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Val Tidone, autunno in collina tra vini e specialità piacentine: il reportage

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Le colline variopinte della Val Tidone distano appena un’ora d’auto dal centro di Milano, percorrendo l’Autostrada del Sole. È la più occidentale tra le valli piacentine, zona ricca di colori. Ecco la nostra visita a tre cantine, alla scoperta dei vini e delle specialità del territorio.

DOC piacentine: vini e piatti

Il nome più celebre è quello del Gutturnio dei colli piacentini, primo vino locale a fregiarsi della DOC – Denominazione di origine controllata nel 1967, tra i primi 10 in Italia. Può essere di sei tipi: classico, classico riserva, classico superiore, frizzante, riserva e superiore. Si ottiene da un blend di uve barbera (55-70%) e croatina (30-45%). Quest’ultima è più nota in zona come bonarda: nome ereditato dal vicino Oltrepò Pavese, dove identifica la famosa DOC.

Ma il Piacentino offre anche un’antica varietà bianca autoctona, in fase di riscoperta: l’Ortrugo (frizzante, fermo o spumante). Fino agli anni Settanta, infatti, la si utilizzava solo come “uva da taglio”, usata per “correggere” corpo e colore di un altro vino, ma non abbastanza pregiata da andare in bottiglia come protagonista. Oggi, invece, è il bianco più diffuso nella valle. Tra i vitigni storici locali c’è anche la malvasia di Candia aromatica.

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Quanto alla parte gastronomica, in Italia la provincia di Piacenza è l’unica con tre etichette DOP – Denominazione di origine protetta ovvero coppa, pancetta e salame, ma non sono ovviamente gli unici piatti tradizionali. Tra tutti, i turteil cun la cuà (tortelli con la coda, ricotta e spinaci) e i pisarei e fasò, gnocchetti di pane raffermo conditi con pomodoro, fagioli e cotica di maiale.

Le tre cantine provate appartengono tutte a giovani imprenditori e produttori: Enrico Sgorbati di Torre Fornello (Fornello di Ziano Piacentino), Gaia Bucciarelli di Santa Giustina (Arcello di Pianello Val Tidone), Silvia Mandini e Marco Profumo di Mossi (Albareto di Ziano Piacentino).

Torre Fornello

Torre Fornello, con 300mila bottiglie l’anno e 60 ettari, è la più estesa proprietà privata in zona. Tra i riconoscimenti, la medaglia d’argento di Wine Spectator nel 2012 per il “Pratobianco 2010” e il voto 91 per “Una 2009”. Presente in numerose guide e nella carta de Il Marchesino di Milano. Sono vini minerali e dalla spiccata personalità. Su tutti, il Pratobianco IGT – Indicazione geografica tipica, blend di malvasia di Candia aromatica (40%), sauvignon blanc (40%) e chardonnay (20%).

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Ma anche il Donna Luigia, 100% malvasia di Candia aromatica. Una curiosità: il muffato Una viene ottenuto da un micro-vigneto nei pressi di un bosco, grazie al fungo Botrytis cinerea (botrite). La tenuta promuove il progetto Vigna delle Arti, tra cui spicca la mostra-concorso internazionale Gioielli in Fermento, che ogni anno assegna un premio. Effervescenze e Fermenti Naturali sono gli altri progetti artistici sostenuti, oltre alla collaborazione (per il design delle etichette) con il Laboratorio di Brera.

Borgo Santa Giustina

La tenuta Borgo Santa Giustina, 100mila bottiglie annue per 120 ettari di vigne, bosco e altre culture, comprende una riserva faunistica e venatoria di 800 ettari con lupi, caprioli, cinghiali, la rara lepre piacentina e tre tipi di pernice. Un palazzo ricoperto d’edera, un vecchio fienile e un’antica chiesetta consacrata, con panorama su tutta la valle, verso la Rocca d’Olgisio: così si presenta al visitatore.

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È tra i pochi luoghi italiani per la riproduzione delle starne.  Le vinacce diventano nutrimento per la selvaggina, tra cui i fagiani. Per aumentare la biodiversità sono stati impiantati quattro ettari di lavanda, che oltre al panorama supportano il prezioso lavoro delle api. I vigneti (con uve locali, ma anche internazionali) sono a circa 300 metri sul livello del mare.

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L’incontro tra barbera e croatina qui prende il nome di Villa Soldati, blend elegante che riposa per un anno in botti d’acciaio e per otto mesi in barrique. Il bianco profumato Anricus (primo feudatario di Arcello) mescola invece ortrugo e sauvignon blanc in versione frizzante, 100% sauvignon la ferma. L’evento principale nel borgo (che ospita feste e matrimoni) è Suino DiVino, ultimo weekend di maggio, nell’occasione di Cantine Aperte. Nel vicino borgo di Grintorto si trova invece il ristorante della famiglia, Or – Cucina d’Arte.

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Mossi 1558

Mossi 1558, dopo 14 generazioni, è stata acquistata nel 2014 da una giovane coppia milanese, che porta alla luce circa mezzo milione di bottiglie l’anno. Luigi Mossi, ultimo erede della casa oggi ottantenne, ha avuto un ruolo di primo piano nella nascita del Consorzio dei Colli Piacentini DOC. A lui viene attribuita la scelta di imbottigliare l’ortrugo in purezza.

Valorizzare l’ortrugo (da qui il vino fermo Baciamano e lo spumante Contro Tempo), la rarissima Malvasia Rosa (frutto di una mutazione genetica presente solo in due proprietà) e sperimentare l’incrocio tra barbera e bonarda (Ervi), in collaborazione con l’enologo Mario Fregoni, sono le tre sfide raccolte dalla nuova proprietà. L’azienda produce anche mostarde, miele e un condimento balsamico invecchiato 25 anni.

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