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L’operazione al Franco Parenti riflette sul teatro e su di noi. La recensione

L'operazione
Ph Luca Del Pia

Per chi fa il mestiere di critico o “spettatore professionista” – a seconda delle prospettive – uno spettacolo come L’operazione non può che essere un toccasana rispetto all’idea di mettersi in discussione, oltre alla possibilità di riflettere tutti insieme sull’Arte (nello specifico quella teatrale), di chi la fa e di chi la osserva. Se si guarda superficialmente, sembrerebbe sempre più raro “fare squadra” nell’ambiente o quantomeno questa è l’idea che si ha; invece le alchimie nascono e per fortuna trovano anche chi le sostiene. Nel caso specifico de L’operazione e del gruppo di lavoro capitanato da Rosario Lisma ci riferiamo al Teatro Franco Parenti.

Dopo aver letteralmente conquistato gli spettatori con ‘Peperoni difficili‘ (ripreso più volte nelle stagioni successive e con aggiunte di date) e ‘BAD&Breakfast‘, l’artista siciliano ha scelto di riprendere uno spettacolo generato circa nove anni fa. “L’idea di parte dalla voglia di farlo conoscere al pubblico numeroso dei nostri ultimi spettacoli al Parenti che non lo aveva mai visto”, ci ha rivelato il regista. Ovviamente proprio perché le persone/gli artisti mutano così anche il testo è stato aggiornato, inserendo i riferimenti d’obbligo ai cambiamenti innescatisi nell’ambito giornalistico (vedi le realtà in rete). Ancor più oggi non esiste solo la recensione su carta, anzi può capitare che online sia riservato maggiore spazio. Gli interpreti – (oltre a Lisma) Ugo Giacomazzi, Fabrizio Lombardo, Andrea Narsi e Gianni Quillico – sono molto bravi nel dar corpo a una malinconia esistenziale, ma anche insita nella professione d’attore. Emerge un aspetto che spesso cade in secondo piano: la solitudine dell’attore quando non viene richiamato e magari tra le pareti di casa quel silenzio rimbomba. Solo chi ha vissuto la gavetta può riuscire a metterlo così bene nero su bianco per poi farlo rivivere in scena.

Ecco ne L’operazione i sogni e le illusioni dei personaggi sono tecnicamente appartenenti a degli attori, ma come non riconoscersi? così come tutti, nel nostro ambiente, abbiamo avuto a che fare con rapporti di potere-sottomissione, il compromesso, fino a che punto accettare, è giusto denaturarsi per (sopra)vivere? Questi sono solo alcuni degli interrogativi che la pièce rilancia e il bello è che lo fa con la cifra che questi artisti sanno maneggiare ottimamente: il tragicomico – forse anche l’unica arma per digerire i bocconi amari della vita.

Il testo è un botta e risposta a getto continuo (a cui si aggiungono i silenzi nei punti idonei), stando, però, alla larga da strizzate d’occhio al pubblico che, invece, viene provocato. La regia di Lisma essenziale e acuta, non fa altro che assecondare il talento di ciascun interprete, dando voce alla categoria e allo stesso tempo a sentimenti universali. Ci piace pensare che chi è in scena immagini da artista e da personaggio il critico in sala, ma ha ancora un potere chi riveste questo ruolo? “Chi è il vero demiurgo? (nella finzione ha il cognome significativo di Marco Mezzasala) Cosa siamo bestie di scena?”, si chiedono mentre provano la pièce sulle Brigate Rosse. E noi, dall’altro lato, chi siamo? davvero soltanto meri spettatori? Minuto dopo minuto si crea un filo rosso tra il testo che i personaggi stanno provando e tra gli attori, L’operazione e noi: i sogni traditi. Ma non è finita qui, il resto è meglio goderselo in teatro con loro. “Un’opera d’arte che nessuno vede, non esiste” e questa è una battuta che vogliamo rilanciare più agli spettatori e allo spettatore che è in noi, piuttosto che al critico, dandoci una possibilità di visione e confronto, sempre nel rispetto dei ruoli e dei gusti.

RIASSUMENDO

L’operazione, dal 21 novembre al 14 dicembre 2017

Teatro Franco Parenti

DURATA: 100′

ORARI: lunedì riposo; martedì 20,30; mercoledì e sabato h 21; giovedì h 19; venerdì h 19,30; domenica h 15,45

PREZZI: intero 23,50€; convenzioni 18€; over65 e under26 15€ + diritti di prevendita