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Il giovane favoloso recensione: Elio Germano è Giacomo Leopardi

Il-giovane-favoloso-recensione“Sono due le cose belle al mondo: amore e morte”, spiega così la sua poetica il tormentato Giacomo Leopardi del regista napoletano Mario Martone (Morte di un matematico napoletano, L’odore del sangue, Noi credevamo), interpretato da Elio Germano e lungamente applaudito alla 71° edizione del Festival del cinema di Venezia. Il giovane favoloso, che arriverà nelle sale il 16 ottobre prossimo, racconta la vita del poeta di Recanati che sembra finalmente uscire dai manuali di letteratura da cui ha affascinato (e tediato) generazioni di liceali per guadagnare una dimensione più umana.

Giacomo Leopardi è un bambino prodigio che cresce sotto lo sguardo severo e orgoglioso del padre, il conte Monaldo (Massimo Popolizio), dentro una casa che è una biblioteca. Passa gli anni giovanili con i fratelli Paolina (Isabella Ragonese) e Carlo (Edoardo Natoli) dedicandosi a uno studio “matto e disperatissimo”. Sua madre, la cattolicissima Adelaide Antici (Raffaella Giordano), pretende di assistere alle confessioni del figlio, destinato dalla famiglia a intraprendere la carriera ecclesiastica o a diventare uno “squallido compilatore”, un filologo. Giacomo non può uscire di casa: costretto a osservare il mondo dalla finestra, seduto al piccolo scrittoio, e tormentato da malattie che ne mineranno fin da giovanissimo la salute, il poeta sogna di fuggire da Recanati; fuori dalle alte mura della città, il mondo sta cambiando, pervaso dall’Illuminismo, sferzato dai moti rivoluzionari e Giacomo cerca disperatamente contatti con l’esterno, arrivando a tentare la fuga. Nel mentre, scrive capolavori come A Silvia, La sera del dì di festa o L’infinito.

Dieci anni dopo ritroviamo Giacomo a Firenze, dove è stato accolto dai maggiori circoli intellettuali. Ma il poeta mal si adatta all’ipocrisia dei salotti e, segnato dalla deformità e da amori non corrisposti come quello per Fanny Targioni-Tozzetti (Anna Mouglalis), vive da bohémien con l’amico Antonio Ranieri (Michele Riondino), bello, romantico e patriottico. L’incontro con Napoli cambia tutto: il poeta vive immerso nello spettacolo disperato e vitale della città plebea, fra ladri, scugnizzi e prostitute che lo additano chiamandolo “ranavuottolo”, ranocchio.

Rimane l’appello inascoltato del poeta agli intellettuali dei salotti: “Demolite i miei ragionamenti, invece di accusare le mie malattie!”; senza la sua deformità il poeta sarebbe stato ugualmente un genio preda della propria ostinata e barbara malinconia? Spiegare Leopardi è un’impresa difficile: con Il giovane favoloso Martone punta in alto ansioso di raccontare l’uomo. Il risultato è un’opera coraggiosa, ma altalenante in cui momenti alti e particolarmente ispirati, come la scena in cui Giacomo reprime l’ira nei confronti del padre Monaldo dopo il tentativo di fuga, si alternano ad altri caricaturali in cui la recitazione di Germano risulta costellata di troppi strabuzzamenti d’occhi. Anche la dimensione erotica del film suscita perplessità intrappolata fra una omosessualità suggerita in modo maldestro e momenti in cui Giacomo si avvicina alle donne, prostitute o nobildonne che siano, con la bava del questuante o segue le conquiste di Ranieri come un morboso Leporello.

Il nostro voto: 6 e mezzo
Una frase: “Chi conosce i limiti della possibilità?”
Per chi: ama il cinema coraggioso

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