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Alla GAM in mostra Adolfo Wildt, l’ultimo simbolista

Marco Valerio 2 anni fa
Adolfo Wildt - Uomo antico

AGGIORNAMENTO 11/2/16

È stata prorogata fino al 28 febbraio, in seguito al grande successo di pubblico e di critica, la mostra in corso alla GAM “Adolfo Wildt (1868-1931). L’ultimo simbolista”. Due settimane in più per offrire l’occasione al pubblico di visitare il prezioso percorso di oltre 55 opere dell’artista milanese, tra i protagonisti della scultura italiana del Novecento, provenienti dai più importanti musei italiani e internazionali.

Il progetto espositivo è stato arricchito in questi mesi da un programma di incontri di approfondimento condiviso con il FAI, Fondo ambiente italiano, e il Museo nazionale della scienza e tecnologia di Milano. L’ultimo appuntamento si terrà il 25 febbraio alle ore 18:00 “150 anni monumentali. Un museo a cielo aperto”, al quale interverranno Carla De Bernardi, Angelo Foletto e Paola Zatti.

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La GAM Galleria d’Arte Moderna prosegue con la mostra Adolfo Wildt (1868-1931). L’ultimo simbolista il percorso di valorizzazione dei nuclei più significativi delle sue collezioni scultoree, inaugurato nel 2015 con la mostra monografica dedicata a Medardo Rosso.

La mostra, allestita nelle sale espositive al piano terra della Villa Reale dal 27 novembre al 14 febbraio 2016, è promossa dal Comune di Milano | Cultura ed è diretta da Paola Zatti, conservatore responsabile della GAM, con la straordinaria collaborazione dei Musées d’Orsay et de l’Orangerie di Parigi, con cui la rassegna milanese condivide il progetto scientifico e la curatela.

Il 28 novembre, primo sabato di mostra, si svolgerà una maratona di visite guidate, incluse nel costo del biglietto, per gruppi (max 25 persone).

Il percorso espositivo presenta 55 sculture di Adolfo Wildt in gesso, marmo, bronzo ed è centrato sulla resa plastica e materica di alcuni soggetti portanti della sua produzione, proposti in molti casi in più versioni proprio per sottolineare la sua ricerca sugli effetti dei diversi materiali, ossessione di tutto il suo lavoro d’artista.

Il progetto propone anche 10 disegni originali di Wildt e 7 opere a confronto: oltre alla Vestale di Antonio Canova, tre opere di Fausto Melotti e una di Lucio Fontana, che furono suoi allievi alla Scuola del Marmo da lui fondata nel 1922, annessa all’Accademia di Brera nell’anno successivo.

Sei le sezioni che scandiscono il percorso, sviluppato in cronologia e per fasi di evoluzione artistica:

1. Sotto l’ala dei maestri (1885-1906): dopo una formazione di bottega come aiutante di Giuseppe Grandi, Adolfo Wildt frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera e inizia la sua carriera personale nel 1885 con una produzione di stampo naturalista, che successivamente rinnegherà.

2. La poesia del chiaroscuro (1906-1915): ferito dall’accoglienza che la critica riserva alle sue prime opere, Wildt mette in discussione la sua arte e trova una nuova dimensione in uno stile più tormentato che procede per omissioni, deforma e trasforma i corpi alla ricerca dell’effetto psicologico.

3. La famiglia mistica (1915-1918): il tema della madre e del figlio, della Madonna e del Bambino è un tema importante nella sua produzione e in questa sezione sono esposte opere che presentano un’iconografia nuova, più spirituale, capace di dissolvere la materialità (e la maternità) in una rappresentazione più arcaica e semplificata,
caratterizzata da ellissi e deformazioni della materia.

4. L’asceta del marmo (1918-1926): a partire dal 1915 si fa strada in Adolfo Wildt una nuova tendenza espressiva sempre più slegata dalla realtà anatomica e sempre più infusa di spiritualità, che raggiunge un’estetica fatta di epurazione delle forme, disseccamento delle fisionomie, semplificazione delle linee, sia nelle sculture che nei disegni: di qui la rappresentazione di santi e di concetti immateriali come l’anima, le ombre, la musica e la poesia che caratterizzano questa sezione.

5. L’architettura delle forme (1922-1926): la prossimità di Wildt al regime fascista si sostanzia nel 1922 nella sua adesione al Novecento italiano, il movimento promosso da Margherita Sarfatti per il rinnovamento dell’arte italiana nella direzione del “ritorno all’ordine”. La sua produzione di questo periodo predilige quindi monumenti e ritratti, mai realistici e sempre più orientati al “ritratto di idea”, cioè alla rappresentazione dell’archetipo o della dimensione spirituale dei soggetti.

6. Milano, gli amici e gli allievi. Fontana e Melotti: allievi di Wildt presso la Scuola del marmo da lui fondata nel 1922, entrambi riconoscono il debito verso il loro maestro, nonostante le loro ricerche plastiche prendano poi direzioni diverse fino all’astrazione.

ORARI DI APERTURA:

Martedì – domenica 9.00 – 17.30 (ultimo accesso 30 minuti prima dell’orario di chiusura); lunedì chiuso.

TARIFFE MUSEO:

Biglietto intero € 5; biglietto ridotto € 3.

Ingresso gratuito ogni giorno dalle ore 16.30 e tutti i martedì dalle ore 14.00.

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