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Anomalisa, emozioni in stop-motion: la recensione

anomalisa recensione

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“Che vuol dire essere umani? … Che vuol dire sentirsi vivi? […] Cercate in ogni persona un particolare, che la renda unica e concentratevi su quello”.

Anomalisa (in uscita nelle sale italiane il 25 febbraio e Premio della Giuria al Festival di Venezia) potrebbe sembrare un gioco di parole e in parte lo è, Charlie Kaufman e Duke Johnson hanno deciso di dirigere questo film di animazione o meglio un vero e proprio progetto che ha occupato ben tre anni fra ideazione e produzione che vede, nella versione originale,  nelle vesti di doppiatori Jennifer Jason Leigh, Tom Noonan e David Thewlis.

Protagonista del film è Michael Stone, uomo d’affari e autore del libro: “Come posso aiutare ad aiutarli?” opera che illustra le varie tecniche di approccio per una buona comunicazione con il cliente. Stone, marito e padre, parte per un viaggio di lavoro a Cincinnati, pernottando nel sontuoso hotel Fregoli dove conosce Lisa, una rappresentate di dolci, spontanea e amabile molto interessata e rapita dalla figura del carismatico Stone. Lisa potrebbe rappresentare per Stone, il vero amore della sua vita, oppure no.

Anomalisa è un film che ruota intorno all’essere umano. Incredibile pensare come un soggetto d’animazione possa essere così vicino al vissuto, come possa essere così umano e simile a noi, eppure guardando questo film si ha la netta sensazione che tutto quello che accade un po’ ci riguardi e che l’espressività emanata dai personaggi sia così vicina alla nostra. Chi è stato tradito, chi ha una cicatrice da nascondere, chi è stato deluso da qualcuno che amava, chi si è illuso che quella persona davanti a sé fosse il vero amore.

E poi c’è la vita, nella sua routine, quel senso di vuoto e solitudine che a volte costringe l’essere umano a sentirsi unico e incompreso. Stone è immerso in questo mondo, fatto di voci indefinite e identiche, al quale si sottrae, come se ci fosse un’incapacità di fondo nell’individuo di vedere al di là di questo mondo omologato: espressione di quella umanità accalcata sui social, con foto profilo, status e commenti ammassati in indefiniti brusii.

In questa indefinitezza quindi prorompe la ricerca spasmodica “dell’altro”, un altro diverso, unico che finché non si avvicina a noi conserva quel misterioso fascino che lo contraddistingue, ma a cui non viene dato il tempo di diventare “il solo”. Quell’individuo diventa una goccia nel mare di folla, nel gregge indefinito, forse perché anche noi siamo gocce, ma crediamo, per pura soggettività, di essere gli unici.

Kaufman e Johnson   hanno compiuto un grande lavoro, utilizzando una tecnica stop-motion con pupazzi mossi da animatori, una scelta certo più complessa, ma non casuale, che ne sottolinea lo spiazzante realismo. Anomalisa è una piccola perla, riesce a scavare dentro di noi, e a restituirci  una pungente introspezione.

Voto per noi: 8 +

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