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Basiliche ambrosiane, alla scoperta delle chiese volute da Sant’Ambrogio a Milano

Luigi Maffei 10 mesi fa
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Milano e il Cristianesimo, un binomio fondamentale nella storia della città, della religione e in generale del mondo occidentale. Tra la fine del III secolo e l’inizio del V Milano (all’epoca Mediolanum) era la capitale dell’Impero Romano d’Occidente (286 – 402) e durante questo periodo è stata una dei centri più importanti per lo sviluppo del Cristianesimo dopo l’Editto di Costantino del 13 giugno 313.

L’editto, che concedeva libertà di culto in tutto l’Impero, fece sì che si costruissero in tutta la città molte chiese cristiane. Tra le principali, la basilica di Santa Maria Maggiore (basilica vetus) e la basilica di Santa Tecla (basilica maior), demolite per far posto al Duomo e all’attuale Piazza omonima, la basilica di San Lorenzo (basilica palatina) e la basilica di Sant’Eustorgio (basilica trium magorum).

Dal 374 al 397 vescovo di Milano fu Ambrogio da Treviri, il futuro patrono della città. Nel corso del suo episcopato Ambrogio fece costruire diverse basiliche dedicate alle varie categorie di santi, dato che non era consuetudine dedicare luoghi di culto a un santo in particolare. Le più importanti sono quattro, di cui una non più esistente. Il nostro itinerario sarà dunque sulla storia delle quattro basiliche ambrosiane di Milano.

Basilica di Sant’Ambrogio

Situata nell’attuale Piazza Sant’Ambrogio, a due passi dall’Università Cattolica, la basilica fu costruita tra il 379 e il 386 sui terreni di un cimitero di martiri cristiani uccisi durante le persecuzioni romane (da qui il vecchio nome Basilica martyrum). Dal 397 accoglie le spoglie di Sant’Ambrogio. Tuttavia solo nel X secolo la basilica fu dedicata al patrono di Milano.

Considerata la seconda chiesa più importante di Milano dopo il Duomo, la basilica ha cambiato aspetto più volte, dentro e fuori, nel corso dei secoli. Della chiesa originale rimane poco. Innanzitutto la pianta, a tre navate absidate senza transetto con quadriportico davanti. Poi, la base di una colonna della navata sinistra, l’ornato della porta d’accesso (conservato al Museo Diocesano), il sarcofago di Stilicone, le colonne del ciborio sull’altare e i resti della decorazione del coro.

L’aspetto attuale è dovuto ai rifacimenti datati dal 1088 al 1099 quando il vescovo Anselmo da Rho volle ricostruirla secondo gli schemi architettonici romanici. Una delle particolarità che balza agli occhi è il doppio campanile. Quello di destra è il più antico ed è detto dei Monaci (IX secolo), mentre quello a sinistra, il più alto, è detto dei Canonici e fu costruito nel XII.

Una volta varcata la porta d’ingresso si rimane colpiti dai pilastri che dividono la chiesa in tre navate. I suddetti sono abbelliti da elementi floreali e da animali fantastici, opere prestigiose di Bernardino Luini, Gaudenzio Ferrari, Bernardino Lanino. Di particolare bellezza il ciborio del IX secolo, costituito da quattro colonne romane di porfido rosso, insieme all’altare di Sant’Ambrogio realizzato da Vuolvinio, uno dei capolavori dell’arte orafa dell’alto medioevo.

Basilica di San Nazaro in Brolo

Collocata lungo Corso di Porta Romana, la Basilica di San Nazaro in Brolo (Basilica apostolorum) è la prima chiesa della storia dell’arte occidentale a croce latina. Edificato tra il 382 e il 386, la facciata fu ricostruita in forma romanica nel 1075 dopo che un disastroso incendio danneggiò irrimediabilmente la vecchia facciata.

Nel corso dei secoli la basilica è stata trasformata più volte, soprattutto a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo, con alcune aggiunte neoclassiche verso la metà dell’800. Tra le tante trasformazioni che hanno caratterizzato la vecchia basilica degli apostoli, senza dubbio c’è il Mausoleo Trivulziano (nella foto).

Appena varcata la porta d’ingresso, infatti, non ci si imbatte nell’interno di una chiesa, ma in un vero e proprio mausoleo voluto nel XVI secolo da Gian Giacomo Trivulzio, uno dei più potenti patrizi milanesi e grande amico di Galeazzo Maria Sforza. Agli inizi del ‘500 decise la costruzione di una cappella familiare al posto del quadriportico della basilica, fungendo da anticamera della chiesa stessa. Una scelta insolita che Trivulzio volle sviluppare grazie all’opera di Bramantino. I lavori cominciarono nel 1512 e terminarono nel 1562.

