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Chiude Milano Fashion Week 2020: cosa abbiamo visto in passerella

Beatrice CurtiBeatrice Curti 11 mesi fa
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*** Ultime info sulla situazione in Lombardia per l’emergenza coronavirus ***

 

Si è appena conclusa la Fashion Week 2020, purtroppo in sordina a causa delle contromisure adottate dalla Regione Lombardia per contrastare il diffondersi del Coronavirus (il nostro articolo con tutte le informazioni e le chiusure programmate). Diverse sfilate sono state annullate, mentre altre si svolgeranno a porte chiuse e trasmesse in streaming sulle pagine social delle maison.

La Settimana della Moda attira ogni anno migliaia di professionisti del settore, giornalisti, influencer e semplici curiosi da ogni parte del mondo; tutti a Milano per osservare e valutare le nuove collezioni Donna Autunno/Inverno 2021.

La kermesse, iniziata martedì 18 febbraio e conclusasi ufficialmente lunedì 24, ha visto sfilare in passerella i capi dell’eccellenza italiana: da Fendi a Versace, da Bottega Veneta fino al “patrono” della Fashion Week milanese: Giorgio Armani. Le nuove creazioni hanno incantato il pubblico, ispirando le generazioni di stilisti emergenti, per cui Camera Nazionale della Moda Italiana, organizzatrice dell’evento, mantiene da sempre un occhio di riguardo.

 

Moda come performance per Philipp Plein e Moschino

Tra i giovani talenti più o meno affermati che hanno calcato la passerella di Milano spicca un interesse particolare verso l’Oriente, dato anche dall’iniziativa promossa dagli organizzatori “China We Are With You”, nata per esprimere solidarietà ai designer cinesi bloccati in patria dal Coronavirus, le cui creazioni sono state mostrate attraverso dirette streaming apposite.
Ad aprire le danze lo stilista cinese Han Wen, con una collezione sperimentale, che si ispira alla scena glam rock con inserti metallici e colori decisi.

La moda deve essere pensata come una forma d’arte, ricca di suggestioni e sempre più vicina all’happening o alla performance. Così la passerella di Philipp Plein si trasforma nella pista di una discoteca del primo decennio del Duemila, con rimandi ai Daft Punk e al luccichio delle cromature, presente sia nella struttura della passerella che nei dettagli degli abiti futuristici. Non manca nemmeno un omaggio a Kobe Bryant, con la canottiera dei Lakers su cui campeggia scintillante il numero 24.

Un divertente rimando alla frivolezza della corte di Versailles è ciò che Moschino ha messo in serbo per la sua collezione: parrucche elaborate, panier di jeans, corsetti e un Settecento francese mai stato così rock.
Le sorelle Hadid e Irina Shayk hanno portato in scena il mondo di Maria Antonietta in chiave glam, dove sotto le crinoline spuntano altissimi stivali cuissardes.

Il gioco degli anacronismi affascina molte passerelle, che molto spesso condividono gli spazi dei grandi saloni della nobiltà milanese, aperti per l’occasione. Succede per Etro e Marco de Vincenzo, che fanno sfilare le proprie creazioni rispettivamente al Conservatorio Giuseppe Verdi e allo Scalone dell’Arengario in Piazza del Duomo.
Se Etro dialoga apertamente con la struttura con una collezione dagli accessori importanti, che gioca con i colori e propone una donna sicura di sé, a metà tra la regina gitana e l’esploratrice, Marco de Vincenzo, salito ultimamente all’attenzione del pubblico per aver vestito Levante durante l’ultimo Sanremo, propone una sfilata luccicante, con pareti a specchio e sfere stroboscopiche, con una collezione divertente con volumi oversize per colletti, giacche e spille. Un look che pensa anche alla comodità senza dimenticare lo stile.

 

Una Fashion Week sostenibile

I look del 2020 non ostentano l’interesse alla sostenibilità, tema caro all’edizione appena trascorsa di Milano Moda Donna.
Si tratta però solo di un’osservazione superficiale, data dalla mancanza di riferimenti diretti al mondo del green sia negli allestimenti che nei temi delle collezioni. Qualcosa sta cambiando dietro le quinte, forse non così in fretta come ci si auspicava, ma una presa di coscienza esiste e si sta radicando dei progetti delle maison, soprattutto sulla provenienza dei tessuti e sul controllo della filiera di lavorazione.

In prima fila per la moda sostenibile troviamo l’insospettabile mondo della pelle, che difende a gran voce l’attenzione che i conciatori italiani hanno sempre posto verso la filiera produttiva di un materiale versatile, amato dagli stilisti per le innumerevoli possibilità comunicative.

Lineapelle si fa portavoce degli interessi dei propri buyer, organizzando una mostra negli spazi di via Brisa, aperta dal 19 febbraio all’11 marzo, dove grandi stilisti si affiancano a giovani emergenti per mostrare tutte le possibili lavorazioni di una materia prima caposaldo delle passerelle di tutto il mondo. La Madonna dei Coralli di Antonio Marras si affianca alla giacca di ispirazione campestre di Vivetta, lo spettacolare body di Cecilio Castrillo, quasi un costume per una supereroina, dialoga con l’abito fiabesco di Mario Dice e con le splendide creazioni di Gianfranco Ferrè, lo stilista simbolo della lavorazione della pelle.

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Attenzione ai designer emergenti

Alle sfilate si affiancano le presentazioni, momenti in cui addetti ai lavori e stampa possono letteralmente “toccare” con mano le creazioni di designer affermati ed emergenti. Come San Andrés, brand del giovane stilista messicano Andrés Caballero. Le sue creazioni prendono spunto dai quadri che egli stesso realizza, sapientemente affiancati agli abiti come all’interno di una mostra.
Colori pastello e linee morbide vengono sottolineate da delicati inserti di tessuto nero o bianco, come i segni che attraversano le sue opere su tela, ritratti maschili dagli sguardi intensi, immersi in fondali dai colori chiari.

Di tutt’altro stile le creazioni di Flavia la Rocca, vincitrice del Franca Sozzani GCC Emerging Designer Award 2019. La collezione presentata per Milano Moda Donna vede una serie di abiti modulabili, sostenibili e unisex. Toni neutri e tessuti green come la canapa si uniscono al taglio futuristico degli abiti proposti, versatili in modo assoluto grazie alla presenza di zip e bottoni che permettono di modificare a piacimento lunghezza e forma dei capi.
Uno sguardo al futuro della moda a impatto zero e totalmente personalizzabile.

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L’attenzione per gli stilisti emergenti e per una moda che parli al mondo viene presa da Camera Nazionale della Moda Italiana molto seriamente, con le iniziative Africa Now e Budapest Select per permettere a 10 giovani designer provenienti dal continente africano e dall’Ungheria di esporre le proprie creazioni nella cornice esclusiva del Fashion Hub di Via Turati 34, dove per i sette giorni dell’evento più cool di Milano si sono susseguiti buyers, giornalisti, influencer e persone comuni, unite dalla fascinazione che il mondo della moda, seppur ricco di problemi e contraddizioni, porta con sé da sempre.

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