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A testa in giù al Manzoni: Solfrizzi e tutto il cast rendono onore alla commedia francese di Zeller

Maria Lucia TangorraMaria Lucia Tangorra 3 settimane fa
A testa in giù Zeller recensione
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Assistendo allo spettacolo A testa in giù, per la regia di Giole Dix, ci si ritrova ancora una volta a pensare come alcune commedie sappiano scriverle solo i francesi. Consci di questo, non è affatto semplice rispettarle e al contempo appropriarsi di quel linguaggio e questa compagnia è riuscita nell’intento (la produzione è di ErreTiTeatro30, nella traduzione curata da Giulia Serafini ed è la prima volta che questo testo viene allestito in Italia).
Si parte da un momento molto quotidiano, marito (Emilio Solfrizzi) e moglie (Paola Minaccioni) si ritrovano a casa la sera, con lui che deve comunicare di aver invitato a cena il suo migliore amico (Bruno Armando). Fin qui nulla di strano, il punto è che quest’ultimo era il marito della migliore amica della moglie, lasciata per una donna più giovane. Potrebbe apparire un cliché, ma in realtà, proprio per il doppio binario del pensato e del detto si riesce a scandagliare nelle dinamiche relazionali, rendendo tutto più vivace. I componenti della coppia protagonista si ritrovano così a riflettere, con leggerezza, su ciò che sono, ma il “mescolamento” delle carte ve lo facciamo gustare in platea. Non è casuale che il titolo originale sia ‘L’envers du décor’ come se si andasse dietro le quinte dell’unione a due e dell’amicizia, ma azzardando un pensiero, verrebbe quasi da dire dietro le quinte della dinamica del personaggio. In fondo spesso l’attore, nel suo lavoro preparatorio costruisce delle storie, per restituire un certo vissuto sul palco o sullo schermo perciò quei pensieri detti ad alta voce potremmo leggerli anche in questa prospettiva.

“L’originalità di A testa in giù sta nel fatto che il pubblico è testimone dei pensieri dei personaggi che parlano in disparte. Grande gioco di attori che svelano con la tecnica del doppio linguaggio una verità comica, crudele e meravigliosamente patetica”, ha spiegato Dix. Questa tecnica di Florian Zeller ricorda a tratti proprio una peculiarità di ‘Art’ di Yasmina Reza, che qui l’autore ha personalizzato fornendo un ottimo materiale drammaturgico agli interpreti di turno. Rimane impresso Solfrizzi per la grande mimica che dimostra, senza mai strabordare, lo affiancano una brava Minaccioni, B. Armando e Viviana Altieri, i quali, dal canto loro risultano perfettamente in parte nei ruoli che gli sono stati assegnati.

“Amiamo entrambi” – ha raccontato il regista riferendosi all’attore pugliese -“la comicità che fa ridere, ma al tempo spesso elegante, con modi urbani e non inurbani come, invece, accade oggi”, ha raccontato il regista in conferenza stampa e sono proprio la raffinatezza  e il ritmo i punti di forza di una messa in scena che rende onore all’originale francese.

Una nota a margine: al Manzoni di Milano il pubblico avrà modo di assistere a un altro testo di Zeller, ‘Il padre’ con Alessandro Haber e Lucrezia Lante della Rovere, regia di Piero Maccarinelli.

Riassumendo

A testa in giù, dall’11 al 28 ottobre 

Teatro Manzoni

DURATA: 120′ più intervallo

ORARI:  lunedì riposo; da martedì a sabato h 20,45; domenica h 15,30

PREZZI: prestige 35€; poltronissima 32€; poltrona 23€; poltrona under26 15,50€

TOURNÉE: A testa in giù continua le sue rappresentazioni toccando città come Lugano (al Lac 5-6 novembre), Bologna (al Duse dal 9 all’11 novembre), Bari (all’Abeliano dal 15 al 18 novembre), Trento (al Sociale dal 13 al 16 dicembre), Firenze (al Teatro della Pergola dal 27 dicembre 2018 al 2 gennaio 2019), Lucca (al teatro del Giglio dal 25 al 27 gennaio) e Verona (al Nuovo dal 5 all’8 febbraio).

 

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