cosa è cambiato rispetto alla generazione dei nostri nonni, quando l’amore e il matrimonio sembravano semplici.

“Arthur Harris, ti ho amato da quando sei entrato tutto arruffato nella mia vita, così cupo. Sapevo a cosa andavo incontro”, dice Marion: accogliere una persona nella propria vita consapevolmente e nonostante i suoi difetti; risceglierla ogni giorno e non per senso del dovere, ma perché è giusto e naturale che sia così, sembra oggi infatti un sacrificio inutile e fuori moda.

Un cast stellare Terence Stamp (Superman, Priscilla, Star Wars) interpreta magistralmente una sorta di Ebenezer Scrooge, un vecchio ostinato, scontroso e irritabile che non pensa di poter cambiare, abituato a tenersi tutto dentro e a mettere un muro fra sé e il mondo. Sarà la musica, con il suo potere liberatorio, a tirare fuori l’uomo affettuoso e bisognoso d’affetto che la moglie vedeva in lui.

La leggendaria Vanessa Redgrave (Coriolanus, Espiazione) regala lacrime e risate; stupenda la scena del scena del suo assolo in cui interpreta True Colors di Cindy Lauper.

Fra le canzoni scelte per il coro del centro sociale troviamo scelte felici che spaziano dal rock al rap: da Crazy a Let’s talk about sex, passando da The most beautiful girl, Opera of Love, Unfinished song fino ad arrivare a Lullaby, scritta da Billy Joel.

 Grey pound Una canzone per Marion stupisce anche per il suo affresco della terza età: anziani non abbandonati e maltrattati, ma che si divertono, stanno insieme e parlano persino di sesso con grande disinvoltura.

Il film si inserisce così assieme ad alcuni classici come I ponti di Madison County nel filone del grey pound (le storie che  parlano di anziani) di cui Hollywood ha da poco scoperto il potenziale in termini di incassi.

Il nostro voto: 9

Una frase:

Marion (scherzando con Arthur): Mi dai un bacio? Domani potrei non svegliarmi…

Per chi: Per chi vuole riflettere sulla manutenzione degli affetti. E ridere e commuoversi fino alle lacrime.

 

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