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Stefano Accorsi rivisita L’Orlando Furioso all’Elfo Puccini

Marco Valerio 4 anni fa
stefano accorsi giocando con orlando

stefano accorsi giocando con orlandoDopo il grande successo riscontrato lo scorso novembre al debutto presso il Teatro della Pergola di Firenze, Stefano Accorsi porta al Teatro Elfo Puccini di Milano il suo nuovo spettacolo, Giocando con Orlando. Il celeberrimo interprete di film come Romanzo criminale, Le fate ignoranti e L’ultimo bacio sarà in scena fino a domenica 9 febbraio con il secondo capitolo della sua personale rivisitazione dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto.

Nel 2012, infatti, Stefano Accorsi aveva interpretato Il Furioso Orlando, spettacolo sperimentale diretto da Marco Baliani in cui i versi dell’Ariosto venivano riletti in chiave ludico-erudita. Ora Accorsi prosegue questo percorso inventivo sempre supportato dalla regia di Baliani, questa volta però presente anche sulla scena in qualità di co-interprete.

L’Orlando Furioso letto come un gioco sprizzante e vitale; una giostra dove si alternano e si sfidano cavalieri paladini e maomettani e dove, in un girovagare ciclico e fiabesco, le storie si evolvono seguendo il rimo delle parole in rima e di colpo si interrompono, si perdono, restano sospese, in attesa di riprendere il filo del discorso.

Stefano Accorsi si fa carico di incarnare tutti i vari personaggi della storia, rivestendo tutta l’ampia gamma sentimentale ed emotiva del poema ariostesco. Accorsi tiene le fila dei vari percorsi e si fa contemporaneamente paladino e cantore.

Le due storie d’amore (Orlando innamorato di Angelica e Bradamante ardente di passione per il  saraceno Ruggiero) sono al centro della messa in scena, ma grazie al gioco di voci e al trasformismo corporeo viene evocato tutto il compendio di figure secondarie e non, creature fantastiche e esseri umani, il tutto corredato da elementi di improvvisazione.

Baliani, invece, incarna una sorta di fool shakespeariano che interrompe la narrazione, commenta, indirizza il racconto a suo piacimento, riflette, suggerisce e spiazza il cantore e paladino, configurandosi come figura ingombrante che interviene anche laddove non richiesto e da il suo contributo attivo alla messa in scena. Una figura sospesa tra il coro greco e il regista teatrale che mette becco nell’opera in divenire.

Adattamento teatrale e regia, come detto, sono a cura di Marco Baliani: le scene sono firmate da Mimmo Paladino, i costumi da Alessandro Lai.

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