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Enrico Nigiotti: “Non riuscirei a cantare il testo di un altro. Non è il mio ruolo”

Irma CiccarelliIrma Ciccarelli 4 settimane fa
enrico nigiotti intervista
Foto di Fabrizio Cestari

“L’obiettivo è fare questo lavoro per tutta la vita rimanendo sempre lo stesso”.

Tra una data e l’altra del “Cenerentola tour”, abbiamo intervistato Enrico Nigiotti che ci ha raccontato cosa è cambiato e cosa no in questi ultimi anni.

Nigiotti è sicuramente uno dei cantautori più “trasparenti” quando si parla di interpretazione: ha la capacità di trasmettere al pubblico le proprie sensazioni, senza filtri, semplicemente con chitarra e voce.

Non importa che il palco sia quello dell’Ariston o di un club, che il brano cantato sia “Nonno Hollywood” o “Notturna”, Enrico Nigiotti lascia andare le emozioni, regalandosi completamente a chi partecipa ai suoi concerti.

Un talento, dimostrato e affinato durante gli anni, riconosciuto anche da numerosi colleghi che hanno scelto Enrico come autore dei loro brani.

Ne sono un esempio Laura Pausini, per cui ha firmato il brano “Le due finestre” ed Eros Ramazzotti per il brano “Ho bisogno di te”, incluso nell’album “Vita ce n’è”.

Tra le collaborazioni più importati c’è il duetto con Gianna Nannini in “Complici”.

Enrico Nigiotti: l’intervista

Sei arrivato a fare il lavoro che amavi: dai talent, l’ultima edizione di Sanremo, il Premio Lumezia per il brano Nonno Hollywood, certificazione d’oro e di platino per altri brani come “Complici” con Gianna Nannini. C’è stato un momento in cui ti sei sentito poco inspirato?  Non temi che possa diventare un’abitudine?

No, perché l’obiettivo è fare questo lavoro per tutta la vita (non solo per un anno e mezzo o due) rimanendo sempre lo stesso. È sempre in salita come ogni cosa, del resto: appena conquisti qualcosa vuoi raggiungere quella dopo, è un meccanismo irrazionale.

Quindi, lo scopo è continuare con questo mestiere e farlo sempre meglio; questo porta ad essere più attento nella scrittura e forse anche “meno elastico” rispetto a prima.

Forse, sono più severo e critico nell’ascoltare i miei pezzi, capire cosa serva e cosa no, quando il pezzo non va bene e quindi c’è da lavorare di più, c’è meno fretta di finirlo, ecco.

Quindi è cambiato il tuo modo di comporre?

È cambiato, come è normale che sia perché cresci e c’è sempre qualcosa di cui vuoi raccontare, bella o brutto che sia. Poi con la scrittura non è che puoi scegliere: non sempre scrivi una canzone ogni volta che stai male o non lo fai quando stai bene.

L’’ispirazione arriva per qualcosa che senti, che vivi e così ti capita di posare le mani su un pianoforte o su una chitarra e iniziare a comporre. Vorrei scrivere sempre e di più, ma sono sempre in giro a suonare, quindi l’ispirazione devo anche un po’ cercarmela.

Sicuramente, la differenza rispetto a prima è avere meno tempo per stare per i cavoli miei e scrivere una canzone, quindi mi devo ritagliare dei momenti.

Inoltre, quando ancora la musica non era un lavoro, c’era solo l’ispirazione, ma senza un metodo. È la bellezza di questo lavoro.

Ecco a proposito del metodo: oltre che cantante sei anche un musicista quindi hai un diverso approccio per quanto riguarda la composizione e il momento del live. Cosa sta cambiando oggi in questi due momenti? 

Non mi importa molto di guardare “quello che fanno gli altri”: penso che ognuno ha qualcosa da esprimere, al di là se ti piace o non ti piace la canzone o il genere. Quello che non arriva a te può arrivare ad altri, è sempre una questione di gusti.

Secondo me, discutere di musica è come parlare di architettura: come diceva Frank Zappa “ognuno sceglie con chi stare, ognuno si sceglie la musica che vuole ascoltare”.

Alla fine, la gente non è obbligata ad ascoltare certi generi o certe canzoni.

Quant’è cambiato il tuo modo di ascoltare musica? Adesso sei sopra il palco.

Prima ascoltavo molta più musica. Oggi l’ascolto, ma sempre le solite cose perché sono più concentrato sulle mie di canzoni e quindi ascolto quelli di sempre perché mi piace quell’emozione che mi hanno lasciato.

Sono meno ricercatore rispetto a prima perché cerco più di scrivere io.

Hai avuto collaborazioni importanti, come quella con Gianna Nannini, Ramazzotti, Pausini. Canteresti un pezzo scritto da un altro?

No, no, me le voglio scrivere da solo le canzoni perché non avrebbe senso col fatto che sono un cantautore.

Non avrebbe senso cantare le parole di un altro (perché me le scrivo io), se fossi stato un cantante, sicuramente sì.

Non riuscirei a cantare il testo di un altro.

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