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Lo stagista inaspettato: la recensione in anteprima di MW

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lo-stagista-inaspettato-recensioneUno stagista di settant’anni, un capo di trenta. E per di più donna.

Questa la premessa de Lo stagista inaspettato (The intern), il film con i due premi Oscar Robert De Niro e Anne Hathaway, in uscita nelle sale italiane giovedì 15 ottobre. Quella stessa Italia in cui -dalla politica,  alle università, alle grandi aziende- impera la gerontocrazia,  i giovani sono spesso etichettati come “bamboccioni” e le donne guadagnano in media il 7% in meno dei colleghi uomini, con punte di -27,5% nei reparti finanziari (fonte: Gender gap report 2015 dell’Osservatorio di JobPricing). Una premessa, insomma, di cui già dovremmo essere in grado di cogliere l’intrinseca ironia prima che le luci in sala si spengano.

Per fortuna, messa da parte per un attimo la situazione del nostro Bel Paese, durante la proiezione si ride davvero: Lo stagista inaspettato è infatti una commedia deliziosa che ci mostra non solo come non sia mai troppo tardi per reinventarsi, ma anche la bellezza dell’entusiasmo che accompagna ogni nuovo inizio. Lo stagista del film di Nancy Mayers (regista anche di Tutto può succedere e L’amore non va in vacanza) è Benjamin Whittaker (De Niro): elegante, posato, perspicace e irrimediabilmente analogico, Ben è un vedovo che presto scopre come la pensione non sia quel paradiso che si aspettava. Per questo, si candida per entrare a far parte del programma dedicato ad aspiranti stagisti senior lanciato per motivi di immagine dalla start-up di successo “About the fit”, il sito di shopping online creato dalla determinata ma fragile Jules Ostin (Hathaway), giovane manager in cerca di un equilibrio difficilissimo fra lavoro e famiglia. Proprio di Jules Benjamin diventa l’assistente personale, a seconda dei casi autista, baby sitter, fattorino e… ladro: tra i due si crea progressivamente un rapporto sempre più stretto, perfettamente credibile perché l’alchimia fra De Niro e Hathaway è davvero la sorpresa più gradita di questo film.

Se la forza di quest’ultima opera della Meyers è come sempre il divertimento garbato ed elegante che è diventato la sua cifra stilistica, stavolta a non convincere del tutto è il modo forse un po’ troppo superficiale e edulcorato con cui vengono tirate le fila del racconto sul finale: la leggerezza della commedia e lo scopo edificante del racconto impattano contro temi troppo complessi per non creare un po’ di scetticismo nello spettatore.

Il nostro voto: 6+
Una frase:
“Dove ti vedi fra 10 anni?”
“A 80 anni?”
Per chi: ha voglia di trascorrere 2 ore con il sorriso sulle labbra.