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La sedia della felicità, recensione in anteprima

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Una sedia che nasconde un tesoro, un’ estetista e un tatuatore alla sua spasmodica ricerca, un corpacciuto prete dapprima terzo incomodo e poi alleato. Stiamo parlando dell’ultimo film di Carlo Mazzacurati, regista da poco scomparso che lascia in eredità la gustosa e rocambolesca commedia dal titolo La sedia della felicità, in uscita nelle sale il 24 aprile.

Dino (Valerio Mastrandrea) è un tatuatore, Bruna (Isabella Ragonese) è un’estetista indebitata fino al collo, che ha alle costole il creditore Volpato, non proprio un galantuomo (Natalino Balasso). I due ragazzi sono dirimpettai di negozio: il loro incontro ruota intorno alla caccia di una fantomatica sedia, che pare nasconda uno scrigno di gioielli.

Una confessione in punto di morte della  galeotta Norma Pecche, una ruspante Katia Ricciarelli, rivela alla ragazza l’esistenza di questo preziosissimo tesoro celato. Dino e Bruna vivranno un’avventura strabiliante in uno stralunato viaggio da Venezia e alle Dolomiti per tutto il Nord est, con l’obiettivo di mettere le loro mani su qualcosa che potrà cambiare le loro grame vite. Ma non sono soli: alle calcagna hanno un prete furbacchione Padre Weiner (Giuseppe Battiston).

Mazzacurati, con un occhio personale e disinvolto presenta un spaccato territoriale italiano multietnico e popolato da personaggi folli ed eccentrici, siparietti comici nostrani squisitamente veneti quasi “goldoniani” mischiati ai nuovi abitanti naturalizzati in patria. Il tutto reso con un  impianto narrativo che sovverte di fatto la classica commedia all’ italiana e porta alla ribalta due personaggi semplici e comuni, alla prese con la crisi economica.

La sedia della felicità è una favola con trovate originali un mix di stravaganze ben miscelate, a metà strada fra Fratello dove sei? dei Coen e una sbarazzina commedia on the road. Un film grottesco e favolistico a tratti lirico, dal tocco leggero, una pellicola nata prima di tutto per divertire, condita di quella ingenuità infantile con l’immancabile “e vissero felici e contenti”.

Complice la convincente prova dei protagonisti: Mastrandrea, Aragonese e Battiston. Il regista  arruola comici e attori di tutto rispetto, fra cui un Silvio Orlando e un Fabrizio Bentivoglio in splendida forma alle prese con una televendita esilarante che trae la sua ispirazione dal  Guzzanti televisivo nei panni del critico d’arte a TeleProboscide.

Una commedia leggera e ironica,  molto divertente, che  riconferma lo stile spensierato e il tratto  distintivo del cinema  di  Mazzacurati.

Voto per noi: 7,5

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