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Confessions recensione: la vendetta secondo Nakashima Tetsuya

Un piatto che va servito freddo e mangiato con le bacchette: la vendetta, tema caro alla cinematografia orientale da Park Chan Wok a Toshita Fujita, è al centro di Confessions (2010) di Nakashima Tetsuya, regista osannato in patria e autore di film straordinari come Kamikaze Girls e Memories of Matsuko.

Confessions, premiato con il Black Dragon Audience Award 2011 e scelto per rappresentare il Giappone agli Oscar come Miglior Film Straniero, segna la svolta dark di Tetsuya e approderà finalmente nelle sale italiane dal prossimo 9 maggio.

Una bambina di quattro anni, viene ritrovata morta nella piscina della scuola media dove insegna sua madre, la giovane professoressa Yuko Moriguchi (Matsu Takako). Il caso viene archiviato come un annegamento accidentale, ma la donna indaga da sola e, scoperto che gli assassini sono due dei suoi alunni, decide di farsi giustizia da sè perché il codice penale giapponese non permette di incriminare i minorenni.

Tratto dall’omonimo romanzo di Kanae Minato, Confessions rimane fedele all’originale struttura romanzesca presentando i racconti -le confessioni, appunto- di cinque protagonisti della storia che si intrecciano in un crescendo angoscioso disegnando il malessere esistenziale degli adolescenti e l’incapacità degli adulti di dare loro risposte, fino all’ultima geniale battuta che strappa una risata e, contemporaneamente, fa rabbrividire.

Al di là della trama godibile, Tetsuya sorprende per le immagini nette, pulitissime, che creano un clima assolutamente surreale in cui fiori di ciliegio e bolle di sapone si mescolano alle scene di sangue in alcuni casi quasi splatter; sotto un cielo perennemente oscurato da nubi o in interni claustrofobici sfilano tutte uguali le divise degli studenti: un rigore formale che non serve a mitigare lo sconcerto dello spettatore, ma anzi lo accresce.

L’uso del rallenty e la scelta della bellissima Last flowers dei Radiohead richiama l’estetica dei videoclip tanto cara a Tetsuya che, prima di esordire nel 1997 con Happy-go-lucky, era stato regista di spot pubblicitari.

Un film sulla banalità del male e sulla genialità della vendetta destinato a diventare un classico, Confessions è consigliatissimo agli amanti del cinema giapponese e non solo.