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Atti osceni – I tre processi di Oscar Wilde all’Elfo Puccini decantano l’Arte. La recensione

Atti osceni I tre processi di Oscar Wilde La recensione
Ph Laila Pozzo

James Joyce su Oscar Wilde

Questo non è il luogo di indagare lo strano problema della vita di Oscar Wilde né di determinare fino a che punto l’atavismo e la forma epilettoide della sua nevrosi possano scagionarlo di ciò che a lui si imputò. Innocente o colpevole che fosse delle accuse mossegli, era indubbiamente un capro espiatorio. La sua maggior colpa era quella di aver provocato uno scandalo in Inghilterra; ed è ben noto che l’autorità inglese fece il possibile per indurlo a fuggire prima di spiccare contro di lui un mandato di cattura. A Londra sola, dichiarò un impiegato del ministero dell’interno, durante il processo, più di ventimila persone sono sotto la sorveglianza della polizia, ma rimangono a piede libero fintantoché non provochino uno scandalo. Le lettere di Wilde ai suoi amici furono lette dinanzi alla Corte ed il loro autore venne denunziato come un degenerato, ossessionato da pervertimenti erotici”, scriveva così James Joyce in un articolo sul Piccolo della Sera di Trieste, il 24 marzo 1909 ed è da qui che vogliamo partire per parlarvi della curata e sentita messa in scena di Atti Osceni – I tre processi di Oscar Wilde dell’Elfo Puccini.

La scheda di Atti osceni – I tre processi di Oscar Wilde

Atti osceni, che racconta i tre processi che coinvolsero Oscar Wilde nel 1895, mette al centro della scena un’aula di tribunale, riuscendo ad aprire nel serrato dibattito giudiziario squarci poetici e incursioni commoventi nell’opera del poeta. Come ha sottolineato Tony Kushner, il testo di Moises Kaufman travalica i confini di una pur appassionante ricostruzione dei processi che portarono alla durissima condanna di Wilde ai lavori forzati e alla morte civile e artistica, per trasformarsi in un rito teatrale in cui si parla di arte, di libertà, di teatro, di sesso, di passione. Il processo allo scrittore irlandese diventa il processo a qualunque artista proclami con forza l’assoluta anarchia della creazione”.

La recensione di Atti osceni – I tre processi di Oscar Wilde prodotto dall’Elfo Puccini

Quando si entra in sala non può non catturare l’attenzione un aforisma dello scrittore che si staglia da fondo palco: “la verità è raramente pura, e mai semplice” (non a caso c’è un occhio), chi meglio di lui ha provato, in quel tempo, la carnalità di queste parole? La coppia registica Ferdinando Bruni e Francesco Frongia continua ad alimentare il rapporto con quest’autore, scegliendo, questa volta, di passare dal “filtro” del drammaturgo e regista venezuelano Moisés Kaufman, in cui al centro è l’uomo Oscar e l’artista Oscar Wilde. Tenendo conto del testo impegnativo (sia per gli artisti che per chi vi assiste), si è optato per un’impostazione molto lineare, che talvolta esplicita (in particolare all’inizio) come si procederà. Le fonti vengono sempre enunciate e così lo spettatore riesce anche a visualizzare idealmente il tam tam “mediatico” di allora.

Ph Laila Pozzo

Nulla è casuale in un testo – al massimo può essere inconscio – e neanche in un allestimento così pensato. Bruni e Frongia hanno curato anche scene e costumi e, per quanto riguarda questi ultimi, immaginiamo che volontariamente (non solo a causa della moda del tempo e del suo personale stile) Wilde sia l’unico ad avere un abbigliamento meno omologato e anche più chiaro rispetto agli altri. La messa in scena di Atti osceni – I tre processi di Oscar Wilde si regge in primis su prove attoriali in cui gli artisti non stanno interpretando meramente una parte, ma si sono cuciti addosso questi sentimenti umani e del tempo, a partire proprio da Giovanni Franzoni che dà voce, volto e silenzi all’artista irlandese, mixando note di cinismo contro i suoi detrattori con quelle passionali e liriche verso la sua Arte e chi provava affetto. Spiccano, tra gli altri Ciro Masella (notevole il lavoro sulla voce con cui veste i panni del padre di Bosie – il giovane “amante” – e, in un altro processo, sempre dell’accusa) e Riccardo Buffonini (il “fintamente” candido Bosie).

La rappresentazione pensata da Bruni e Frongia dissemina il testo anche di elementi simbolici (tenete d’occhio i disegni e le proiezioni che scorrono in fondo) come sono le sbarre, richiamanti non solo la prigione o l’asta che delimita il bancone in tribunale, ma personalmente quella in orizzontale suggerisce il filo del funambolo lungo cui si muove Wilde, forse allo stesso tempo appeso a un filo in un equilibrio precario. Ciascun processo viene introdotto da una frase che raggela (vedi “La regina contro Oscar Wilde”, quindi Davide vs. Golia) e rende tutto il pubblico testimone e partecipe di un rito che scaccia l’oblio su quest’uomo. “Ogni uomo uccide ciò che ama”, ascoltiamo a un tratto. Cosa resta? A fine “immersione” verrebbe da dire l’ineffabilità dell’Arte.

RIASSUMENDO

Atti osceni – I tre processi di Oscar Wilde, dal 20 ottobre al 12 novembre 2017

Teatro Elfo Puccini di Milano

DURATA: 140′ più intervallo

ORARI: lunedì riposo; da martedì a sabato h 20,30; domenica h 16

PREZZI: intero 32,50€; martedì posto unico 21,50€; ridotti under25 e over65 17€,
under18 e scuole 12€

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