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Francofonia: il rapporto fra arte e potere raccontato da Sokurov

Sara Ridolfo 2 anni fa
Francofonia

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Nel corso della seconda guerra mondiale Hitler aveva formato delle squadre speciali per depredare i musei dei paesi occupati. Quando la Francia venne occupata dai nazisti, anche il Louvre fu in pericolo. Prima dell’occupazione però Jacques Jaujard, allora direttore, aveva chiuso il museo: ufficialmente per “lavori straordinari”, in realtà per mettere al sicuro le opere più importanti. Vennero staccati quadri dalle pareti, imballate sculture e accumulate ben 1.862 casse di legno piene di opere d’arte che, caricate su dei camion, furono spedite in diversi castelli sparsi in tutta la Francia.

Fu in questo contesto che avvenne l’incontro fra Jaujard e il conte Franz Wolff-Metternich, nobile tedesco inviato da Hitler come supervisore delle opere d’arte francesi. I due uomini si ritrovarono in una posizione contrapposta, ma entrambi accomunati dalla passione per l’arte: ciò li rese paradossalmente – e forzatamente – complici e diede inizio a una collaborazione mai ufficialmente dichiarata grazie alla quale molti dei tesori del Louvre fossero salvati.

Questa la storia raccontata in Francofonia da Aleksandr Sokurov, il regista che già in Arca Russa (2002) aveva dedicato un unico lunghissimo piano sequenza all’Ermitage. È una storia che indaga anche il rapporto tra l’arte e il potere e che oggi, all’indomani della distruzione dei reperti del museo di Palmira messa in atto dal sedicente Stato Islamico, rappresenta una celebrazione dell’arte del suo valore identitario e del suo valore salvifico per l’uomo.

Presentato alla Mostra del cinema di Venezia, Francofonia: è un’opera onirica che come in un mosaico composito mescola immagini del passato a quelle di una nave che trasporta opere d’arte nel mezzo di una tempesta, ai Fantasmi di Napoleone e la Marianna all’interno del Louvre e a quelle di una Francia sotto occupazione. L’effetto è quello di più “film nel film” che mescola un passato remoto a un passato prossimo e che nelle intenzioni dell’autore “è un requiem per ciò che è perito, un’inno al coraggio umano, allo spirito e a ciò che unisce l’umanità.”

Il nostro voto: 7 e mezzo
Una frase: Chi sarei stato se non avessi potuto vedere gli occhi di coloro che vissero prima di me?

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