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Storia di una ladra di libri, la recensione

ladra di libri

La Germania nazista è al centro dell’ultimo film di  Brian Parcival: Storia di una ladra di libri. Adattamento  dell’omonimo  romanzo di Markus Zusak, il film narra le vicende della piccola Liesel Meminger, interpretata da Sophie Neilesse.

Percival continua con il filone bellico e dopo aver diretto la serie Tv anglo-americana Downton Abbey sul primo conflitto mondiale, approda a temi sul genere Le ceneri di Angela (romanzo di Frank McCourt) proponendo la storia della taciturna e “audace” bambina costretta a subire l’improvvisa morte del fratellino e l’abbandono della madre dissidente politica nella Germania di Hitler. La piccola viene adottata dal docile e premuroso Hans Hubermann (Geoffrey Rush)  e da sua moglie Rosa (Emily Watson) bisbetica, scontrosa e simile a un “temporale con i tuoni”: a dispetto delle apparenze, però, nei momenti delicati dimostra un cuore d’oro.

I coniugi Hubermann non faticheranno ad amare la piccola, ma Liesel è costretta a fare i conti con una realtà difficile, a cominciare dalla sua condizione di analfabeta. Presa di mira dai compagni di scuola, decide di imparare a leggere grazie alla pazienza e l’aiuto di Hans. In un Paese in cui  i libri vengono gettati al rogo, la piccola inizia le sue stentate letture casualmente su “Il manuale del becchino” per poi passare a romanzi e racconti che liberano la sua immaginazione.

Un desiderio che la spinge, quando i libri non ci sono, a procurarseli furtivamente, come lei stessa dice al suo amico Rudy “prenderli in prestito” con l’intento di restituirli. Ed è proprio  attraverso quelle letture che  la protagonista può rielaborare il dolore, interpretare la realtà, capire che ciò che la circonda non è un mondo giusto e lo comprende ancora di più quando i genitori adottivi decidono di nascondere nella loro cantina Max un giovane ebreo scampato alla  “notte dei cristalli”.

Fra Max e la bimba si instaura una particolare amicizia in cui Liesel comincia sempre più a formare il suo pensiero, a comprendere le sue radici e il destino di sua madre, un legame che si impone sul rapporto con il suo migliore amico il coetaneo Rudy. Parcival esalta la cultura come unico antidoto al veleno dell’ ignoranza e della malvagità umana e  lo fa con uno stile educativo, ma tutto sommato convincente per quanto attiene alla morale che aleggia sulla storia.

Il film è diretto ed accessibile , ma cede su alcuni aspetti. La pellicola risente su una narrazione sviluppata interamente sui protagonisti, lasciando un po’ a margine il contesto e accennando sommariamente  alla condizione di coloro i quali sono perseguitati dal nazismo. Percival non opta per una più complessa ricostruzione storico-sociale, che avrebbe reso più strutturata e coinvolgente la vicenda, eccetto l’epilogo che, con un inatteso e sferzante colpo drammatico, si riappropria di tutto il peso atroce della guerra.

Storia di una ladra di libri è comunque un film toccante,  ben supportato a livello di recitazione da un delicato Geoffrey Rush e da una sobria Emily Watson, che hanno dato vita a degli Hubermann  efficaci, umani e reali.

Voto per noi : 7+

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