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Dodici anni schiavo, cast stellare per il film candidato a 9 Oscar

12_anni_schiavo_recensioneGiovedì 20 febbraio arriva nelle sale italiane 12 anni schiavo, l’ultimo film del video artista Steve McQueen (Hunger, Shame) vincitore di un Golden Globe come miglior film e di due BAFTA nelle categorie Miglior film e Miglior attore protagonista. Se l’Indipendent abbia fatto bene o meno a definirlo “il miglior film dell’anno” lo scopriremo presto, nella notte di domenica 2 marzo: infatti, il film è candidato a ben nove premi Oscar (fra cui Miglior film, Miglior regista, Miglior attore protagonista, Miglior attore non protagonista, Miglior attrice non protagonista e Migliore sceneggiatura non originale).

12 anni schiavo racconta l’incredibile storia vera di un uomo e della sua battaglia per la sopravvivenza e la libertà: tratto dal romanzo Twelve years a slave e ambientato negli anni che hanno preceduto la guerra civile americana, narra la vicenda dell’afroamericano Solomon Northup (Chiwetel Ejofort)che, nato libero, viene ingannato, rapito e venduto come schiavo. Musicista di grande talento, istruito, intelligente, Solomon dovrà confrontarsi tutti i giorni con la più feroce crudeltà, personificata dal latifondista Edwin Epps (Michael Fassbender, l’attore feticcio di McQueen), sforzandosi di sopravvivere senza perdere mai la dignità. Nel dodicesimo anno della sua odissea, l’incontro con l’abolizionista canadese Samuel Bass (Brad Pitt) cambierà la sua vita.

12 anni schiavo si inserisce in un filone di cui fanno parte grandi film, da Amistad a Django Unchained passando per Beloved: stavolta è un inglese a spiegare agli americani la tragedia della schiavitù, lo fa con il grande talento per le immagini che da sempre caratterizza la regia di McQueen che parte dalla corda di un violino che si tende, dalla ruota rossa di un battello, dalla carne viva delle schiene martoriate dalle frustate per raccontare un’epoca, la vicenda di un uomo e una storia universale di feroce privazione dei diritti. Di grande impatto visivo sono sequenze lunghe, senza stacchi, come quella di Solomon impiccato al ramo di un albero per interminabili minuti, in un silenzio angosciante. Tanto, troppo orrore fiorisce fra la natura lussureggiante e indifferente del Sud, fra tramonti mozzafiato, immensi campi di cotone e cieli dolorosamente azzurri.

Nello script dal ritmo composto di John Ridley, non mancano momenti di realismo crudo che stringono lo stomaco in una morsa. Una violenza, però, mai gratuita grazie alla regia essenziale e all’interpretazione di Micheal Fassbender nel ruolo di un villain squilibrato e sadico che riporta immediatamente alla mente il Calvin J. Candie cui Leonardo DiCaprio presta il volto in Django Unchained. Più che la violenza fisica, è assolutamente insopportabile quella psicologica; Solomon viene privato, in un crescendo, dei vestiti, della parola, delle origini e del nome: negli occhi del bravissimo e intenso Ejofort si vedono passare incredulità, paura, rassegnazione alla sopravvivenza e rinuncia alla vita.

Il cast di 12 anno schiavo è davvero fantastico: affiancano Ejofort e Fassbender non solo l’attrice Lupita Nyong’o, nota per il documentario In my genes sulla discriminazione degli albini in Kenya, ma anche Brad Pitt, Benedict Cumberbacht (Il quinto potere, Into darkness – Star Trek) e il sempre impeccabile Paul Dano (Little Miss Sunshine, Motel Woodstock).

Da vedere.

Il nostro voto: 8

Una frase: “Io ero un uomo libero. E non sarò mai uno schiavo” (Salomon)

Per chi: per chi ama la libertà

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