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Ammore e malavita: il musical camorristico dei Manetti Bros, la nostra recensione

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Manetti Bros. Tenete bene a mente questo nome, sono i due fratelli Antonio e Marco registi di Ammore e malavita, pellicola in uscita il 5 ottobre presentata con successo alla 74° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

TRAMA

Questa è la storia di Ciro (Giampaolo Morelli), temuto killer che insieme al suo amico di infanzia Rosario (Raiz) è una delle “Tigri”: uomini spietati e addestrati a servizio del camorrista Don Vincenzo (Carlo Buccirosso) alias “o’ re do pesce”. Don Vincenzo ha una moglie scaltra e malefica, appassionata di cinema, donna Maria (Claudia Gerini) che come in un film di 007, decide di inscenare la morte del consorte, stanco di dover scampare ripetutamente agli agguati e alla vita da boss. Ma le cose non vanno per il verso giusto, perché Fatima (Serena Rossi) giovane infermiera, si trova ad essere inconsapevolmente la scomoda testimone del marchingegno.

Al killer toccherà risolvere la faccenda, sbarazzandosi della ragazza, ma Fatima in passato ha amato proprio l’assassino che ora ha di fronte, quel giovanissimo Ciro, prima che si desse alla malavita. L’amore trionfa su tutto, così i due giovani si ritrovano faccia a faccia e riscoprono i sentimenti e il loro amore abortito, Ciro si riscopre innamorato della sua Fatima e decide da guerriero e “traditore” di “sputare in faccia” a Don Vincenzo e alla vendicativa donna Maria

MISCELA BEN RIUSCITA DI GENERI E CITAZIONI

Ammore e malavita è un vero e proprio caleidoscopio di generi. Nonostante si possa avanzare l’obiezione di portare sul grande schermo una Napoli intrisa dei soliti luoghi comuni, clichè e argomenti da malavita di cui si accusa in parte l’ennesimo colpo, ai Manetti Bros. va comunque riconosciuto di uscire dai tradizionali schemi di rappresentazione. Partendo dalla vera essenza partenopea in bilico fra sacro e profano, amore e morte, tragicommedia, il film presenta una miscela ben congegnata e articolata di generi con un ritmo veloce e accattivante. Catalogare tale prodotto come puro musical risulterebbe un po’ limitativo.

A giovare ai Manetti Bros.e alla loro creatura sono influenze e impasti che traggono le fila da pellicole come Tano da morire, con citazioni tratte da Gomorra, dalla tradizionale sceneggiata “Merolesca” , toni grotteschi e kitsch, passando per atmosfere noir ed action movie, intrisi di pezzi musicali di livello, come rivisitazioni sound anni 70’ alla Hair e 80’ (una originale versione di What a feeling? celebre soundtrack di Flashdance) fino alle moderne influenze più “urban” dei 99 Posse, di dura contestazione.

Sebbene il film ruoti intorno a una classica storia d’amore con tutto il carico di speranza che vuole trasmettere, è proprio questo originale “potpourri” di influenze il punto di forza dello stile Manetti Bros., già abbozzato nel loro precedente Io song e napule. A garantire ciò è un cast di attori all’altezza senza tralasciare ciascun ruolo. Buccirosso si riconferma asso nella manica del cinema nostrano, un Don Vincenzo irresistibile macchietta, camorrista stanco e manipolato da una Claudia Gerini, ottima spalla, eccentrica ad impersonare una pacchiana dark lady. Morelli ben calato nel ruolo del guerriero solitario e innamorato, per dirla alla Manetti Bros.: “o’ surdato nnamurato”, Serena Rossi con il suo look anni 70’ e il suo viso fresco, l’altra “faccia” di Napoli, è una apprezzabile interprete canora.

Voto per noi: 7,5

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