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Quel che sapeva Maisie: la recensione del film con Julianne Moore

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Nel 1897 viene pubblicato Quel che sapeva Maisie, dello scrittore statunitense Henry James: un grande successo, ritratto impietoso di una famiglia disfunzionale in cui i genitori irresponsabili della piccola e sensibile Maisie dopo la separazione cominciano a utilizzare la bambina l’uno contro l’altra.

Per la contemporaneità del tema trattato, non sorprende che il romanzo sia stato adattato con facilità ai nostri giorni dallo sceneggiatore Carroll Cartwright: Quel che sapeva Maisie è ambientato in una New York frenetica e scintillante in cui la piccola Maisie (una straordinaria Onata Aprile) si ritrova contesa nella causa di divorzio fra una madre rockstar, Susanna (Julianne Moore che abbiamo visto sugli schermi recentemente in The English teacher), affettuosa, ma distratta e un padre, Beale (lo Steve Coogan di Philomena), mercante d’arte sempre in viaggio d’affari. Quando Beale sposa la giovane baby-sitter di Maisie, Margo (Joanna Vanderham), e il tribunale decide di affidargli la bambina, Susanna si vendica prendendo come marito Lincoln, un giovane barman (Aleksander Skarsgård). Entrambe le nuove famiglie funzionano poco e Maisie sembra trovarsi bene solo insieme a Margo e Lincoln, gli unici davvero capaci di darle tenerezza e attenzione. Le cose si complicano quando fra i due nasce l’amore…

Nei cinema da giovedì 26 giugno, il film ruota intorno a un’idea molto semplice: raccontare una vicenda complessa e turbolenta dal punto di vista di una bambina di sette anni; si tratta di una prospettiva innocente e generosa che conferisce al film una sorprendente luminosità. Quel che sapeva Maisie è una commedia indipendente e agrodolce, in cui spicca ancora una volta la straordinaria bravura di Julianne Moore, perfetta nell’interpretare il personaggio di Susanna: vulnerabile e dura allo stesso tempo, egoista e nevrotica, ma capace alla fine di interrogarsi sul proprio ruolo. Non si cade mai nel sentimentalismo, nel melò; i toni della tragedia sono lontani nonostante l’argomento difficile: è lo sguardo di Maisie sulle cose e sulle persone a rendere meno cupa la vicenda, ma non per questo meno amara.

Il nostro voto: 7

Una frase:
Susanna:
“Devi raccontare al giudice di quando tuo padre ti ha trascinata.”
Maisie:
“Ma quando?”
Susanna:
“Ma come, non ti ricordi? Ti ha trascinata per tutta la stanza.”

Per chi: per chi ha bisogno di vedere le scelte degli adulti con gli occhi di un bambino.

 

 

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