Pubblicato in: Cinema

Tutti pazzi per Rose recensione: delizioso il debutto alla regia di Régis Roinsard

Fresco e assolutamente divertente, Populaire approda oggi, 30 maggio, nelle sale italiane con il titolo Tutti pazzi per Rose dopo essere stato presentato al Festival Internazionale del Film di Roma nel 2012.

Protagonista di questa commedia romantica, primo lungometraggio di Régis Roinsard, è Rose Pamphyle (Dèborah Franҫois) una ragazza di 21 anni che vive in un paesino della bassa Normandia con il padre, un burbero vedovo titolare dell’unico emporio del piccolo villaggio.

Ѐ la primavera del 1958 e Rose non vuole saperne di sposare il figlio del proprietario di una autofficina e arrendersi a un destino di casalinga docile e devota: determinata, bella ma decisamente imbranata aspira al meglio per una “ragazza moderna”, cioè diventare una segretaria.

Così decide di partire per Lisieux dove sostiene il colloquio con Louis Echard (Romain Duris), mancato campione sportivo e titolare di un’agenzia di assicurazioni, che rimane colpito dalla velocità prodigiosa con cui Rose sa scrivere a macchina, sebbene usi solo due dita.

Se vuole ottenere il posto, Rose dovrà partecipare a delle gare di velocità dattilografica: Louis l’allenerà per farle vincere i campionati francesi. Come prevedibile, i sentimenti complicheranno le cose.

Tutti pazzi per Rose delizia fin dai titoli di testa e porta per mano lo spettatore negli anni Cinquanta, grazie a un mix attento fra l’aspetto documentario (Roinsard ha incontrato campioni e campionesse di dattilografia che gli hanno raccontato la pressione subita e le strategie di destabilizzazione degli avversari), il cinema dell’epoca ( il film strizza l’occhio a La donna che visse due volte di Hitchcock) e l’immagine fantastica che abbiamo di quel periodo come di un’epoca spensierata di grande entusiasmo e opportunità.

Attentissimo lo studio dei colori che richiama le opere dell’illustratore di dischi Alex Steinweiss: predominano il rosso e il blu per sollecitare continuamente l’occhio dello spettatore e una certa insaturazione del colore; assolutamente vintage anche le musiche, su tutte il Cha Cha Cha della segretaria.

Il risultato è una fiaba a tinte pastello che coniuga in modo leggero i primi timidi passi verso l’emancipazione femminile, l’ossessione tutta moderna per la velocità, la ricerca dell’amore; divertenti anche i dialoghi che, particolarmente brillanti, ripropongono un umorismo e un ritmo alla Woody Allen.

Il nostro voto: 7 e mezzo

Una frase:

Louis: “Non si stufa mai di fare domande?”

Rose: “Ѐ difficile, data la brevità delle sue risposte”

Per chi: Per chi pensa che la realtà sia abbastanza amara e per i patiti del vintage

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