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La scuola delle scimmie: un lucido sguardo su chi siamo. Ai Filodrammatici. La recensione.

La scuola delle scimmie

Capita spesso che le forme artistiche ti diano la possibilità di scoprire persone ed eventi della Storia di cui si ignora l’esistenza o, magari, volutamente fatti cadere nell’oblio. Avevamo avuto modo di avere un assaggio del testo ideato da Bruno Fornasari (che ne cura anche la regia) all’ultima edizione di Next – Laboratorio delle idee e, ancor più post visione, possiamo affermare quanta abilità ci sia nel parlare al e del nostro oggi, toccando punti affatto semplici; ma scopriamone di più.

La scuola delle scimmie: sinossi ufficiale

Tennessee, 1925. John Thomas Scopes (Luigi Aquilino), professore supplente di scienze naturali, viene processato per aver violato una legge che vieta l’insegnamento della teoria darwiniana a scuola.
Italia, 2015. Un professore di scienze naturali (Tommaso Amadio) torna ad insegnare nel suo quartiere di origine. Le difficoltà di integrazione sono il principale problema della scuola di periferia in cui si trova ad operare, e il rischio di radicalizzazione delle differenze tra le varie etnie e culture è una bomba dalla miccia molto corta e infiammabile. Lui stesso ha perso un fratello che, convertitosi all’Islam, è partito per la Siria scomparendo. Il senso di responsabilità e il vuoto lasciato da quella perdita spingono il professore a cercare di educare i ragazzi alla scienza come anticorpo del fanatismo religioso.

La scuola delle scimmie: la recensione

Era inevitabile che si rompesse la quarta parete per sfruttare lo spazio in platea, cercando di coinvolgere maggiormente il pubblico. Spetta agli insegnanti farlo (riferendoci ovviamente ai personaggi), ma senza salire in cattedra, interpellandoci ancor più da vicino nell’incipit e nel corso della pièce.
“Vedete sono immagini così estreme da parlare soltanto di se stesse, non creano nient’altro che curiosità, è come se noi non centrassimo niente, non avessimo un ruolo. Se non ci apre qualche collegamento, non credo che sia la cosa giusta”, asserisce la donna in platea (Silvia Lorenzo) commentando il video che non ha paura di mostrare (la parte video è stata curata da Francesco Frongia). La scuola delle scimmie ne apre tanti di collegamenti, non solo sulla questione evoluzionismo-creazionismo, ma verrebbe da dire, tanto più su cosa voglia dire porsi delle domande e qual è la responsabilità di certe figure formative, dai docenti ai genitori. Molto forte e lucido è il primo confronto tra il prof. di scienze naturali (un bravissimo T. Amadio) e la dirigente scolastica (a cui dà volto Sara Bertelà, ottima nel porre l’accento e le virgole su ciò che caratterizza la sua parte) dei nostri giorni – e Fornasari ha voluto sottolineare nel testo come non ci si riferisca a quel ruolo chiamandola preside, ma dirigente, termine utilizzato più nel caso di un’azienda. Ogni parola è studiata, così come è pensata la scelta di non tirar in ballo la vicenda della ragazza musulmana suicidatasi (meglio non rivangare).

Questa rappresentazione così come i fatti di cronaca ci suggeriscono come il limite che porta a cadere nel fanatismo religioso è sottilissimo e può arrivare a colpirci più da vicino, più di quanto pensiamo. L’acutezza del testo, però, risiede anche nel saper far venire a galla le paure, giocando con certi stereotipi delle dinamiche relazionali (vedi il marito separato dalla moglie), tesi anche ad alleggerire il tono. Un filo rosso lega il prof. Scopes e il professore nella nostra contemporaneità: la ricerca della verità perché loro hanno bisogno di capire (richiamando una battuta “ci sono quelli che hanno bisogno di credere e quelli che hanno bisogno di capire”).
Gli attori (nel cast anche Irene Urciuoli) sono molto bravi a cavalcare l’ironia beffarda sottesa nel copione – tutti giusti nel gioco delle parti, ma, oltre ai già citati, nota di merito va a Emanuele Arrigazzi e Giancarlo Previati.
Lo spettacolo dura due ore con un ritmo sostenuto in cui l‘attenzione resta alta. Non manca lo spazio per scene in cui sono più il corpo e/o la maschera a farci specchiare, nella ritualità di gesti, sul palco giustamente calcati, in cui ci si sente più automi che teste impegnate a capire. Il teatro ci riporta, invece, a questo punto: domandarsi e guardarsi.

Nota: le vicende raccontate sono completamente inventate, ma prendono spunto da fatti realmente accaduti, tra cui la vicenda del primo foreign fighter italian, Giuliano Ibrahim Delnevo, ad essere ucciso in Siria. La scuola delle scimmie è perfettamente in linea col titolo dato alla stagione ‘FanAtismi’.

Riassumendo

La scuola delle scimmie, dal 25 gennaio all’11 febbraio

Teatro Filodrammatici

DURATA: 120′ più intervallo

ORARI: lunedì riposo; martedì, giovedì e sabato h 21; mercoledì e venerdì h 19,30; domenica h 16

PREZZI: 22€; ridotto convenzionati 18€; ridotto under30 16€; ridotto over65 e under18 11€; online con prezzo dinamico a partire da 10€

Lo spettacolo sarà ripreso anche nella prossima stagione, ma intanto se avete modo, ve lo consigliamo.

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