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Salone del Libro di Torino, da Sepulveda agli ebook: foto e racconto

salone del libro torino 2014 (6)
Foto di Sara Ridolfo

Si è appena conclusa a Torino l’edizione 2014 del Salone internazionale del libro (la principale fiera letteraria italiana) che ha registrato quest’anno 340mila presenze, un aumento del 3% rispetto all’anno scorso. L’edizione numero 27 ha anche portato agli editori presenti al Lingotto un aumento medio delle vendite tra il 10 e il 20%: un pubblico auto-selezionato che va controcorrente rispetto agli ultimi dati sugli acquisti librari degli italiani.

Dal 2011 al 2013, infatti, i maggiori di 14 anni che hanno comprato almeno un volume a testa (nel corso dei dodici mesi) sono passati da 22,5 a 19,5 milioni (-15%) secondo la ricerca commissionata a Nielsen, in occasione dell’evento, dal Centro per il libro e la lettura. In crescita gli ebook, da 1 a 4 milioni circa nel periodo (+291%).

Una delle novità principali di quest’edizione è stata la presenza del Vaticano come ospite, con uno stand che riproduceva – ovviamente in carta – la Cupola di San Pietro e una succinta mastra di carteggi e documenti storici dagli Archivi della Santa Sede.

Ecco i protagonisti di alcuni tra i principali incontri che hanno registrato il tutto esaurito:

  • Niccolò Ammanniti
  • Piero e Alberto Angela
  • Bruno Barbieri
  • Claudio Bisio
  • Gherardo Colombo
  • Carlo Cracco
  • Francesco Guccini
  • Joe Lansdale
  • Luciana Littizzetto
  • Claudio Magris
  • Margaret Mazzantini
  • Steve McCurry
  • Piergiorgio Odifreddi
  • Ferzan Ozpetek
  • Federico Rampini
  • Luis Sepulveda
  • Giorgio Terruzzi
  • Fabio Volo
Foto A. P.

Tra i dibattiti più interessanti ai quali abbiamo assistito, la conversazione tra Luis Sepulveda (il grande scrittore cileno) e Carlin Petrini (fondatore di Slowfood, l’associazione attiva in 130 Paesi per la difesa del cibo di qualità e la rivoluzione degli stili di vita) in occasione dell’uscita del libro a quattro mani Un’idea di felicità (edizioni Guanda). Eccone 10 passaggi:

“Innanzi tutto dico che non si può essere felici se questa felicità non è condivisa, se c’è qualcuno che soffre. L’ipotesi di questo dialogo era la felicità di conoscere le reciproche avventure. Abbiamo incontrato esperienze vicine alla nostra Terra Madre”. (Petrini)

“Il mio ricordo più bello della felicità è quando, appena uscito dal carcere, lì fuori c’era l’unico essere umano che volevo veramente rivedere davvero: la mia compagna. Siamo andati a casa e arrivò un indimenticabile piatto di zuppa, la prima che mangiavo da libero: lo ricorderò sempre come esempio di semplice ma profondissima felicità” (Sepulveda).

“La lumaca è sempre stata un simbolo. Il suo corpo è armonia, non ha un millimetro in più. La sua casa è perfetta. Trasporta la sua memoria in questa casina sulla spalla, ma ha grande capacità di autodifesa. Lenta ma presente. Determinata. Quasi invisibile o presentissima quando ne ha bisogno: lo decide lei stessa. Nel micromondo, la ‘cooperativa’ delle lumache, c’è armonia e mistero: come la mia ultima favola, nata da una domanda di mio nipote Daniel di 7 anni, che mi ha chiesto: ‘Nonno perché è così lenta?’ Gli ho risposto: “Non so, devi lasciarmi uno o due anni per risponderti”. (Sepulveda)

“Mettere la lumaca nel logo Slowfood è stata un’idea di Folco Portinari: è diventato un simbolo identitario del movimento in 130 Paesi: questo animale rappresenta fino in fondo il governo del limite, un’idea importantissima in questo periodo. A un certo punto si ferma e torna indietro per rafforzare la sua casa, altrimenti crollerebbe. Governa il limite della sua dimensione”. (Petrini)

“Dove vogliamo arrivare? Vediamo il paradigma religioso della crescita, invece di prepararci alla vera convivialità e sviluppo umano, al rispetto per l’ambiente, ad un rapporto diverso con la natura, che freni l’ingordigia. Eppure questa seconda umanità è fortissima, come un fiume carsico. In ogni parte del mondo c’è gente meravigliosa. Persone che non hanno ancora forza di tradursi in politica, ma la fanno tutti i giorni con le loro azioni. Tutto è già ricominciato”. (Petrini)

“Si parla di crescita globale applicata a quella nazionale, ma non ci danno spiegazioni. In questi giorni sono ospite di un albergo ricavato da una vecchia fabbrica. In che direzione andiamo? Non bisogna dimenticare che Torino è stata una cattedrale del lavoro, ma un giorno, per un pensiero economico perverso, hanno deciso di andare a produrre in altri Paesi, dove il loro interesse era più alto”. (Sepulveda)

“A Valladolid, uno chef di quelli che si vedono in tv mi presentò un piatto chiamato ‘sferificazione della campagna andalusa macerata…’ con una sola oliva! Gli dissi: ‘Che c***o è? Come si mangia?” (Sepulveda – con una gran risata, ndr) 

“Tra qualche anno il Salone sarà pieno di cuochi e tra un piatto e l’altro venderemo i libri!” (Petrini)

“Una volta raccontai in un paese da queste parti che Gualtiero Marchesi, grandissimo cuoco, aveva inventato il raviolo con l’agnolotto aperto. Mi risposero: ‘Ma come? Ci abbiamo messo quattro secoli per chiuderlo!” (Petrini)

“Perché ho imparato a scrivere libri per bambini? Perché mi davano fastidio quelli che avevo letto: erano destinati a piccoli cretini! Mi sono encabronado e ho deciso questa sfida enorme, per condividere i miei valori. La storia della gabbianella è stato il libro più difficile. Spesso qualcuno dei miei figli diceva: ‘ Ma no, a questo non crede nessuno’. Ho capito che i bambini amano un linguaggio speciale, senza ambiguità, poetico. Il problema era come rendere convincente il potere fisico del gatto: scrivevo tantissime pagine e loro mi dicevano ‘questo gatto non fa paura’. Quindi ho dovuto avere l’approvazione da un gruppo di bimbi! È una storia poetica e di grande solidarietà, ho imparato tanto scrivendola”. (Sepulveda)

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