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Dolori, passioni e vagabondaggi de Il giovane Karl Marx (e del suo amico Engels): la recensione del film

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Tutti prima o poi, almeno una volta nella vita, avranno ascoltato o letto la seguente frase: “Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro del comunismo.” O ancora avranno avuto a che fare con l’esortazione – magari riveduto, parodiato o aggiornato – che così recita: “Proletari di tutti i Paesi, unitevi!”

Proposizioni attribuite a Karl Marx, filosofo che con il proprio contributo teorico ha reso possibile la diffusione e l’applicazione delle idee del materialismo storico sfociate nel comunismo, che già aleggiavano per tutta la prima metà dell’Ottocento in una forma indefinita e non ancora perfettamente compiuta.

Il giovane Karl Marx, film diretto da Raoul Peck (già autore dell’interessante documentario “I Am Not Your Negro”), si propone dunque come biografia della vita di uno dei più importanti personaggi storici dei nostri tempi, il cui pensiero ha cambiato per sempre il volto del Novecento, nonché il modo di leggere politica, economia e società.

La data del 21 febbraio 1848, ovvero quella della pubblicazione a Londra del Manifesto del Partito Comunista, rappresenta in qualche modo l’obiettivo della pellicola, che in realtà si presenta come una commedia drammatica imperniata su tre temi: l’amicizia e il rapporto tra Marx e l’amico – sodale Friedrich Engels, la storia d’amore con le rispettive compagne (tutt’altro che ininfluenti nella vita privata dei due) e il percorso, ben più che accidentato, intrapreso dalla coppia per fornire una lettura della realtà che potesse cambiare il mondo.

D’altro canto le prime sequenze de Il giovane Karl Marx non lasciano spazio a dubbi: un gruppo di reietti, intenti a raccogliere la legna caduta dagli alberi di una proprietà privata, viene brutalmente assalita dagli uomini della guardia armata, la quale non si risparmia in quanto a violenze. Una repressione inaccettabile in quanto profondamente ingiusta e ingiustificata, che come ammette il pensatore non può che scatenare la ribellione e – ma ci si arriverà molto più tardi – la Rivoluzione dei decenni successivi.

Con tutte le licenze poetiche del caso, Marx ci viene mostrato come un personaggio scostante, sognatore, ossessionato dalla creazione di un sistema di pensiero che potesse dare dignità e sopratutto giustizia sociale agli ultimi. Il rapporto con la moglie Jenny è splendido, anche per l’arguzia e il pieno sostegno di una donna che avrebbe potuto avere una vita molto più agiata: i due infatti sono costantemente in bolletta e sempre minacciati di esilio (Marx si sposterà parecchio, sospinto da necessità e più o meno velate volontà politiche).

Sulla sua strada ecco arrivare Engels, figlio del proprietario di una fabbrica inglese, in realtà studioso delle condizioni di vita del proletariato e innamorato di una ex dipendente del padre, Mary. Molto più estroverso di Karl, ma non meno tormentato, Friedrich ne rappresenta il contraltare “mondano” per così dire. Il film non carica più di tanto questo aspetto da “strana coppia” – il serio povero e lo svagato ricco – ma sotto la patina di biopic impegnato si agitano tentazioni comiche che esplodono in un paio di sequenze di puro slapstick (come la fuga dei due della polizia).

Tutta giocata sui grigi e marroni, la fotografia del film sta lì a dimostrare quanto le vicissitudini dei due filosofi siano prese sul serio: la messa in scena dell’opera infatti non prevede particolari guizzi artistici, preferendo poggiarsi sulle performance del cast (tutto di buon livello: August Diehl, Stefan Konarske e la Vicky Krieps de Il filo nascosto danno corpo a personaggi memorabili) anche per lasciare spazio alla non semplice ma piuttosto chiara descrizione della congerie culturale da cui è scaturito il Movimento Comunista.

Naturalmente fanno capolino personaggi storici come Bakunin e Proudhon, ma non si ha l’impressione di trovarsi di fronte a dei cameo – strizzate d’occhio dirette agli appassionati: il film infatti cerca di sistematizzare per quanto possibile momenti storici, snodi del pensiero, alternative, rivalità e scenari, risultando così una buona lettura, concreta e puntuale, di quella promessa di felicità fatta agli operai e ai lavoratori mediante l’applicazione del materialismo storico.

Non è forse un caso che Marx ed Engels siano ritratti a un certo punto quasi come due profeti e futuri ispiratori di rivoluzioni (il finale pop con filmati di repertorio, per quanto poco in tono, ha anche questa funzione): il famoso motto “Ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni” è infatti ripreso dagli Atti degli apostoli e la cosiddetta “fine della storia” marxista ricorda da vicino il paradiso promesso – indifferentemente in cielo o in terra – dal cristianesimo. Insomma, due messia che come tutte le figure religiose ispirano fiducia, infondo passione ma suscitano anche dubbi e forti opposizioni.

Il film uscirà nelle sale cinematografiche dal 5 aprile ma l’anteprima nazionale avverrà sabato 24 marzo nel contesto di CinemAnteprima della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.

Il nostro voto

7

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