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Miele film: Valeria Golino debutta alla regia, la recensione

Ѐ coraggioso l’esordio alla regia di Valeria Golino che, nonostante una lunga carriera di successo come attrice, ha presentato emozionata a Milano il suo Miele, dal 1 maggio nelle sale.

Miele è il nome in codice di Irene -interpretata da Jasmine Trinca– una ragazza di trent’anni che ha scelto di svolgere un lavoro assolutamente illegale in Italia: aiutare a morire i malati terminali; compie la sua missione con efficienza e distacco in una routine apparentemente calma fatta di rapporti superficiali e solitudine, mentre nuota alternando lunghe bracciate sul litorale romano o ascolta i Talking Heads.

Finché è costretta a fermarsi quando a richiedere il suo aiuto è il settantenne Carlo Grimaldi –ruolo affidato a Carlo Cecchi– un ingegnere in ottima salute che, semplicemente, ritiene di aver vissuto abbastanza: “Io ho perso interesse per ogni cosa: l’imbecillità contemporanea è senza scampo”, dice a Irene.

E allora tutto si rompe, tutto viene messo in discussione: i rapporti, le regole, i limiti, il senso della vita e la necessità della morte.

Dopo Michael Haneke con Amour e Marco Bellocchio con Bella addormentata, anche Valeria Golino si cimenta col tema dell’eutanasia: lo fa trovando una chiave interpretativa e un registro assolutamente personali, e -soprattutto- senza cadere mai nella scelta facile del melò. Si astiene dal giudizio, predilige il rigore, fragilizza e destruttura la trama fino a ottenere un film duro, intenso in cui nulla viene suggerito allo spettatore. “Anche per questo ho deciso che la colonna sonora venisse dall’interno del film: dalla televisione, dal lettore mp3 di Miele. Non volevo indurre alla commozione”, spiega la Golino.

L’autrice di Armandino e il madre dimostra per la seconda volta di avere uno spiccato talento per le inquadrature e un gusto che quasi si avvicina al décadrage.

E spesso ai bordi delle inquadrature è il bellissimo volto di Jasmine Trinca.

Sì, perché in Miele vediamo uno dei più grandi attori di teatro italiani, Carlo Cecchi -“Assolutamente la mia prima scelta”, spiega la Golino- e una Jasmine Trinca brava come non mai .

Lei ci scherza su: “È l’età della maturità, compiuti i 32 anni: s’è svegliata la Trinca”, ma Miele è sicuramente la sua prova migliore: è intensa e credibile, capace di reggere una scena su uno sguardo o un sorriso.

Prodotto da Riccardo Scamarcio e Viola Prestieri, il lungometraggio sul tema della morte assistita, tratto dal romanzo A nome tuo di Mauro Covacich, sarà il rappresentante italiano al prossimo Festival di Cannes, sotto la categoria Un certain regard.

“Non è stato semplice credere in una sensazione” spiega Scamarcio, “in Miele non c’è una volontà politica, ma solo l’amore verso un certo tipo di cinema: quello che si fa non preoccupandosi aprioristicamente dei desideri del pubblico”.

Da vedere.

 

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