Con la controriforma le salme furono spostate dal Mausoleo all’interno della cripta. Successivamente, durante gli anni drammatici della peste bubbonica nel ‘600, la cripta divenne un fopponino per la tumulazioni dei morti. Le salme dei Trivulzio, con il tempo, furono disperse. L’ultimo importante restauro al mausoleo, che lo ha riportato alle origini, è stato realizzato nel secondo dopoguerra.

Una volta entrati dal portale del mausoleo si può notare, in fondo alla navata centrale, lo splendido altare maggiore di stile barocco. All’interno della basilica non si può non restare ammirati dalla Cappella di Santa Caterina, con il bellissimo Martirio di Santa Caterina di Bernardino Lanino, autore di una notevole Ultima Cena sempre all’interno della stessa chiesa.

Basilica di San Simpliciano

Costruita dalla metà del IV secolo, la basilica di San Simpliciano (Basilica virginum) si trova in un angolo tranquillo di Corso Garibaldi, una delle arterie principali di Milano. La chiesa fu dedicata, appunto, a Simpliciano, il successore di Ambrogio a vescovo della città.

Nel IX secolo attorno alla basilica si sviluppò un monastero benedettino di cui sopravvive lo splendido chiostro grande, costruito successivamente. Realizzato nel XVI secolo, il progetto è attribuito a Vincenzo Seregni. Un’attribuzione che ha scatenato grosso dibattito tra gli storici dell’arte nel corso dei secoli.

Come le altre basiliche ambrosiane, anche quella di San Simpliciano fu interessata da lavori di rifacimento tra il 1000 e il 1200, dando alla chiesa l’aspetto romanico che ancora possiede. La chiesa di San Simpliciano è nota anche per la vittoria milanese nella Battaglia di Legnano, in cui le truppe della Lega Lombarda sconfissero l’imperatore Federico Barbarossa.

Secondo la leggenda, infatti, dalla basilica partì il Carroccio con sopra la croce sul quale si posarono tre colombe che rappresentavano i tre martiri della cristiani dell’Anaunia (Martirio, Sisinnio e Alessandro). Un miracolo che portò alla vittoria contro il Barbarossa.

Ritornando alle trasformazioni della basilica, le più imponenti risalgono al XIX secolo, quando l’architetto Giulio Aluisetti sottopose la chiesa a pesanti interventi in stile neo gotico e neo classico.

Basilica di San Dionigi

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Della basilica di San Dionigi (Basilica prophetarum), invece, non rimane più niente. La struttura si trovava in corrispondenza del Museo civico di storia naturale, all’interno del Parco Indro Montanelli. Fu costruita precedentemente al 381, dato che in quella data fu deposta la salma di San Dionigi all’interno della cappella.

Nel IX secolo la chiesa fu pesantemente rimaneggiata dall’arcivescovo Angilberto I che la ingrandì per onorare al meglio la figura di San Dionigi. La chiesa nel corso del tempo passò in mano a diversi ordini religiosi. Dai decumani passò ai Benedettini, che abitarono la struttura per duecento anni, per poi andare ai Cassinesi.

A partire dal XVI la basilica di San Dionigi cominciò un lungo periodo di decadenza. Culmine del suo momento negativo fu la devastazione della chiesa e del monastero a opera dei lanzichenecchi sottraendo anche molte reliquie. Fu Pellegrino Tibaldi a ricostruire la chiesa distrutta, abbattendo l’antico monastero e ricostruendolo più a sud. La chiesa, intanto, era passata in mano all’ordine dei Serviti.

Nella seconda metà del XVIII secolo, poi, il governo austriaco decise per l’abbattimento della chiesa. Il monastero distaccato del Tibaldi fu distrutto nel 1782 per far spazio ai giardini pubblici, l’anno dopo venne abbattuta la chiesa per far posto al Museo di storia naturale. Nonostante la demolizione della chiesa alcune opere furono poste in salvo, tra cui il sarcofago del vescovo Ariberto e la croce del Carroccio, ora conservate in Duomo.

Nell’ottobre 2017, durante dei lavori di scavo, neio pressi di Porta Venezia furono ritrovati parti di murature del IX secolo. Secondo gli studiosi, quelle murature erano parte dei primi rifacimenti della basilica.