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Il sol dell’avvenire, Nanni Moretti racconta tutti noi

Luigi Maffei 12 mesi fa
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Può un film di un’ora e venti far ridere, riflettere, piangere, danzare e cantare? La risposta, banalmente, è sì. Nella storia della cinematografia non mancano certo film che inglobano tutte queste sensazioni. Da oggi nell’elenco delle opere italiane “emozionali” può essere inserito anche Il sol dell’avvenire, ultima prova di Nanni Moretti.

Scritto insieme a Francesca Marciano, Federica Pontremoli e Valia Santella, il nuovo lungometraggio di Nanni Moretti sarà nelle sale dal 20 aprile grazie a 01 Distribution.

La trama

Nanni Moretti è Giovanni, un regista che fa film ogni cinque anni, alle prese con la realizzazione del suo nuovo lavoro. Giovanni è sposato con Paola (Margherita Buy), produttrice cinematografica e padre di Emma (Valentina Romani), musicista che ne sta curando la colonna sonora.

Il film a cui sta lavorando è ambientato nel 1956 e racconta la storia del segretario del PCI (Silvio Orlando) del Quarticciolo di Roma che invita nel quartiere una compagnia circense ungherese per allietare i grandi e piccoli. Ma poco dopo il loro arrivo i carri armati sovietici invadono Budapest. Cosa fare allora? Solidarizzare con gli amici circensi o attenersi alle disposizioni del partito?

Durante le riprese la vita di Giovanni è in continuo e costante mutamento. Paola sta pensando di lasciarlo, il co produttore francese vuole affidare l’opera a Netflix e il nuovo film che sta scrivendo, Il nuotatore, non lo convince molto. Il suo obiettivo, invece, è dirigere un film che racconti la lunga storia di una coppia, con tante canzoni italiane in sottofondo.

Il passato, il presente e l’avvenire (con ironia)

Il mondo sta cambiando intorno al Giovanni/Nanni regista e uomo. E le cose che si trasformano non sempre sono in positivo. Paranoie, finte cortesie, giovani registi osannati all’inverosimile ma di una piattezza sconcertante, piattaforme che producono film da “What the fuck”. Come sopravvivere a tutto ciò?

La risposta è tanto semplice quanto forte: grazie al cinema. Al suo cinema. Che, in fondo (ma neanche troppo) è il nostro. Ci ritroviamo nei suoi balletti, nelle sue canzoni, nei piccoli tic quotidiani che riaffiorano a distanza di anni (il plaid di Sogni d’oro fa quasi commuovere). Forse la risposta è nella storia dei due giovani che guardano il finale de La dolce vita e discutono animatamente davanti a una farmacia notturna. Nel Giovanni/Nanni che detta loro le battute, riscrivendo il copione della sua/nostra giovinezza che adesso guardiamo con disincantata tenerezza.

È il passato di Moretti che ritorna e diventa scudo verso un presente amorfo, senza qualità. Il suo passato è anche il nostro, ci mancava, lo desideravamo. E adesso è sullo schermo. Tra risate, momenti esilaranti, commozione, balli, canti Il sol dell’avvenire conquista. Nanni Moretti è tornato come un uragano. E menomale.