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Gravity recensione: Cuarón manda in orbita lo spettatore con Bullock e Clooney

GRAVITYCol fiato sospeso per novantadue minuti, alla deriva nello spazio sconfinato: è qui che il 51enne regista messicano Alfonso Cuarón (Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, Il labirinto del fauno, I figli degli uomini) porta lo spettatore di Gravity, film attesissimo, presentato fuori concorso alla 70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia e dal 3 ottobre nelle sale italiane.

Protagonisti di questo spettacolare survival movie sono Sandra Bullock e George Clooney che interpretano l’ingegnere medico Ryan Stone, per la prima volta su di uno shuttle, e il comandante Matt Kowlasky, alla sua ultima missione prima della pensione. I due stanno riparando la stazione spaziale quando vengono investiti da una pioggia di meteoriti e si trovano persi nello spazio, nel tentativo di ritornare sulla Terra in una sorta di Open Water galattico.

Davvero strabilianti gli effetti speciali del film che ha richiesto ben quattro anni per la sua realizzazione: ad esempio, Sandra Bullock ha recitato in un cubo largo tre metri per simulare l’assenza di gravità, senza green screen o cavi. Immersivo e finalmente sensato il 3D, in una stagione cinematografica in cui spesso se ne è fatto abuso.

Sapiente la regia di Cuarón che sceglie lunghi piani sequenza o di far entrare la telecamera nel casco degli astronauti perché lo spettatore possa sentirne lo spaesamento, la paura, il respiro affannoso.

Se i due attori, pur limitati dalle ingombranti tute spaziali, danno buona prova di sé, Gravity ha sicuramente altri due protagonisti: la Terra, presente sullo sfondo di ogni inquadratura e illuminata da albe mozzafiato, e il silenzio denso interrotto solo dalle trasmissioni radio, dal rumore del metallo, dall’ansimare dei protagonisti mentre il livello d’ossigeno nelle loro tute cala.

Realizzato con una tecnica inappuntabile, il film delude quando tenta di andare oltre la sua spettacolarità e di raccontare la lotta per la sopravvivenza della Dott.ssa Stone come il ritorno alla vita di una donna segnata da un trauma: allora eccessi retorici, dialoghi mediocri e alcune ingenuità separano Gravity dalla perfezione.

Il nostro voto: 7-

Una frase: “Nello spazio la vita è impossibile.”

Per chi: vuole regalarsi 92′ col fiato sospeso.