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Solo Dio perdona recensione: Refn porta sullo schermo la sua vendetta in salsa thai

Un titolo che sembra un omaggio al cinema italiano, a quel Solo Dio perdona…io no! (1967) di Giuseppe Colizzi in cui nasceva la fortunata coppia Bud Spencer –Terence Hill: con Solo Dio perdona il giovane regista danese Nicolas Winding Refn mette un scena un film di vendetta e punizione che, con la trama di un poliziesco, presenta chiare contaminazioni da B-movie come esplicito sin dai titoli di testa a carattere thai.

Protagonista del film in uscita nelle sale il 30 Maggio è Ryan Gosling che -con sopracciglio spaccato d’ordinanza- interpreta Julian, membro di una potente famiglia criminale americana fuggito in Thailandia dopo aver ucciso il padre. A Bangkok il ragazzo gestisce un club di pugilato come copertura per il traffico di eroina e cocaina; quando suo fratello maggiore Billy (Tom Burke) uccide brutalmente una giovanissima prostituta, le autorità si rivolgono a un poliziotto in pensione, Chang (Vithaya Pansringarm), che opera attraverso una sua personale idea di giustizia, ristabilendo l’ordine con la morte di Billy.

La potente e spietata Crystal (Kristin Scott Thomas) arriva quindi in città per recuperare il corpo del figlio e consumare la sua vendetta contro Chang, ma non tutto va come previsto.

Deludente per chi si aspetta lo stesso magistrale equilibrio fra sangue, introspezione e romanticismo di Drive, Only God forgives propone una violenza monotona, inutilmente controllata e soprattutto fine a se stessa; fra pistole, katana, pugnali e litri di sangue si aspetta invano il concretizzarsi di un qualcosa che non arriva: le visioni di Julian restano inconcludenti, i dialoghi -ridotti al minimo come la scelta di genere impone- vengono sostituiti da un noioso gioco di sguardi invece che da immagini potenti.

Restano le lunghe carrellate negli stretti, claustrofobici corridoi illuminati dai neon; le lame di luce sui visi dei personaggi nel buio degli interni; la perfetta scelta cromatica del rosso, onnipresente dalle luci al sangue, in una Bangkok notturna battuta dalla pioggia: una ambientazione onirica in cui non mancano citazioni per veri cinefili, come quella del taglio dell’occhio di Un cane andaluso di Buñuel.

Bravissima Kristin Scott Thomas nel vestire i panni (kitsch) di una Lady Mafia col complesso di Giocasta: chilometriche unghie laccate e tacchi fluo, la Thomas spicca per la sua interpretazione, bilanciando il monoespressivo Gosling.

Il nostro voto: 4 e mezzo

Una frase: Julian: Wanna fight?

Per chi: per chi ha amato Valhalla Rising

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