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The Happy Prince: Rupert Everett diventa Oscar Wilde nel suo ritratto più intimo

the happy prince
credits Vision Distribution

“Ogni uomo uccide le cose che ama, eppure quell’uomo non muore”. Iniziamo da qui, da quella che vi avremmo scritto alla fine di questo articolo quando solitamente vi regaliamo “una frase dal film”, per raccontarvi The Happy Prince, il film scritto e diretto da Rupert Everett che esce nei cinema italiani il 12 aprile (con Vision Distribution) e che regala un ritratto inedito del grande Oscar Wilde. Inedito perché, se dell’ascesa del mito sappiamo (quasi) tutto e in tanti l’hanno raccontato, non così del suo declino e della sua fine. E’ proprio l’attore inglese a dare volto e corpo, molto intensamente, a un personaggio da lui molto amato, e lo fa raccontando gli anni francesi, quelli dopo la condanna e i due anni di carcere e lavori forzati a Reading.

Wilde è a Parigi, imbolsito, affaticato: il suo spirito edonistico non ancora spento, anche se acciaccato, lo accompagna nei café equivoci della città, nella ricerca di compagnia, di denaro, di assenzio e cocaina, ma sempre più spesso cede alle malinconie e al rimorso. Saranno questi i suoi ultimi giorni, al suo capezzale arrivano gli amici grandissimi, Reggie Turner (Colin Firth) e Robbie, Robert Ross (Edwin Thomas), che lo ama e che gli rimane fedele con dedizione fino alla fine. Gli stessi che lo hanno accolto e aiutato a “rinascere” (anche grazie a un nuovo nome, siglato persino sui bauli da viaggio, Sebastian Malmonth, che tenga a bada le malelingue e i detrattori). Insieme a loro, lunghi flashback ci accompagnano in questi ultimi anni del mito ormai crocifisso dall’ipocrisia e dalla legge britannica (Wilde fu condannato per gross public indecency) dal suo arrivo nel nord della Francia, dopo aver scontato la propria pena, fino al suo letto di morte e alla conversione al cattolicesimo (Oscar Wilde muore a Parigi il 30 novembre del 1900).

credits Vision Distribution

Rari i flashback dei successi londinesi, pochi anche i cenni espliciti al carcere: prigionia e lavori forzati sono come un’eco, presenti soprattutto negli accenni alle due opere legate a doppio filo a quegli anni che ne cambiarono per sempre la vita: La ballata del carcere di Reading e, naturalmente, il De Profundis, la lettera dedicata a Alfred Douglas, il testamento di Wilde.

A fare da filo conduttore la favola del Principe Felice, The Happy Prince del titolo: è la fiaba che Oscar Wilde scrisse per i suoi due figli, Cyril e Vyvyan: così come la racconta ai bimbi negli anni ancora felici, troverà anche a Parigi un piccolo uditore, un orfano che vive di fiammiferi ed espedienti insieme al fratello maggiore: ascoltandola si capirà che dietro la fantasia si svela lo specchio di sè, della sua vita, del mondo intorno.

credits Vision Distribution

Un uomo messo a nudo dalle sue passioni

Quello portato sullo schermo da Rupert Everett è un uomo messo a nudo dalle sue stesse passioni, che cerca di riconciliarsi con la moglie Constance (Emily Watson), di tornare a scrivere, ma che non riesce a fuggire al bello, alle passioni, incarnate soprattutto da Alfred Douglas, il suo Bosie (Colin Morgan). Autolesionismo? Troppo amore? Una possibile risposta sta proprio nella frase con cui siamo partiti: ogni uomo uccide le cose che ama, eppure quell’uomo non muore mai. O muore lentamente, colpito al cuore da una società che prima lo eleva all’olimpo e poi con la stessa velocità è capace di scagliarlo nella polvere.

La vicenda di Oscar Wilde fotografa la società di fine Ottocento, ma sembrano molto attuali i riferimenti che Everett ci lascia nel suo film. L’ipocrisia, lo scherno gratuito, l’accusa, la caduta. Il tutto con una recitazione intensa, che pur nei momenti cupi regala sprazzi del wit, del sarcasmo di Wilde e di battute che ci richiamano i suoi celebri aforismi. Molto belle fotografia (John Conroy) e scenografia (Brian Morris), sia quando ci regala panorami da Grand Tour sul Golfo di Napoli e orizzonti sconfinati tra le spiagge e le scogliere francesi, sia che scenda nei bassifondi parigini.

Il nostro voto: 8

The Happy Prince, trailer

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