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La protesta visuale di Banksy per la prima volta in un museo pubblico. Al Mudec “The art of Banksy”

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Banksy: Napalm (Can't Beat That Feeling) Anno 2004 Tecnica: Oil and Emulsion on Canvas Credits ©Steve Lazarides
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Un appuntamento imperdibile per chi lo segue, pur non conoscendone l’identità, che tuttora rimane nascosta. Parliamo di Banksy e della mostra che gli dedica il Mudec di Milano a partire dal 21 novembre 2018 fino al 14 aprile 2019.

Si intitola “The art of Banksy. A visual protest” l’esposizione che viene dedicata all’artista e writer inglese, considerato uno dei maggiori esponenti della street art contemporanea, le cui opere sono spesso connotate da uno sfondo satirico e trattano argomenti universali come la politica, la cultura e l’etica.

E che, grazie all’alone di mistero che lo circonda – sia per scelta che per necessità visti i temi – lo fa diventare un vero e proprio mito dei nostri tempi. Una mostra che per questi motivi, ma anche per il fatto che su di lui ne sono state organizzate presso gallerie d’arte e spazi espositivi, ma mai una da un museo pubblico, vale sicuramente la pena vedere.

Promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE (che ne è anche il produttore), per altro si inserisce in un progetto espositivo di più ampio respiro organizzato dal Mudec dal titolo “Geografie del futuro” che è un racconto sul “sapere geografico” inteso come rilevamento di territori e di culture e superamento dei confini, letto attraverso la lente di diverse discipline di studio.

Il percorso della mostra

Curata da Gianni Mercurio, raccoglierà oltre 70 lavori tra dipinti, sculture, prints dell’artista inglese, corredati di oggetti, fotografie e video, che racconteranno attraverso uno sguardo retrospettivo l’opera e il pensiero di Banksy.

Un percorso a suo modo accademico e insolito, ma coerente con la mission di un museo come il MUDEC, ovvero quella di fornire a ogni fascia di pubblico le chiavi di lettura per comprendere (e apprezzare) le culture del mondo e i grandi temi della contemporaneità attraverso tutte le arti visive, performative e sonore.

La mostra si articolerà attraverso sezioni, che porteranno a una riflessione critica su quale sia (e quale potrà essere) la collocazione di Banksy in un contesto più generale della storia dell’arte.

In una sezione introduttiva si illustrano i “movimenti” che hanno utilizzato una forma di protesta visiva attraverso la fusione di parole e immagini e con un’attitudine all’azione, a cui Banksy fa riferimento esplicitamente per modalità espressive:

  • il Movimento Situazionista degli anni ’50 e ’60, con il quale Banksy condivide l’attitudine sperimentale e l’attenzione sulle realtà urbane, la pratica del détournement, secondo cui il significato dell’opera originale viene sovvertito per dare un nuovo e diverso senso al messaggio, la teoria del no–copyright, inteso come lotta contro una forma di proprietà privata, anche se solo immateriale e intellettuale;
  • le forme di comunicazione ideate e praticate dall’Atelier Populaire, il collettivo di studenti che nel maggio del 1968 diffuse attraverso centinaia di manifesti i temi della protesta sui muri di Parigi;
  • i lavori dei writers e dei graffitisti di New York degli anni ’70 e ’80,  (a Keith Haring e Jean–Michel Basquiat ha dedicato due famosi lavori). Questi artisti sono caratterizzati dall’invenzione di una grafia nuova, prima non esistente, che ne amalgava diverse da quella araba  a quella occidentale e asiatica.
  • il movimento post–punk, dalla forte vocazione antagonista e underground, con una connotazione anti–intellettuale e sub–culturale, con cui Banksy si è mescolato.

Questi aspetti emergeranno come fondanti dell’arte di Banksy nelle opere presentate in mostra, che saranno suddivise per generi e temi, come ad esempio l’idea e la pratica della serialità e della riproducibilità dei lavori riferiti a Warhol (tra i quali i ritratti di Kate Moss o le serie “Tesco”, in cui utilizza il marchio della grande catena di distribuzione britannica alla maniera di Campbell’s Soup) o del détournement, in cui Banksy interviene su copie di opere esistenti e spesso universalmente conosciute, con l’inserimento però di alcuni elementi stranianti che ne modificano il significato.

Attraverso la lettura dei lavori saranno quindi illustrate le strategie, il senso e gli obiettivi dei suoi messaggi e la sua cifra stilistica, data dalla tecnica dello stencil, affinata da Banksy con il duplice scopo di poter eseguire i lavori illegali con una notevole velocità e allo stesso tempo renderli più elaborati.

I murales

I murales di Banksy realizzati in diversi luoghi del mondo, tuttora esistenti o scomparsi, verranno presentati in una speciale sezione attraverso fotografie e video, evidenziando quanto il Genius loci sia un aspetto fondamentale nel suo lavoro: molti lavori nascono infatti anche semplicemente in funzione dei e per i luoghi in cui sono realizzati.

Il messaggio di Banksy

Il messaggio di Banksy, la sua arte si manifestano come un’esplicita e mordace provocazione nei confronti dell’arroganza dell’establishment e del potere, del conformismo, della guerra, del consumismo.

Come ha spiegato Shepard Fairey, famoso street artist americano: “le sue opere sono piene di immagini metaforiche che trascendono le barriere linguistiche. Le immagini sono divertenti e brillanti, eppure talmente semplici e accessibili: anche se i bambini di sei anni non hanno la minima idea di che cosa sia un conflitto culturale, non avranno alcun problema a riconoscere che c’è qualcosa che non quadra quando vedono la Monna Lisa che impugna un lanciafiamme.”

Da ricordare: visto che non si conosce l’identità di Banksy, la mostra, come tutte, non è ovviamente autorizzata dall’artista.

The Art of Banksy. A Visual Protest
21 novembre 2018 – 14 aprile 2019
Mudec – Museo delle Culture, via Tortona 56 (MM2 fermata Porta Genova)

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