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Odyssey Piccolo Teatro. Bob Wilson: “La mia tragedia è come un hamburger”

“La mia Odissea è come un hamburger: il tutto è più della somma delle parti. Prima ho lavorato sul testo del poeta inglese Simon Armitage, sul suono e sulla gestualità separatamente, poi mi sono concentrato sull’interazione di tutte le componenti. Immaginate prima la cipolla, il pomodoro, l’insalata, la carne e poi l’armonia del sapore finale”.

Il drammaturgo e regista statunitense Robert Wilson, 71 anni, ride fragorosamente nel raccontare la sua versione del capolavoro di Omero che andrà in scena dal 3 al 24 aprile al Teatro Strehler, in greco con sovratitoli in italiano per avvicinarsi il più possibile alla sonorità dell’originale.

Wilson spiega i suoi sforzi per proporre una interpretazione lieve del testo classico, lontana dall’usuale taglio psicologico o naturalistico tipico del teatro contemporaneo, e la volontà di ricreare una favola moderna in cui emerga prepotente la dimensione fanciullesca: “Bisogna liberare l’Odissea dai vincoli della cultura accademica e farla rientrare nella cultura occidentale”. Un’apparente semplicità che nasconde in realtà uno spettacolo d’avanguardia molto sofisticato e quasi fotografico nelle scene, ma fondamentalmente classico nell’impostazione.

Odyssey promette di stupire con un allestimento grandioso: diciassette attori greci, le musiche eseguite dal vivo da Thodoris Oikonomou, i costumi di Yashi Tabassomi e le scenografie realizzate con straordinaria artigianalità e senso del dettaglio, dello spazio e delle proporzioni dagli artisti del Piccolo Teatro. La testa di Ciclope, la sua mano, i mobili non sono solo oggetti di scena, ma vere e proprie sculture che accompagnano il viaggio di Ulisse (Stavros Zalman).

Un viaggio che inizia in Grecia, dopo quattro mesi di repliche ad Atene, e approda a Milano non a caso: il Piccolo ha scelto come partner il Teatro Nazionale di Atene, firmando un contratto di coproduzione nel novembre 2011 come voluta reazione morale alla miope logica dello spread che condannava la culla della cultura occidentale a essere espulsa dall’Europa; “Non è difficile rivedere nelle insidie affrontate da Ulisse -spiega Antonio Ferrari- le difficoltà vissute da ogni greco da più di quattro anni”.

Ma la cultura può aiutare l’economia, come ci spiega Wilson raccontando dell’incredibile numero di persone che affolla quotidianamente i teatri in Grecia: “Io penso sempre alla frase che il Brucaliffo rivolge ad Alice”, ci confida: “Everything you can think of is true, tutto quello che puoi immaginare è reale”.

Un regista visionario per un opera che promette di stupire: da non perdere.

Ulteriori informazioni www.piccoloteatro.org